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Visualizzazione dei post con l'etichetta Cinema

Ferrari secondo Michael Mann.

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Visto in una sala con pochissimo pubblico su uno schermo bello grande che dalle prime file ti fa entrare in pieno nelle scene più dinamiche insieme al rombo scatenato dei motori. Direi un ottimo film, molto aderente alla biografia storica di Enzo Ferrari, ben diretto, sceneggiato e recitato, in specie dalla sempre straordinaria Penélope Cruz - stavolta in una parte complessa e davvero molto difficile - e con un attore protagonista molto ben calato nei panni dell'uomo Ferrari. Mi pare che l'aver scelto un momento storico preciso, il 1957, quando Ferrari si gioca tutto sulla vittoria di una sua vettura alla Mille Miglia , sia stata una scelta perfetta. Non tanto per raccontare l'incredibile epopea di una vita dedicata alle corse automobilistiche, che avrebbe richiesto intere serie filmiche di ore e ore, tanto è stata densa di avvenimenti eclatanti, ma piuttosto per mettere l'accento su un nodo esistenziale che appartiene ad ogni umano, sul motivo profondo che porta alcuni...

C'è ancora domani, ma anche no.

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Trascinati dalla propaganda televisiva massiccia pure mia moglie ed io abbiamo contributo al botto al botteghino del film di Paola Cortellesi, sua opera prima alla soglia dei cinquant'anni. Direi che ne sono riemerso abbastanza interdetto e pure deluso. Non che mi aspettassi chissà quale capolavoro, non pretendevo tanto, però qualcosa di meno didascalico ed elementare, questo sì. La recitazione, nell'insieme, sembra una parodia, peraltro non voluta, del Neorealismo storico. Non basta del bianco e nero, anche ben eseguito, e la citazione di ogni possibile stereotipo legato a quei film per ricreare un'ambientazione almeno dignitosa e ispirata a quella cinematografia. Certamente qua e là ci sono anche siparietti riusciti e caratteri brillanti, su tutti il vecchio padre del marito, ma senza continuità e nemmeno un minimo di complessità psicologica che andasse oltre la messa in scena di figurine a due dimensioni. Nessuno, e meno di tutti proprio la Cortellesi, riesce ad essere c...

Barbie, Oppenheimer, Asteroid City: allarme a Hollywood!

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Li ho visti in in sequenza nell'arco di un mesetto e mezzo, grazie ad un fantastico reperto archeologico incredibilmente ancora operante oggi. Una sala cinematografica nel cuore del Parasio, il centro seicentesco di Porto Maurizio (IM), che si chiama  Cinema Centrale , proprio come il cinema di Torino, ancora esistente, dove da ragazzo degli anni Settanta andavo a tuffarmi nei film d'essai, persino al mattino, tagliando da scuola. Ricordo ancora l' Andrej Rublëv di Tarkovsky (1966), ben tre ore e mezza che all'epoca erano una rarità assoluta, oppure La montagna sacra di Jodorowsky (1973), una allucinazione non da poco. Nonostante gli anni siano passati, conservo ancora il gusto per un cinema anche complesso e non proprio digeribile senza sussulti e grida . In questo senso, questi tre film mi hanno ben accontentato, ciascuno a modo suo. Mentre Barbie mi ha suscitato diverse perplessità che ho espresso quattro post fa , Oppenheimer mi ha invece travolto con la forza di...

L'estetica del frame.

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Uno spazio, un tempo dato. In una fotografia non mancano mai questi due aspetti. La forza ancora attuale di un'immagine fotografica è contenuta in questa peculiare capacità di presentare una scansione verosimile di una visione non importa se solo immaginata, ricordata o davvero osservata direttamente in qualche occasione. Pensando all'immagine in movimento, il cinema, che dalla fotografia deriva, possiamo definire "frame" l'effetto che continua a produrre una fotografia. Perché funzioni appieno bisogna che il frame contenga un'estensione possibile, un prima e un dopo, qualcosa che suggerisca l'essere una sospensione di un evento in corso. Dal frame scaturiscono le possibilità che ciascuno vive come vuole. Più è aperto, meno definisce con evidenza delle soluzioni, meglio funziona. 

Il destino viene da Beirut.

