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Visualizzazione dei post con l'etichetta smartphone

In qualche modo arginata.

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Ci sono delle componenti basilari nella produzione di immagini contemporanea che non possono facilmente prescindere dal livello tecnologico raggiunto dalla comunicazione telematica. Penso che chiunque dia per scontato di poter vedere sostanzialmente qualsiasi cosa dal suo smartphone. Lo smartphone e similari strumenti mobili di connessione, molto più di quanto a suo tempo fece il personal computer, costituiscono in ogni ambito la principale fonte di relazione e informazione interpersonale a distanza. A volte è persino così invasiva da sostituirsi alla relazione diretta anche tra le pareti domestiche (inviare un WhatsApp al figlio barricato nella sua stanza per dirgli che la pappa è pronta, invece di andarlo a stanare di persona, non è più un comportamento così surreale come sarebbe potuto sembrare fino a pochi anni fa). Ne consegue che l'educazione visiva, la capacità di guardare e capire le immagini, è una pratica autodidattica che si svolge ogni giorno inconsapevolmente sui...

Immagini alla ricerca di occhi.

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Una fotocamera è un oggetto tecnologico basato su alcune leggi fisiche fondamentali. Di per sé, non dovrebbe suscitare più interesse di una lavatrice. Se invece ha un successo così inarrestabile presso milioni di persone è perché ciò che produce non è solo un servizio utile alla persona, come dei panni puliti per esempio, ma  qualcosa di più, molto di più. Il risultato di una fotocamera è un'immagine. Ottica, bidimensionale, oggi persino immediata, simultanea, plurimateriale e temporanea, nel senso che può apparire all'istante su display o monitor per ogni dove e per un tempo definito da chi guarda o da chi la fa guardare. Il limite di questo tipo d'immagine resta l'accessibilità. Senza l'uso di una dotazione tecnologica almeno sufficiente essa non appare. Quindi la precondizione per fruirne è quella di appartenere al gruppo umano di quanti sono dotati delle necessarie apparecchiature. L'industria del settore ogni giorno che passa raggiunge con i suoi prod...

Non tutto è immagine.

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La notizia recente è che Instagram ha deciso di consentire la pubblicazione di immagini con formati diversi dal quadrato senza che si debba ricorrere ad app di terze parti per poterlo fare. Apriti cielo. I fondamentalisti di quel social han levato gli scudi (quadrati) in aria. Su Wired è apparso un articol o il 2 settembre scorso che corregge un poco il tiro rispetto alla reazione "di pancia" del 27 agosto nella quale si sosteneva addirittura questo: " L’apertura alle foto rettangolari certifica che Instagram non è più un luogo di sperimentazione, ma solo di pubblicazione. ". Sono particolarmente colpito da come delle invenzioni di marketing possano venire prese per attività di ricerca espressiva, magari "di massa", nelle quali la missione sia quella di "liberare" la cosiddetta "creatività" degli utenti. Lo stesso equivoco è alla base del successo dei "filtrini" che pasticciano una presa fotografica fino a farla sembrare ...

REST, uno spazio di silenzio.

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Di recente ho tirato fuori dal cappello l'ennesimo progetto editoriale On Demand . Niente da fare, Blurb.com mi diverte troppo. Provo la libertà di dare corso ai miei pensieri e di renderli carta e inchiostro senza dover percorrere direttamente i faticosi passaggi produttivi tradizionali. Per anni, dagli anni Ottanta, ho trafficato con l'editoria vivendone i vari momenti nei vari ruoli. Oggi tutto questo si è azzerato e mi rimane il puro piacere dell'ideare e realizzare il file di stampa. La creatura si chiama REST . Estrema contrazione di quel We Do the Rest della storica pubblicità Kodak con il quale nominai un gruppo su Facebook che tra un mesetto compie due anni. Per la rete sono tanti. Nel gruppo si postano fotografie, ma si chiacchiera e discute anche. Poi tutto avviene all'interno di un social network su un monitor, anzi sempre più spesso sul display di uno smartcoso. Insomma le immagini sono contornate e insidiate dalle parole e dalla grafica, ridondant...

Instagram fa le foto.

