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Siamo quello che mangiamo.

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Ormai c'è solo una settimana per poter visitare la mostra collettiva " Quid edamus, quid sumus " curata da Daniela Giordi ed allestita nell'ex Salone Consiliare di Carignano, in provincia di Torino. Nonostante il poco tempo a disposizione, desidero lo stesso invitare chi mi legge, ed è a portata chilometrica, a fare uno sforzo per esserne poi ripagato da qualcosa di molto stimolante. Cosa ormai piuttosto rara di questi tempi. Giordi mette insieme dodici "apostoli" sul tema del cibo — oggi quasi obbligatorio lo so, ma l'Expo milanese finirà presto, per fortuna — e un delizioso piccolo corpo di fotografie storiche. Nell'insieme delle proposte si rintraccia facilmente il gusto e la storia della curatrice, che per anni ha saputo presentare al pubblico torinese autori di notevole interesse con le varie stagioni espositive della galleria ABF|Scatola chiara . Si va da tradizionali stampe fotografiche incorniciate ad installazioni vere e pr...

Ritmi, costanze, relazioni

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Domani è l'ultimo giorno per poter vedere le opere di Gerry Di Fonzo alla ABF di via Peyron 17/E a Torino. Ho avuto l'onore di poter scrivere il testo di presentazione pubblicato nel catalogo della mostra ed ora, invitando chi non l'avesse ancora fatto a visitarla in extremis, lo pubblico sul blog.   Un lavoro di selezione, minuzioso, attento. La procedura di un'indagine analitica di tipo scientifico. L'accostamento di Gerry Di Fonzo all'arte pittorica del passato sembra nascere da una necessità razionale di sistemare valori misurabili, discreti. Il colore di un dipinto nella sua essenza di luce osservato per tramite di una riproduzione fotografica diviene parte del sistema RGB (Red, Green and Blue) e come tale soggetto ad una varianza di 256 livelli tonali per ciascuno dei tre canali cromatici. Oltre sedici milioni di possibili combinazioni che restituiscono, comprimendola, l'ampia varietà di soluzioni a disposizione di ogni artista per dare voc...

La voce di Franco

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In via Peyron a Torino c'è una galleria piccola piccola nella quale ho visto alcune recenti grandi opere di Franco Borrelli . All'origine di questo suo lavoro ci sono fotografie riprese in varie parti del mondo, ma trasformate in una visione del tutto interiore dalla intensa postproduzione a cui le sottopone l'artista. L'effetto d'insieme si distacca però dalla perversa moda attuale che impone lo stravolgimento a colpi di Photoshop delle tracce ottiche, allo scopo di rendere "interessanti" immagini altrimenti di una banalità sconcertante. La sintesi trovata da Borrelli è infatti davvero convincente. Sono luoghi della mente, senza alcuna pretesa che debbano esistere, anche se niente di ciò che si vede è inventato di sana pianta. L'ambiguità tra verosimile e inverosimile è condotta in punta di elaborazione nella terra di nessuno della narrazione bastante a se stessa. Nulla da dimostrare, nulla da comunicare, solo la fisica, e al contempo inattesa, prese...

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