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Questo non è un blog di recensioni cinematografiche, ma lo scrivente al cinema continua ogni tanto ad andarci. Quelli con le sedute scomode, pochi posti, al freddo umido, in specie negli scantinati delle chiese cattoliche, dove sparuti manipoli di eroi laici associati propongono imperterriti il "cinema d'essai" a pochi euro. Privilegi del vivere nella Torino d'antan . Anche un modo per sentirsi eternamente giovani, visti i "lupi bianchi" che spuntano nei pochi posti occupati intorno. Poi vuoi mettere il brivido del tizio che in una sala semideserta ti si piazza proprio davanti? Lì scopri davvero la distanza effimera tra la civiltà acquisita e la violenza primordiale che ti sonnecchia dentro. Venendo al sodo. Altro film da evitare come la peste è " Cafàrnao - caos e miracoli " della regista libanese Nadine Labaki. Ve lo dico subito: è l'ennesima fiaba buonista dell'ONU per far piangere le zekke rosse mondialiste. Ancora un momento. ...

Takara, il cinema, quello vero.

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Non andate a vedere Takara - la notte che ho nuotato , potreste pentirvi di tutte le volte che avete subito robaccia mal girata e mal scritta perché vi dicevano che era buona. Questo delizioso film diretto e sceneggiato a due mani dal francese Damien Manivel e dal nipponico Kohei Igarashi è prima di tutto un'esperienza sempre più rara. Silenzio, tempo dell'azione corrispondente a quello reale, quasi muto, persino quasi senza commento musicale. Qualcosa tra la migliore Nouvelle Vague e il mitico Yasujiro Ozu. Certo, se siete ormai intossicati da cattiva adrenalina cinematografica potreste non restare fino alla fine. Meglio per chi invece ama ancora stare in una sala, meglio ancora se all'antica e con poca gente attorno, a vivere con un bambino come se fossimo nei suoi primi pensieri e nelle sue innocenti e così coraggiose gesta. Solo, si muove in un Giappone disabitato e dove nessuno gli bada. Fotografa persino, con una rossa piccola tenera Canon compatta.  E proprio m...

La prima Brexit fu a Dunkerque.

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Ieri è uscito nelle sale italiane il film Dunkirk di Christopher Nolan, regista che avevo già apprezzato in Interstellar . Ho avuto la fortuna di poterlo vedere in lingua originale sottotitolata, cosa che consiglio a tutti, visto che i dialoghi sono in genere brevi e prevale l'azione visiva. A mio parere è un film riuscito sotto tutti i punti di vista, anche se non esente da alcune pecche. Un amico mi faceva notare, per esempio, che diverse case della Dunkerque filmica e persino l'imbottitura dei sedili di un treno, verso la fine del film, erano molto più recenti degli anni Quaranta d'ambientazione. Stupisce che una produzione Warner Bros multimilionaria cada su questi dettagli, ma forse ci sono un paio di spiegazioni possibili. La prima è che Nolan ha preferito girare in pellicola 70mm (praticamente il più grande formato cinematografico possibile) e ridurre al minimo la post produzione digitale. Questo conferisce al visivo una qualità e una verosimiglianza che super...

Anche io, Daniel Blake.

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Daniel Blake è un cittadino di Newcastle (GB) sulla soglia dei sessant'anni. Si tratta quindi di uno dei tanti nati della seconda metà degli anni Cinquanta, come me. Quelli che han trovato un'Europa in pace, un'economia in crescita, uno stato democratico fondato sul welfare e quindi un'aspettativa di vita da "cittadino", con dei doveri, ma anche dei diritti, concreti, reali, operanti. Oggi tutto questo è finito da un pezzo. Siamo diventati utenti, clienti, consumatori, numeri sui computer dell'amministrazione pubblica e delle multinazionali. In questo mondo alienato, Daniel perde la capacità di mantenersi lavorando, come aveva sempre fatto, per via di un infarto. La macchina dell'assistenza pubblica invece di aiutarlo lo trita nei suoi meccanismi burocratici messi in atto da persone ridotte a funzionari della macchina, incapaci di assumersi la responsabilità di fermare gli ingranaggi quando rischiano di girare all'inverso. Siamo in una fiab...

