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Parole, parole, parole.

Immagine
Se c'è un effetto collaterale fotografico della pandemia, che mi tocca particolarmente, è lo tsunami di parole che sommergono le fotografie sulla rete. Prima dell'evento tragico in cui siamo ancora coinvolti, leggevo sovente le lamentele sull'eccessivo, strabordante, incalcolabile numero di fotografie che ogni giorno si condividevano sui social con tutte le nefaste conseguenze sulla qualità culturale e persino artistica che calavano a picco rispetto ai bei tempi andati quando dovevi implorare un editore, un gallerista, un critico, un Bertoncelli o un prete (cit.), perché si accorgessero di te e del tuo lavoro per darti modo di farlo conoscere ad altri che non fossero la tua mamma e i tuoi amici. Adesso, mentre miliardi di fotografie continuano a circolare si aggiungono però miliardi di miliardi di parole che si prendono la rivincita sulle immagini e si affollano le dirette, le conversazioni, le conferenze, le esercitazioni critiche ecc. ecc. Siamo caduti dalla padella vis...

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