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Così mi son visto scrivere da un amico che fotografa come me da oltre trent'anni. Ohibò mi son detto, qui c'è della confusione da chiarire. Di recente, per motivi familiari, ho ceduto alla necessità di dotarmi del mitico smartphone . Un mondo di possibilità mi si è aperto. Tra queste, quella di accedere finalmente alla "peste oculare" come produttore di contenuti e non solo come osservatore dal pc. Dopo le prime sperimentazioni, mi è stato subito confermato quello che già intuivo osservando: tutto si riduce ad un social come altri, l'esempio più vicino che mi viene in mente è Tumblr . L'unica vera particolarità è di marketing, qui sta il genio. L'accesso venne riservato dapprima solo agli iPhone e in seguito anche a tutti gli altri smartphone. Niente PC, niente Photoshop. Saltata via una storia per aprirne un'altra. Quale altra? La fotografia in connessione mobile. In sostanza, il tempo intercorrente tra la presa della fotografia e la sua diffu...

Una sbirciatina ottica.

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©2000 Fulvio Bortolozzo. Secondo un recente sondaggio condotto dalla banca d'investimento Piper Jaffray su cinquemila adolescenti statunitensi, il social networking giovanile starebbe lentamente, ma inesorabilmente, abbandonando Facebook a favore di un insieme di forme di connessione più private di messaggistica istantanea. Tra tutte spicca Snapchat , con la quale è possibile inviare fotografie dagli smartphone ai propri amici solo per un certo numero di secondi prima che la loro visibilità venga definitivamente annullata. Al di là delle questione sociologiche connesse, che in questo contesto non mi interessano, trovo rilevante registrare un'ulteriore passo in avanti del fotografico, in questo caso anche video, verso un uso sempre più limitato nel tempo. La visione dell'immagine fotografica si fa brevissima, pochi secondi e subito dopo viene perduta. Una sorta di sbirciatina ottica insomma. Sembra proprio che il percorso del fotografico, nell'uso quotidiano e pe...

Veloce, lento o di qualità?

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©2010 Fulvio Bortolozzo. Intervengo con piacere in un discorso aperto da Sandro Bini sul suo blog Binitudini e proseguito da Rosa Maria Puglisi su Lo specchio incerto . Ad essi rimando direttamente chi desiderasse seguire dall'inizio i ragionamenti messi in campo. In estrema sintesi, il tema è quello dei cambiamenti, direi antropologici, che stanno avvenendo nel mondo fotografico per l'avvento delle tecnologie smart di produzione e condivisione delle immagini. La contrapposizione messa in evidenza da Sandro è quella tra la fotografia fatta con il cellulare, diffusa quasi all'istante in rete , e la  tradizionale fotografia lenta che prevede la ripresa (magari su pellicola), lo sviluppo (o la postproduzione), la selezione delle immagini e alla fine la presentazione al pubblico: di amici e parenti, come nelle fantozziane serate di proiezione delle diapositive d'antan, o anche ai visitatori di mostre e ai lettori di edizioni cartacee, nel caso di lavori professio...

La Repubblica degli orrori.

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Nemmeno a farlo apposta, ci pensa proprio La Repubblica a portare acqua al mulino della mia polemica contro la deriva delle fotografie scattate a mezzo smartphone da fotografanti incolti. Ma quale photoeditor, quale redattore ignorante (nel senso etimologico del termine) ha potuto trovare degna di pubblicazione la serie fotografica di Franco Olivetti? Una delle più orribili serie di robacce pasticciate su cui mi sia capitato di inciampare ultimamente. Vedere per credere: http://roma.repubblica.it/cronaca/2013/08/06/foto/visioni_di_un_pendolare-64370748/#1 La colpa tuttavia non è per me dell'inconsapevole Olivetti, ma di quelli che gli danno spazio e credito, segno della crescente presenza di persone completamente incompetenti per i posti che occupano. A decidere che immagini pubblicare dovrebbe essere qualcuno che ne capisca qualcosina, non il primo che passa in redazione. E se per incidente il tale che ha pubblicato le bizzarie di Olivetti mi leggesse e avesse pure il cor...

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