Tutto molto interessante.

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Nel fluire contemporaneo delle immagini, i riferimenti trasversali annullano le gerarchie, i generi e le suddivisioni tradizionali. La rivoluzione "iconocratica", che inizia nel 1839 con l'invenzione della fotografia, prende il sopravvento con l'espandersi dei mezzi di comunicazione a base visiva i quali si alimentano sempre più di icone fatte a macchina ottica. Dalle fotografie su carta, alle riviste illustrate, ai fotolibri, in un crescendo che con l'avvento del cinema sonoro (1927) aprirà le porte alla comunicazione audiovisiva di massa, divenuta poi televisiva ed oggi sempre più diffusa grazie a Internet. L'ultima barriera, quella tra produzione e diffusione si abbatte proprio sulla rete. Si spiegano anche così fenomeni come quello di Fabio Rovazzi , classe 1994, milanese che raggiunge milioni di contatti con i suoi video musicali pur dichiarando di non essere un cantante, ma solo un giovane che ama divertirsi e far divertire con i video. Tutto mol...

Mi pare una sconfitta.

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Ho potuto assistere alla presentazione finale del lavoro svolto dagli studenti del Masterclass Visual Storytelling in the Digital Age a cura dell' International Center of Photography di New York e svoltosi a Torino dal 4 al 29 luglio 2016 presso Camera Centro Italiano per la Fotografia . Si trattava della prima volta che la rinomata scuola di fotografia americana portava in un'altra parte del mondo un programma così lungo da costituire un vero e proprio riassunto intensivo di un loro corso annuale. Occasione quindi eccezionale per i partecipanti di mettersi alla prova ad una piccola frazione del costo, davvero molto elevato, che avrebbero pagato per stare un anno a New York a frequentare l'ICP. Il tema del corso torinese era incentrato sulle tecniche del racconto fotografico per il web 2.0. Purtroppo, per motivi miei di tempo, ho potuto vedere solo la prima parte dei lavori, ma ritengo siano stati sufficienti per farmi un'idea approssimata su quanto sia stato ...

In qualche modo arginata.

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Ci sono delle componenti basilari nella produzione di immagini contemporanea che non possono facilmente prescindere dal livello tecnologico raggiunto dalla comunicazione telematica. Penso che chiunque dia per scontato di poter vedere sostanzialmente qualsiasi cosa dal suo smartphone. Lo smartphone e similari strumenti mobili di connessione, molto più di quanto a suo tempo fece il personal computer, costituiscono in ogni ambito la principale fonte di relazione e informazione interpersonale a distanza. A volte è persino così invasiva da sostituirsi alla relazione diretta anche tra le pareti domestiche (inviare un WhatsApp al figlio barricato nella sua stanza per dirgli che la pappa è pronta, invece di andarlo a stanare di persona, non è più un comportamento così surreale come sarebbe potuto sembrare fino a pochi anni fa). Ne consegue che l'educazione visiva, la capacità di guardare e capire le immagini, è una pratica autodidattica che si svolge ogni giorno inconsapevolmente sui...

Cosa si cela dentro Celati.

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Ieri sera è iniziata una breve rassegna gratuita dedicata al cinema documentario di Gianni Celati. Le proiezioni avvengono da Studiobild a Torino e sono curate da Ivan Catalano . Chi intendesse essere presente deve prenotarsi per tempo, i posti sono limitati. La rassegna è stata intitolata da Catalano " Documentari imprevedibili come i sogni ", estrapolando il titolo da un testo di Celati. Il primo film, "STRADA PROVINCIALE DELLE ANIME"(1991 / 58'), mantiene in effetti le promesse risultando del tutto imprevedibile e decisamente onirico. Va subito detto che se è vero che un ipotetico Fantozzi avrebbe ben potuto a fine proiezione alzarsi e pronunciare la famosa battuta della corazzata è altresì vero che la RAI di Angelo Gugliemi dimostrava con progetti come questo un coraggio produttivo e una volontà sperimentale che a distanza di oltre un quarto di secolo lasciano stupefatti se paragonati alla tristissima situazione attuale. Celati mette in atto alcune...

Il futuro è adesso.

