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Visualizzazione dei post con l'etichetta Iconografia

Feste olimpiche sulla Senna.

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Quattro ore, tante, e tanti soldi buttati nella Senna. Ne valeva proprio la pena? Ne dubito. Per inaugurare le Olimpiadi era sufficiente far sfilare le delegazioni e mettere in piedi qualche gioco di luci e suoni per completare dignitosamente la cerimonia. Pensando anche al fatto che siamo in tempi di guerra e di un clima che sempre più rapidamente ci diventa ostile, pioggia torrenziale a confermarlo. Ma no, le Olimpiadi non sono solo un evento sportivo mondiale, ma la vetrina delle ideologie nazionali. Si compete divisi per Stati, con tanto di inni nazionali. Si vincono medaglie che testimoniano la presunta grandezza atletica, e quindi anche morale e politica, dei Paesi partecipanti. Poi chi si accolla la rogna e la spesa non indifferenti di ospitarle ne vuole certo approfittare per glorificarsi al meglio. Se poi c'è di mezzo la Francia, siamo a posto. Non esiste forse Stato al mondo che abbia classi dirigenti così imbevute della certezza di costituire il più alto faro di civiltà....

Un ringraziamento.

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Ringrazio pubblicamente davvero di cuore quegli affezionati frequentatori dei miei seminari, uno persino venuto da Milano per l'occasione, che ieri hanno voluto sfidare questo periodo virale partecipando all'incontro su Italo Insolera al Polo del '900 . Sono molto onorato di un'attenzione che si mantiene così viva ormai da vari anni e che mi stimola a proseguire nello studio e nell'approfondimento dell'iconografia fotografica. Ieri sera il tempo era ridotto ed ho potuto solo accennare ad alcune questioni cruciali che senz'altro avremo modo di approfondire nel tempo, seminario dopo seminario. Sono anche grato all'architetto Paolo Aghemo , che mi ha invitato a portare il mio contributo nell'ambito degli incontri su Insolera, all'architetto Davide Derossi , l'altro relatore dell'incontro, perché con il suo intervento mi ha dato nuovi spunti di riflessione e a tutti coloro che hanno reso possibile l'evento. Ora mi rituffo nella prepara...

Il prezzo della falsa innocenza.

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Ieri sera si è svolto il secondo incontro di quest'anno organizzato da Phom per il ciclo Fotografia e ambiente . Sono stati invitati il fotografo Paolo Marchetti e il filosofo Leonardo Caffo. Il tema affrontato era quello dello sfruttamento degli animali per l'industria della moda. La serata è stata condotta da Gabriele Magazzù, in sostituzione di Marco Benna , mancato purtroppo da pochi giorni dopo aver coraggiosamente combattuto per mesi un cancro particolarmente aggressivo. Dopo l'intenso momento dell'unanime cordoglio iniziale, Marchetti ha presentato e commentato alcune fotografie dal suo fotoreportage intitolato The Price of Vanity (Il prezzo della vanità) . Immagini realizzate in varie parti del mondo all'interno di aziende di eccellenza del settore dove la lavorazione si svolge nella più normale legalità. Alcuni scatti presi nell'ambiente della moda completavano la serie. Un lavoro durato alcuni anni e pubblicato anche dal National Geographic .  Le...

Non importa dove, non importa quando.

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Tra i tanti possibili, c'è anche un approccio al prendere fotografie che non si lega al luogo, e nemmeno al tempo, in cui ciò accade. L'unica attenzione è al trasferimento di un'esperienza visiva, percettiva, in un'immagine che riesca a contenere lo scarto di pensiero che l'ha provocata. Nel caso dell'immagine fotografica, tutto accade nella contingenza del momento, senza ripensamenti possibili. Almeno per coloro, come me, che praticano il "fotografare ambulante". Muoversi senza mete e intenzioni verso l'incontro occasionale, inatteso. L'immagine qui sopra nasce così e la possibilità di ottenerla è durata pochi istanti, poi la scena è immediatamente mutata con lo spostamento del giovane. Il tempo di osservarlo, di decidere che poteva meritare di essere trasferito in una fotografia del mio archivio e di mettere in atto la fotocamera allo scopo. Ritengo che la fotografia contenga in modo ben visibile il pensiero che mi ha spinto a prenderl...

