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Visualizzazione dei post con l'etichetta Kodachrome

Vedere con chiarezza.

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La possibilità di analisi nel tempo e nello spazio, dei segni che formano la realtà, la cui interezza ci sfugge da sempre, consente così alla fotografia, grazie alla frammentarietà , di essere più vicina al non delimitabile e cioè l’esistenza fisica. Per questo non mi interessano: le immagini e i momenti decisivi , lo studio o l’analisi del linguaggio fine a se stesso, l’estetica, il concetto o l’idea totalizzante, l’emozione del poeta, la citazione colta, la ricerca di un nuovo credo estetico, l’uso di uno stile. Il mio impegno è vedere con chiarezza, per questo mi interessano tutte le funzioni possibili, senza separarne nessuna, ma assumerle globalmente per potere di volta in volta, vedere e rendere riconoscibili i geroglifici incontrati. Luigi Ghirri (dall'introduzione di Kodachrome , 1978)

Una fotografia è un piacere.

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Ma sono buone le fotografie di Steve McCurry per il nuovo calendario Lavazza oppure no? Sulla rete diverse voci affrontano la questione. La maggior parte sono dell'idea che le fotografie di McCurry non siano buone perché appesantite da una postproduzione talmente evidente ed invadente da rendere ben poco verosimili i soggetti in esse ritratti. Poi però se si va a vedere la produzione recente di questo fotografo sul suo sito non c'è tutta questa differenza: colori saturi che più saturi non si può, luci improbabili e fotografie che sembrano icone psichedeliche. Sì, forse qualcosa di plasticoso in più in alcune c'è, però questa è la cifra del fotografo, fin dai famosi tempi della bambina afgana dagli occhi verdi . Allora McCurry, in assenza di tecnologie digitali, usava il Kodachrome, che era la pellicola con i colori più "finti" mai prodotta. Le sue supersaturazioni, esaltabili stampandola su Cibachrome, sono rimaste leggendarie. Detto questo, in ogni caso, la...

Da Ghirri ai ghirrini.

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©2014 Fulvio Bortolozzo, dalla serie "Appunti per gli occhi". Da qualche giorno tra i blog di fotografia che seguo più assiduamente mi è apparsa una specie di ola , di quelle che si vedono sugli spalti alle partite dei Mondiali di calcio. La vedo iniziare da Michele Smargiassi il 18 giugno scorso con un post intitolato " Considerazioni di un idiota sulla foto d'arte " , prosegue il 21 giugno con " L'equivoco ghirriano " di Efrem Raimondi e la vedo arrivare dalle mie parti oggi con il post " La soglia " di Enrico Prada. Non resisto quindi all'idea di alzarmi anch'io in piedi per consentirle di andare oltre, se qualcun altro vorrà raccogliere questa espressione spontaneista di festosa partecipazione. Conosco l'opera di Ghirri fin quasi dal suo inizio. Nel senso che, inconsapevole giovincello pastrocchiante con le fotocamere per tirarne fuori qualcosa di "mio", mi imbattei nell'edizione fresca di stampa di ...

Ascoltando i tuoi occhi.

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Un momento d'incontro con l'autore che ha profondamente influenzato il pensiero e la pratica della fotografia contemporanea in Italia. Partendo dalle immagini del periodo iniziale, in parte riunite nel fotolibro "Kodachrome" (1978), recentemente ristampato dall'editore inglese Mack , verrà presentato il percorso culturale che portò Luigi Ghirri a sviluppare il suo originale lavoro sul paesaggio italiano, fino alla prematura scomparsa avvenuta il 14 febbraio 1992. Ascoltando i tuoi occhi Incontro con l'opera di Luigi Ghirri A cura di Fulvio Bortolozzo Sabato 25 gennaio 2014, ore 16. Studio Karta, via Gozzano 40, Ivrea. Max 10 posti disponibili. Per informazioni: 349.4264560. .

Permettersi un Ghirri? No, grazie.

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Riproduzione dal fotolibro "Kodachrome" del 1978. Sulla webzine Fotografia Magazine è stata pubblicata il 18 dicembre scorso un'intervista a Eugenio Re Rebaudengo dal titolo " Puoi permetterti di comperare queste fotografie di Luigi Ghirri? " alla quale rimando i lettori che vogliano meglio comprendere i motivi di questo articolo. Qui mi preme solo rispondere alla domanda evocata nel titolo, che fa riferimento all'iniziativa di proporre al mercato collezionistico stampe originali di Ghirri a svariate migliaia di euro ciascuna, contando sulla loro inevitabile rarità, dovuta alla scomparsa prematura dell'autore e alla sua noncuranza in vita delle logiche di tiratura ed edizioni numerate tipiche del mercato di beni d'arte e di lusso. No, non posso permettermelo di comperarle e però anche se potessi non lo farei, proprio per rispetto di Luigi Ghirri che per tutta la vita si era mosso fuori dalle logiche più commerciali del mercato dell'arte. ...

Delle cose, della vita

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©2011 Fulvio Bortolozzo - serie Scene di passaggio (Soap Opera) . L'incontro quotidiano con la realtà, le finzioni, i surrogati, gli aspetti ambigui, poetici o alienanti sembra negare ogni via d'uscita dal labirinto, le cui pareti sono sempre più illusorie tanto che ci potremmo confondere con queste. Il senso che cerco di dare al mio lavoro è quello di verificare come sia ancora possibile desiderare e affrontare la strada della conoscenza per poter infine distinguere l'identità precisa dell'uomo, delle cose, della vita, dall'immagine dell'uomo, delle cose, della vita . (Luigi Ghirri, Kodachrome)

Vedere con chiarezza

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Appunti per gli occhi - © Fulvio Bortolozzo 2010. La possibilità di analisi nel tempo e nello spazio, dei segni che formano la realtà, la cui interezza ci sfugge da sempre, consente (...) alla fotografia, grazie alla frammentarietà , di essere più vicina al non delimitabile e cioè l'esistenza fisica. Per questo non mi interessano: le immagini e i momenti decisivi , lo studio o l'analisi del linguaggio fine a se stesso, l'estetica, il concetto o l'idea totalizzante, l'emozione del poeta, la citazione colta, la ricerca di un nuovo credo estetico, l'uso di uno stile. Il mio impegno è vedere con chiarezza, per questo mi interessano tutte le funzioni possibili, senza separarne nessuna, ma assumerle globalmente per potere di volta in volta, vedere e rendere riconoscibili i geroglifici incontrati. (Luigi Ghirri, Kodachrome) .

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