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In meno di un anno sono usciti nelle sale due film americani di fantascienza in un certo qual modo complementari: Interstellar (2014) di Christopher Nolan e The Marzian (2015) di Ridley Scott . Sostanzialmente per tutto il Novecento il sistema audiovisivo americano ha tenuto fede al suo ruolo sociale di "costruttore" dell'immaginario collettivo nazionale, ma anche internazionale. L'America, gli States , sono prima di tutto un insieme di immagini in movimento, anche quando sono fisse. Si muovono nelle coscienze di ogni umano che le incontri e ne rimanga attraversato, non importa se vive in Ohio, a Canicattì o a Kuala Lumpur. Il potere visivo di questo flusso iconografico è particolarmente forte nel genere cinematografico della fantascienza . Così tanto da ispirare persino la politica internazionale, come nel caso del famoso bluff del Presidente Ronald Reagan sullo Scudo Spaziale o le strategie militari ( la tecnologia Stealth , per esempio). Nella fantas...

L'eclisse della qualità.

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©2015 Fulvio Bortolozzo. L'eclisse della qualità. Questo è il primo pensiero, rivedendo Michelangelo Antonioni, mentre la parte finale del suo film L'eclisse scorre davanti agli occhi e la luce diurna attorno a me si riposa. C'è qualcosa di perduto, dimenticato. Una capacità di trattenere le parole, di non dire perché è più importante guardare, instancabilmente, come se le cose, la luce, i rumori stessi, fossero tutto. Esiste un quotidiano, l'eclisse ce lo ricorda. Nel quotidiano si svolge l'esistenza di ogni essere umano. Giorno dopo giorno, per un numero limitato di giorni. Ogni fuga, e ne aumentano di continuo, da questo semplice dato di fatto è una corsa verso il vuoto di una vita allucinata, senza ritorni possibili. Il fotografico, come atteggiamento prima di ogni altra cosa, può essere una chiave utile per riaprire la porta del senso. Mettersi lì, guardandosi attorno, senza interessi precisi o intenzioni particolari, ma con le mani in tasca, strette...

L'amore vola o almeno dovrebbe.

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Vorrei segnalare ai miei lettori un film appena uscito di Paolo Severini dal titolo " L'amore vola ". Non è ancora chiara quale sarà la sua distribuzione, ma se vi capitasse a tiro in qualche modo non perdete l'occasione di vederlo. Si tratta di un montaggio di interviste realizzate a Torino dallo stesso regista a persone in difficoltà, per traumi subiti o malattie degenerative. Il tema verso il quale conduce gli intervistati è quello della loro sessualità. Argomento quanto mai difficile da affrontare per tutta una somma di motivi. Al di là delle questioni toccate, sono rimasto molto colpito dall''approccio particolarmente equilibrato e sensibile messo in campo dal regista/attore Severini. Usando la camera con apparente disinvoltura, e persino sciatteria stilistica, costruisce invece una raffinata spirale di coinvolgimento. Non solo le persone intervistate finiscono per dire più di quanto avrebbe mai pensato possibile, persino con persone a loro intime, ma...

Le fiabe esistono davvero, al cinema.

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Grace Kelly in una scena del film "Caccia al ladro" (1955). Lo abbiamo visto ieri sera appena uscito nelle sale. Sì, c'è ancora da qualche parte nel mondo una fiaba vecchio stile. Mai troppo lontano dal centro dell'inquadratura c'è una principessa, bella e impossibile. Attorno zucchero filato, tanti colori e la Costa Azzurra . Poi c'è il cattivo, cattivissimo. Lui vuole bombardare la fiaba, riportarvi dentro la durezza della vita di sempre. Ma non potrà. La principessa si alza in volo, allarga il suo mantello e copre di fiori di Cartier e nuvole di Dior il principato, la sua famiglia, il suo dono d'amore. Tutto finisce bene, per qualche anno ancora. Poi la vita riuscirà infine a portarsi via la fiaba, su una curva tra Cap D'Ail e La Turbie, chiamata la "coda del diavolo" appunto. Ma questo ci viene risparmiato. Si esce con negli occhi una principessa dello schermo che ne ha splendidamente incarnata un'altra. Le fiabe esistono davvero,...

Cercasi italiano disperatamente.