Le fotografie sono importanti.

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Sarebbe una cosa da nulla, ma è un segno. Giusto ieri una di quelle pagine di Facebook, collettive e quindi anonime, quelle che per titolo hanno una frase in inglese, che fa più figo, pubblica una fotografia d'autore corredata dall'immancabile citazione erudita da uno scrittore. Gente a cui piace vincere facile insomma. La cosa mi viene segnalata da un'amica perché a lei la fotografia di quell'autore non le risulta di averla mai vista. L'attribuzione è a Luigi Ghirri. La fotografia è questa qui sopra. Ovviamente, chiedo in quel post da quale fonte abbiano ricavato che sarebbe di Luigi Ghirri e mi rispondono che ci sono diversi siti sulla rete che la riportano con quella attribuzione. Ribatto che non è diffondendo una balla ripetute volte che diventa vera e riporto il link, trovato con non più di due minuti di ricerca su Google, della pagina che annuncia una mostra di Riccardo Varini, il vero autore della fotografia: http://www.arte.it/calendario-arte/ravenn...

Il dito nella piaga.

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Con il post di ieri ho fatto il botto! Le visualizzazioni del blog si sono impennate vistosamente e su Facebook i commenti sono arrivati a raffica. Belli densi di riflessioni pure. Rilevo quindi che devo aver messo il dito su una piaga ben grossa. Ci dev'essere parecchia stanchezza in giro per la ripetitività delle fotografie in circolazione. In specie nell'ambito del cosiddetto paesaggio urbano , ma non solo. Ora certamente non si tratta di passare al "fàmolo strano", tanto per cambiare, ma di riconnettere le scelte visive ai motivi che le determinano. La tradizione fotografica questo lo insegna bene, se lo si vuole capire. Fotografare un viadotto, magari con i colorini chiari ed "evocativi" che ancora continuano ad andare di moda, che senso ha? Se non c'è un motivo molto forte, equivale a fare accademia, cioè esercitazioni erudite sui cadaveri iconografici del passato: soffermarsi sulla pelle, l'aspetto esteriore, senza domandarsi cosa ci s...

Il massacro degli Innocenti.

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Il massacro degli Innocenti, Pietro Paolo Rubens, 1610-1612. (dettaglio) Esiste nell'iconografia occidentale un tema di lunga tradizione che di recente in Siria è tornato d'attualità con le fotografie diffuse dai media di bambini assassinati dai gas: quello del " Massacro (o Strage) degli Innocenti ". Un'immagine in particolare è risultata straordinariamente aderente all'iconografia pittorica classica. Non la riporto solo perché è stata ripetutamente pubblicata ovunque e personalmente il sapere che è una fotografia me la rende inguardabile un'ennesima volta. Su questo aspetto della questione vorrei soffermarmi. La macchina per prendere le immagini funziona da sola. Non c'è nessun Rubens dentro. Spaccate la vostra se non ci credete e cercate bene tra i pezzi. Non c'è nemmeno, almeno per adesso, il programma "Prendi una fotografia alla maniera di Caravaggio". Una persona che era presente nella tragica situazione siriana ha pensat...

Note per fotografi silenziosi.

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Da sinistra: Emanuele Camerini, Tommaso Parrillo. Ieri sera ero tra il pubblico dell'incontro organizzato da Phom con Witty Kiwi , una particolare casa editrice in un uomo solo . Alla serata ha partecipato anche un autore pubblicato, Emanuele Camerini . Assente giustificata Aminta Pierri , autrice anch'essa in catalogo. Fin qui si potrebbe pensare a qualcosa di letterario. In parte lo è anche. Durante la serata, Tommaso Parrillo, l'editore di Witty Kiwi, ha presentato se stesso e la sua attività. Salernitano, giovane, diplomato all'Accademia di Belle Arti di Napoli, fotografo orientato al fotoreportage e alla fotografia documentaria. Dopo le prime prove, inizia a sentire interesse più per il lavoro di altri fotografi che per il proprio (cosa questa che sentii dichiarare anche al marchigiano Milo Montelli, suo competitore nella stessa nicchia di mercato con la casa editrice Skinnerboox ). Di conseguenza, si sposta di lato e si reinventa nella figura professionale...

