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Visualizzazione dei post con l'etichetta espressività

Per restarne immuni.

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Mi stupisce come proprio tra i fotografanti sia così diffusa la confusione tra strumento e congegno. Ricorrono sovente i paragoni tra fotocamere e pennelli, violini o qualsiasi altro strumento espressivo. Dimenticando che nessun pennello produce immagini finite e nessun violino suona musiche già bell'e pronte semplicemente premendo un pulsante. Una macchina invece sì, produce oggetti finiti. La fotocamera è una macchina. Le immagini le regala a qualsiasi fotografante che non abbia altro merito che saper premere un pulsante, anche virtuale sul display di uno smartphone. Provino i fotografanti, "evoluti" in specie, a dipingere anche solo un centimetro quadrato delle loro più belle fotografie, di cui vanno tanto fieri. Difficilino vero? E suonare una chitarra? Basta entrare in un negozio e comperarla? Con le fotocamere non serve altro invece. Ma dicono: però io scelgo, io seleziono, io decido il punto di vista, io, io, io. Tu non fai un bel nulla senza la tua macchina...

Qualsiasi altra.

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Leggendo diversi saggi di autorevoli studiosi italiani e stranieri, si incontra facilmente la questione delle questioni: il rapporto tra fotografia e arte. A seconda del momento storico in cui il saggio è stato scritto si oscilla in genere tra una posizione che si potrebbe definire per comodità "pittorialista", la quale vede nel fotografico il proseguimento della pittura con altri mezzi, e quella "concettuale", che considera l' immagine automatica estranea alle logiche della pittura e anzi perfettamente antipittorica, secondo la linea d'azione e pensiero inaugurata dal pittore pentito per eccellenza: Marcel Duchamp . Tra questi due estremi si rincorrono nei decenni le tendenze nelle opere di chi dipinge e di chi fotografa con intenzioni artistiche. Qui penso stia il punto interessante: le intenzioni. Mentre dipingere è una pratica che si svolge, oggi più che mai, tutta all'interno del sistema delle arti , il fotografare coinvolge milioni e mili...

Il suo inafferrabile mutismo.

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Le religioni monoteiste lo inculcano: " all'inizio fu il verbo ". Tutte e tre difatti si reggono su dei libri, che sono contenitori di parole. Parole scritte come la fede impone siano state originariamente pronunciate da un dio. Un primato inattaccabile. Al quale segue una significativa condanna dell'altro modo umano per trasferire fuori dal proprio corpo le immagini: produrre figure. Il cristianesimo non rimane imprigionato nell'iconoclastia perchè adotta una strategia più raffinata: le figure sono ammesse purché "illustrino" le parole. Guinzaglio ideologico che affonda le sue radici nell'evoluzione dell'alfabeto, un insieme di segni simbolici che da figure diventano particelle grafiche del linguaggio scritto. C'è nell'essere umano un'insopprimibile necessità di canalizzare le immagini che produce nel suo corpo a flusso continuo. Le immagini sono essenziali per vivere, ma troppo pericolosamente incontrollabili. Possono condurre...

Lungo questo sentiero

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Corsi e workshop di fotografia 2012-2013 Bene, come cantavano i Righeira, " l'estate sta finendo " e con essa il  periodo dell'anno nel quale mi dedico con maggiore continuità ed intensità al ripensarmi. Il prossimo ottobre ricomincio a insegnare. Odore di matite temperate nell'aria. Ricordi infantili. Il giorno di San Remigio, tra un mese esatto, mi vide scolaro e poi studente. Tutto cambia, ma ottobre resta per me il mese nel quale un ciclo si riapre, più ancora del passaggio di fine d'anno. Anche quest'estate quindi mi sono posto il problema di cosa avrei insegnato dal prossimo autunno. L'ambito didattico resta sempre quello fotografico, ma questo settore vive un'evoluzione sempre più rapida e nascono ormai ogni mese nuove offerte formative di ogni genere e livello, anche di quelli più deprimenti purtroppo. Io stesso mi evolvo e conquisto nuove consapevolezze o almeno così penso. Ecco una prima cosa che posso continuare ad insegnare, o alm...

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