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Sì, di nuovo al Cineteatro Baretti . Un luogo che mi si rivela ogni volta di più indispensabile, pur collocato com'è nell'offerta variegata di una grande città come Torino. Il suo non so che di familiare, lo rende quel cinema di paese, o di quartiere, già vissuto nell'infanzia; il tutto unito poi  ad una programmazione che, titolo dopo titolo, presenta una qualità culturale davvero eccellente. Questa volta tocca a Daniele Gaglianone con il suo ultimo film " La mia classe ", presentato alla Mostra del Cinema di Venezia lo scorso anno. Questo non è un blog di critica cinematografica è quindi mi si perdonerà se non possiedo gli strumenti e la competenza necessari per una disamina coerente del fim. Sono tuttavia da sempre un cinefago . In questa veste sui generis , consiglio vivamente la visione di quest'opera low cost , girata in sole due settimane con attori, tranne il magnifico Valerio Mastandrea , presi dalla vita di tutti i giorni. Sempre che la trovi...

Una vita immobile, o quasi.

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STILL LIFE è, dopo sei anni di distanza, il secondo film di Uberto Pasolini ,(classe 1957). Non un autore prolifico, né giovane, quindi. L'ambientazione è londinese e stranieri gli attori. Forse anche per questo durante la visione del film non ho mai pensato, nemmeno per un attimo, che chi lo aveva scritto, prodotto e diretto fosse un italiano. Al limite un piemontese, per quella descrizione minuta di una piccola, banale, ordinata e ossessiva vita che proprio per il suo eccesso implacabile di modestissima routine, un po' giansenista, tocca corde poetiche ben comprensibili a chi ha sulla testa un Nord-ovest bardato di stelle . Può poi anche darsi che sia così che ci figuriamo gli inglesi delle classi minori: persone tristi, e in fondo disperate, immerse in luoghi suburbani spogli e poco frequentati dal sole. In ogni caso, mi preme porre l'accento non tanto sul film in sè, quanto sull'uso che della fotografia viene fatto nella narrazione. Pare che ultimamente nel ci...

Il fotogiornalismo alla fine del mito.

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 Ho visto al cinema " I sogni segreti di Walter Mitty ". Una sceneggiatura tratta da un romanzo del 1939, già portata al cinema nel 1947 ed ora riadattata all'evento della definitiva chiusura dell'edizione cartacea della rivista LIFE e della sua trasformazione in testata web , fatto storico avvenuto nel 2007. Dico subito che mi sono molto divertito e, lo ammetto, alla fine perfino un po' commosso. Lo so, lo so, non era forse il caso di arrivare a commuoversi, però per non divertirsi, almeno in certi passaggi, bisognava davvero essere fatti di pietra. Il film non è sincero, vende mitologia sottobanco di seconda mano sul fotogiornalismo, ma quel Ben Stiller , regista e protagonista, ci ha messo del suo con onestà e pure con della partecipazione personale secondo me. Quel tanto che è comunque bastato a trasformare un pasticcio altrimenti indigeribile in qualcosa di, oserei dire, persino delicato a tratti. La storia di questa produzione cinematografica è tortuosi...

L'anomalia del fotografico.

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Collioure (France), 2007 . Vado al cinema fin dalla più tenera infanzia. Dal 1975 rinnovo, quasi senza soluzione di continuità, la tessera AIACE ed ho visto centinaia e centinaia di film, in prevalenza d'autore . Amo il cinema. Eppure non ho mai nemmeno pensato di girare un metro di pellicola. Di fare un mio film. Entro ed esco dalle gallerie d'arte, dai musei, dalle collezioni; acquisto libri d'arte e monografie dei pittori che prediligo. Amo la pittura. Mai pensato però di fare un quadro nemmeno quando ero al Liceo artistico e men che meno all'Accademia Albertina. Leggo romanzi da sempre, fin da quelli "per ragazzi" che divoravo ancora bambino, mai pensato di scriverne uno mio. Sono solo tre esempi personali di come esista comunemente un interesse per un'attività espressiva slegato dal desiderio di praticarla in prima persona. Esistono mercati, anche molto grandi, fatti dalle persone che amano "nutrirsi" di qualche forma d'arte s...

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