The Winner is... Quentin Tarantino!

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L'avevo scritto sul mio profilo Facebook il 21 dicembre scorso: " Finalmente si scopre il grande vecchio dietro l'assassinio di Ankara: Quentin Tarantino.. .". E così è stato. L'ha certificato la giuria, presidente escluso, del World Press Photo di quest'anno. Non ricordo e non ricorderò mai il nome del fotografo turco che casualmente ha prelevato l'icona. Così come non ricordo mai chi sia il fotografo che lavora per Shirin Neshat . L'autore difatti non è quel fotografo, che si è limitato, si fa per dire, a fotografare un assassino armato di pistola a pochi metri da lui, con il colpo il canna e il cadavere della sua vittima steso a terra dietro di lui.  Non è stato l'unico a fotografare la scena. Un collega da un altro punto di vista più ampio lo inquadra persino mentre sta scattando la foto premiata. C'è anche la ripresa video dell'evento. Non so se la videocamera abbia continuato a riprendere la scena in assenza dell'op...

Al centro del discorso.

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Ogni tentativo di scrivere una storia, non un racconto si badi bene, non può non partire dalla definizione di un ambito. Sono state difatti scritte molte storie della fotografia, e altre se ne scriveranno, ma sempre a partire da presupposti precisi: l'evoluzione della tecnologia; l'albero genealogico dei Maestri, le ricadute sociali e politiche; il rapporto con l'arte; la funzione mediatica; la suddivisione in generi e stili, ecc. ecc. Chiaramente non può esistere una storia esaustiva, che riesca a comprendere ogni aspetto nella sua collocazione in relazione con tutti gli altri. Finirebbe per essere una mappa grande come il territorio che dovrebbe descrivere, quindi inadoperabile. In questo senso, tra i tanti approcci possibili ed egualmente interessanti, trovo particolarmente utile oggi proporre quello iconografico . Una storia quindi che descriva la linea che unisce il lavoro di alcuni fotografi capaci di rinnovare l'impianto visivo delle loro immagini a tal pun...

Ville, parchi, condomini.

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Da bambino vivevo a Torino nel crescente quartiere, allora periferico, di Santa Rita. Oggi è popoloso come una media cittadina italiana e completamente inserito nel tessuto urbano torinese. Della mia seconda infanzia, la prima la vissi in altre zone della città, resta fortissimo il ricordo, o meglio la sensazione, di un piccolo parco vicino al condominio dove risiedeva la mia famiglia: Parco Rignon. All'interno del parco c'è una graziosa palazzina settecentesca, Villa Amoretti . Così io figlio di emigrati veneti inurbato in un dignitoso condominio di periferia vivevo percezioni settecentesche. Nel mio piccolissimo, avrei poi capito Barry Lyndon , e le sue aspirazioni aristocratiche, proprio perché certe armonie, certe misure mi entrarono dentro respirando e camminando, senza averne precisa consapevolezza. Oggi vivo in un condominio dignitoso che si affaccia su di una piazza semicentrale di Torino, al culmine topografico di quattro quartieri. Vicino alla piazza c'è La...

C'è Italy e Italy.

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Ricevo un comunicato stampa da Cesura Publish sulla recente uscita del libro fotografico Italy&Italy . Si tratta di un volume di ben 730 pagine (sul sito di Cesura risultano invece essere 632) contenente 336 fotografie, in prevalenza in bianco e nero, selezionate da Luca Santese (1985) tra le oltre 200.000 (sul sito c'è scritto 250.000) conservate nell'archivio del fotografo d'attualità Pasquale Bove (1958), foggiano di nascita e romagnolo d'azione. L'arco temporale della selezione di Santese copre gli anni anni Novanta o poco più. L'intento dichiarato del progetto editoriale, che è anche una mostra, risulta il seguente: " Il cardine concettuale dell’opera di editing è la volontà di creare, a partire dalla sconfinata e magmatica raccolta di documenti prodotti da Bove, una nitida e definita iconografia degli anni Novanta italiani a partire da una privilegiata prospettiva: la Rimini del periodo che va dalla fine degli anni Ottanta alla soglia de...

