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Il primo senza di te.

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Di recente è scomparso un partigiano a me caro di cui già ho scritto sul blog e non mi ripeto. Troppo facile farsi prendere la mano dalla constatazione che questo 25 aprile è il primo senza di lui. Adesso tocca a chi resta. Chi non ha vissuto quegli anni, ma ha vissuto con le persone di quegli anni. Poi toccherà a chi vive adesso con noi. C'è una responsabilità da portare avanti. Appena si interromperà questo filo intergenerazionale, oltre alle persone morirà l'idea da cui nacque la Repubblica Italiana e la sua Costituzione, quest'ultima per la verità già un po' troppo acciaccata dalle maldestre riforme alla sua seconda parte. Purtroppo sta già capitando, non perché non si sappia più nulla dei fatti storici, ma perché l'amore per la libertà politica sta degenerando in volontà di sopraffazione dell'avversario ad ogni costo. L'amore si fonda sul rispetto reciproco e se questo viene a mancare resta della violenza, fatta o subita, del caos istituzionale, del fam...

Il fiore del partigiano.

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Ho conosciuto un uomo che quand'era ancora un ragazzo (classe 1926), da anni orfano di entrambi i genitori, salì in montagna con i partigiani della 36esima Brigata Garibaldi "Bianconcini" e si trovò a combattere nella durissima Battaglia di Purocielo (10-12 ottobre 1944) nella zona di  Cà di Malanca . Scampato alla morte, si rifugiò oltre le linee alleate. Non fu un caso che avesse scelto di rischiare la vita proprio dalla parte giusta. Già era una persona che amava la libertà. Non avrebbe mai per tutta la sua lunga vita non solo fatto male ad una mosca, ma nemmeno impedito a nessuno di vivere come riteneva meglio per se stesso. Verso i figli, una femmina e 3 maschi, si comportò sempre con amore, seguendoli e aiutandoli con tutto se stesso. Amò anche i nipoti che arrivavano, sempre disponibile e sorridente. Era una persona buona alla quale era facile affezionarsi e così capitò anche a me. Il nostro non fu mai un rapporto tra suocero e genero, ma da "commilitoni"...

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