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Visualizzazione dei post con l'etichetta osservazione fotografica

Il secondo livello.

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  Giusto ieri sono stato alla Tomba Brion , un complesso funerario nel trevigiano progettato da Carlo Scarpa . Molto famoso almeno tra gli architetti e gli appassionati di fotografia d'architettura del Nord-est. Ci sono stato in compagnia di un amico fotografo che mi ha fatto vedere con i suoi occhi ogni cosa che avesse attirato la sua attenzione. Ne abbiamo parlato insieme mentre guardavamo. Ci siamo soffermati sugli incredibili dettagli pensati e fatti realizzare con amore artigiano d'altri tempi. Abbiamo percorso e ripercorso gli spazi, osservato la luce, dall'alba al sole alto. Abbiamo valutato i materiali e fatto considerazioni sulle sintesi tra la storia dell'arte occidentale e quella orientale che ad ogni passo ci balzavano agli occhi. Ne siamo usciti arricchiti entrambi. Lui contento di avermi introdotto ad un'esperienza di un luogo che non conoscevo ed io pieno di nuove considerazioni che alimentano le mie aspettative per quando, forse un giorno, ci tornerò...

Un habitat italiano.

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A distanza di dodici anni dalle riprese, e dieci dalla prima edizione, ripropongo sulla piattaforma Blurb, con la nota formula della vendita On Demand , la serie fotografica Un habitat italiano . Dal corpo del lavoro ho selezionato ottanta fotografie, dieci in più della precedente pubblicazione, e rivisto il taglio editoriale, orientato in modo ancora più preciso verso l'autonomia delle singole immagini da ogni residua preoccupazione documentaristica. Il territorio osservato è quello comunale della città di Grugliasco, piccola realtà urbana ai confini di Torino. Le fotografie sono state prese durante camminate svolte seguendo le personali curiosità e inclinazioni usando una folding in legno per pellicole piane 4x5". L'acquisizione delle pellicole e la postproduzione sono state realizzate direttamente da me all'epoca e non ho introdotto nessuna nuova elaborazione nell'occasione di questa seconda edizione. Alla fine del libro ho inserito un testo, in italiano e ingle...

REST-LAB, come funziona.

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La formula dei REST-LAB è basata sull’esperienza di REST , la rivista di fotografie senza parole , arrivata di recente al  suo undicesimo numero. In sostanza, il percorso segue una linea iconografica, cioè concentra l’attenzione sull’immagine come prima esigenza, prima di ogni altra considerazione. L’idea che sostiene questo approccio è molto semplice: con le immagini si possono fare molte cose, ma per farle prima di tutto bisogna riuscire a produrle queste benedette immagini. Le fotografie poi sono immagini di natura particolare sotto molti punti di vista: tecnici, procedurali, concettuali, ecc. Senza una qualche conoscenza di questi aspetti che rendono le fotografie diverse dalle immagini tradizionali, quelle fatte a mano fin dai tempi più remoti, il rischio è di ottenere immagini imprecise, o peggio inadeguate, facilmente preda di altre forme espressive, a cominciare dal linguaggio scritto-verbale, ma non solo. Il terreno d’azione del laboratorio, quello dove poter dare un...

We Do The Rest compie quattro anni.

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Proprio oggi, 10 settembre, ricorre la data di creazione del gruppo di Facebook We Do the Rest . Tanti auguri quindi a tutti i Resters ! Resistendo però alla tentazione di tirare fuori le frasi celebrative d'uso in questi casi, preferisco soffermarmi sul senso di un gruppo che oggi conta 464 iscritti. Di recente, ho pensato di orientarne le attività verso una pratica precisa del fotografico, escludendo di conseguenza le altre. Nella nuova descrizione del gruppo si legge: "Le immagini accettate devono essere prese con la fotocamera senza alcuna preparazione della scena, secondo il metodo prospettico e ottico tradizionale. Altresì è preferibile che vengano accompagnate dal nome del luogo e dall'anno della ripresa." . Questa scelta nasce dalla considerazione che pur rimanendo del tutto contrario alla rigida suddivisione della fotografia in "generi specialistici", penso tuttavia che esista una sorta di spartiacque concettuale tra l'uso del fotografi...

Bisogna prendere e sprecare tempo.

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" Ho imparato molto dai fotografi, prima di tutto la modestia. Lo stare ore a guardare qualcosa. A un certo momento mi è venuto proprio un rigetto nei confronti dei letterati, i quali portano con sé questa tradizione falso-umanistica del dire le grosse frasi, dell’usare i grossi aggettivi. Tutte cose che ho sempre aborrito. Quando ho iniziato a collaborare con Ghirri, Basilico, Barbieri e tanti altri fotografi, e insieme abbiamo realizzato il libro sulla Val Padana, ho scoperto un modo di lavorare diverso, che non si concentrava tanto sulla precisione del fatto in sé, quanto sul tempo dedicato all’osservazione, alla proiezione immaginativa sulla cosa vista. Non a caso gli eroi di Luigi Ghirri erano i personaggi dei quadri di Friedrich, con la schiena voltata, intenti a contemplare qualche misteriosa lontananza. Allo stesso modo, per scrivere bisogna prendere e sprecare tempo, ozio. Ecco, quello l’ho imparato da loro ". Gianni Celati Dall'intervista di Alessandro Bott...

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