Tutto molto interessante.

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Nel fluire contemporaneo delle immagini, i riferimenti trasversali annullano le gerarchie, i generi e le suddivisioni tradizionali. La rivoluzione "iconocratica", che inizia nel 1839 con l'invenzione della fotografia, prende il sopravvento con l'espandersi dei mezzi di comunicazione a base visiva i quali si alimentano sempre più di icone fatte a macchina ottica. Dalle fotografie su carta, alle riviste illustrate, ai fotolibri, in un crescendo che con l'avvento del cinema sonoro (1927) aprirà le porte alla comunicazione audiovisiva di massa, divenuta poi televisiva ed oggi sempre più diffusa grazie a Internet. L'ultima barriera, quella tra produzione e diffusione si abbatte proprio sulla rete. Si spiegano anche così fenomeni come quello di Fabio Rovazzi , classe 1994, milanese che raggiunge milioni di contatti con i suoi video musicali pur dichiarando di non essere un cantante, ma solo un giovane che ama divertirsi e far divertire con i video. Tutto mol...

La questione del soggetto.

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Di recente si è suicidato all'età di 83 anni il fotografo inglese David Hamilton . La notizia mi ha colto di sorpresa perché erano talmente tanti anni che non ne sentivo più parlare che poteva benissimo essere anche già morto. Di lui ricordavo quelle fotografie degli anni Settanta - Ottanta di giovani adolescenti nude e seminude avvolte in vaporosi effetti "pittorici", che si diceva ottenesse alitando sul filtro o usando gli allora tanto in voga Filtri Cokin . Famosa era anche la fotocamera che usava: la reflex Minolta. Per un certo periodo fu molto apprezzato non solo dai fotoamatori, che tentavano pure come potevano di emularlo. Minolta e Cokin ne ebbero discreti vantaggi economici. Le riviste, Photo in testa, lo pubblicavano volentieri e persino nella popolarissima collana Fratelli Fabbri Editori delle monografie   I grandi fotografi , comparve un fascicolo a lui dedicato nel 1982. L'iconografia di Hamilton era dichiaratamente orientata a soddisfare un gusto del...

REST-LAB parte da Milano.

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Bene, sabato e domenica prossimi terrò a Milano il primo REST-LAB sul tema Iconografie dai territori della contemporaneità . Il laboratorio verrà poi riproposto il 26 e 27 novembre a Bologna, in occasione della prima mostra collettiva di REST . Un lavoro iniziato il 9 agosto dello scorso anno, con la prima uscita di REST, sta proseguendo sempre più intensamente nella direzione del recupero di autonomia dell'icona fotografica rispetto ai contesti verbali e mediali in cui è costantemente immersa. La prima fase del laboratorio sarà teorica e servirà a ricostruire con i partecipanti l'impatto innovativo dell' immagine automatica dal suo apparire ai nostri giorni. Figlia dell'immagine ottica e della teoria prospettica, nel breve lasso di tempo storico che ci separa dal 1839, la fotografia ha reso possibile il paradosso di una moltiplicazione pluridimensionale del mondo nella forma di innumerevoli immagini, in costante aumento esponenziale. Qualcosa che sarebbe stato ...

Dietro la prima linea.

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Purtroppo solo fino al 13 novembre prossimo è visitabile nella corte medievale di  Palazzo Madama a Torino la mostra In prima linea. Donne fotoreporter in luoghi di guerra . Meritava davvero di restare di più, visto che nell'insieme l'idea iniziale di Andreja Restek , ha trovato sostegno e collaborazioni davvero capaci di condurla in porto con un'ottima qualità espositiva. Forse, data la tematica, si poteva limare il prezzo del biglietto per aumentare l'afflusso anche di persone e famiglie che non facilmente sono in grado di sborsare i dieci euro richiesti, ma ormai vedo che entrare ad una mostra o in un museo, se non ci si abbona in qualche modo, è sempre più un'attività onerosa. Il che forse farà più felici i venditori di offerte televisive on demand comodamente consumabili stravaccati nella "periferia mentale" di casa propria. In ogni caso, qui si tratta di 14 donne che di professione fotografano, per conto dei mezzi di informazione inter...

Bianco, ingenuo, valdostano.

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È aperta da PHOS a Torino , una doppia personale di fotografia intitolata "Bianco - Ingenuo". Gli autori sono Sophie-Anne Herin e Mattia Paladini . Ad unirli è il luogo dove hanno preso le loro fotografie, che è anche il loro luogo di nascita: la Valle d'Aosta . Il potere dell'immaginario collettivo sedimentato in chi non vi risiede, si mette subito in moto al solo leggere quel nome: alte montagne innevate, o verdissime d'estate, alpeggi, baite, cieli azzurri e pittorescamente attraversati da nuvole fioccose, succulenterie gastronomiche servite in ambienti impreziositi da legno e pietra lavorati da abili artigiani, ecc. ecc. Luoghi per vacanze meravigliose insomma. Invece no. Esistono altre dimensioni esperienziali in quella valle, e nelle zone alpine in genere. In questo senso, la doppia personale è quanto mai felice nell'accostarne due molto distanti tra di loro che in sinergia disegnano iconografie inattese in grado di arricchire l'immaginario con ...

Valore iconografico.

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Il trasferimento in forma di fotografia dell'esperienza di osservazione in un luogo comporta lo spostamento definitivo di quell'esperienza nell'universo parallelo delle immagini. Questo significa che la relazione con ciò che "è stato" rimarrà recuperabile e osservabile solo attraverso l'immagine che ne deriva come traccia durevole. L'idea che sia possibile proseguire l'esperienza di osservazione, o anche amplificarla e persino migliorarla per tramite di un'immagine che la trasferisca in un tempo e in uno spazio diversi, quasi sempre lontani e successivi al termine dell'esperienza, si sostiene su due considerazioni che vanno a loro volta osservate con attenzione. La prima è che ci sia una contiguità verosimile dell'immagine fotografica con quanto è stato osservato direttamente. Questo si ottiene con la conoscenza e l'applicazione della tecnologia fotografica orientandola in modo che soddisfi al meglio lo scopo. La seconda, più compless...

Nelle sue infinite varianti.

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Una fotografia, una sola, rimane un'immagine indeterminata, per quanto sia evidente nel visivo la volontà del fotografante di mettervi senso. Due fotografie presentate insieme già costituiscono un principio di direzione, riducono le variabili. Tre o più fotografie danno inizio ad un senso via via meno indeterminato, ma sempre se viste insieme, anche non simultaneamente. Questa forse la motivazione che sta alla base della serialità in fotografia. La ripetizione, o variazione, lungo un filo rosso consente al fotografico di essere meno preda del senso arbitrario appiccicato da chi guarda , facilmente portato ad espropriare il fotografante delle sue intenzioni per sovrapporvi le proprie. Anche per questo però, l'attenzione è meglio che si porti sulla costituzione di un corpo coerente di fotografie che contengano l'autenticità, tradotta nel visivo, dell'esperienza che si va compiendo. La sede propria di tale corpo, è l'archivio. Dal quale, di volta in volta, estr...

Meno è meglio.

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C'è come una linea sottile, ma ben evidente, che separa il fotografico in due procedure differenti. La prima consiste nell'accettazione di ciò che il congegno produce, la seconda nel suo superamento visivo. Entrambe alla fine coltivano la speranza di ottenere delle immagini di un qualche valore estetico, o anche di utilità pratica. A mio parere l'accettazione coglie la vera novità dell'immagine automatica: il fatto di non venire partorita direttamente dal sistema occhio/cervello/corpo umano. Il superamento invece riporta tutto nella tradizione, da quando cioè il sistema ottico della camera obscura si infiltrò come un virus nella rappresentazione pittorica, in specie prospettica, ma non solo. Da allora, gli specialisti che fanno immagini cercano continuamente di trarre beneficio, ma anche di ridurre al proprio volere, ciò che viene prelevato da un congegno ottico/fotografico. Quindi, mai come nel fotografico, meno è meglio.

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