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Visualizzazione dei post con l'etichetta Arte Concettuale

Dentro le fotografie degli altri.

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  LINDA FREGNI NAGLER Alla GAM di Torino, fino al 12 aprile 2026. ©2026 Fulvio Bortolozzo

Esito negativo.

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Ricevo un comunicato stampa da una nota galleria d'arte contemporanea torinese per l'inaugurazione della prossima mostra. C'è il testo di presentazione e un'immagine a colori di una delle fotografie esposte. Vedo una conchiglia chiaramente invertita nei toni, quindi di varie gradazioni di blu, come qualsiasi altra immagine a colori invertita digitalmente. Basta un click nel più semplice dei programmi di visualizzazione. Una cosa che chiunque può fare, e fa per gioco, ormai si può dire "da sempre". Un effetto che lascia davvero il tempo che trova. Eppure nel testo, questo risultato viene proposto come chissà quale vertice artistico che debba indurre meraviglia e riflessioni profonde.  Ora, io non so quanto qualcuno sia disposto a pagare per mettersi in collezione un'opera del genere, e non voglio nemmeno saperlo, ma se questo è ciò che si propone come "arte contemporanea", cioè immagini davvero qualsiasi avvolte in un cellophane di parole celebrat...

Dal pisciatoio alla banana, passando per la merda.

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Dal 1917 sono trascorsi 102 anni. In quell'anno Marcel Duchamp presentò a New York la sua "Fountain" sotto lo pseudonimo R. Mutt. L'opera, un pisciatoio da muro comperato da un negozio della città, non venne mai esposta al pubblico e in seguito andò perduta. Ne abbiamo una fotografia di Alfred Stieglitz. Venne invece esposta, e collezionata, la merda d'artista in scatola di Piero Manzoni del 1961. Prodotta in 90 esemplari del peso di 30 grammi ciascuno e messa in vendita alla stessa quotazione dell'oro. Oggi arriva  la banana di Maurizio Cattelàn appesa con del nastro adesivo grigio alle pareti di uno stand della fiera d'arte di Miami e proposta in vendita a 120.000 dollari. Pare già acquistata in 2 copie. A me tutto questo sembra il segno di un percorso giunto a scadenza. Come tutti i massimalismi, a forza di cercare una provocazione scandalosa più scandalosa della precedente si finisce per divenire irrilevanti. Sì, tutti si ricordano del pisciatoio...

L'Eni chiama, Cresci risponde.

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Fino al 16 ottobre prossimo è visitabile da Camera a Torino la mostra personale di Mario Cresci intitolata Ri-creazioni . Si tratta di una risposta d'artista alla domanda del committente, l' Archivio Storico dell'Eni , giunta per tramite di Camera che proprio in Cresci ha individuato il professionista adatto per svolgere questo incarico. L'Eni possiede un patrimonio fotografico impressionante, più di 500.000 fotografie ben conservate e catalogate. Dai tempi eroici di Enrico Mattei ai giorni nostri ogni aspetto significativo dell'attività aziendale viene documentato direttamente dai tecnici interni o da professionisti esterni. L'incarico a Cresci prevedeva una valorizzazione di questo patrimonio, ma che non si limitasse ad una mera selezione di immagini particolarmente riuscite esteticamente da poter esporre a fini promozionali. L'artista ha quindi messo in opera tutta la sua pluridecennale esperienza per esporsi con la massima libertà concessa dal...

Soltanto un orinale.

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"Ho l'impressione che Duchamp non sia stato una guida utile. La sua argomentazione sembra quella che fu data per la guerra in Vietnam: dobbiamo distruggere il villaggio per salvarlo, dobbiamo distruggere l'arte per salvare l'arte. Ma, alla fine, quel che ci resta è soltanto un orinale." Robert Adams, Lungo i fiumi , Ultreya 2008. (edizione originale: Along Some Rivers , Aperture 2006)

Distacco, impassibilità, rigore.

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Molti fotografi italiani nei decenni Ottanta e Novanta del Novecento sembra che avessero riscoperto l'affetto e il sentimento per i luoghi. Dopo i concettuali, e quindi razionali e freddi Anni Settanta, bagnati nel sangue di sconvolgimenti sociali e politici, dalle loro immagini tende a scomparire la cronaca, l'evento eclatante, il protagonismo dell'umanità in subbuglio. Il bianco e nero lascia spesso il posto al colore, un colore non squillante e saturo, se non nella declinazione di Franco Fontana, ma delicato, chiaro, tonale, sussurrato persino. Le presenze umane sono evocate in assenza. Gli orrori urbanistici, di cui la penisola è straripante, rimangono come dimenticati o se ci sono sembrano pacificati, risolti, assolti. La mozione è quella emotiva, della sensibilità alla luce. Luce che sembra tutto condonare. Sembra possibile vivere fuori dalle ansie in un rinnovato recupero di prossimità familiare con i segni sconvolti di un mondo ormai medializzato, confuso tra ...

Qualsiasi altra.

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Leggendo diversi saggi di autorevoli studiosi italiani e stranieri, si incontra facilmente la questione delle questioni: il rapporto tra fotografia e arte. A seconda del momento storico in cui il saggio è stato scritto si oscilla in genere tra una posizione che si potrebbe definire per comodità "pittorialista", la quale vede nel fotografico il proseguimento della pittura con altri mezzi, e quella "concettuale", che considera l' immagine automatica estranea alle logiche della pittura e anzi perfettamente antipittorica, secondo la linea d'azione e pensiero inaugurata dal pittore pentito per eccellenza: Marcel Duchamp . Tra questi due estremi si rincorrono nei decenni le tendenze nelle opere di chi dipinge e di chi fotografa con intenzioni artistiche. Qui penso stia il punto interessante: le intenzioni. Mentre dipingere è una pratica che si svolge, oggi più che mai, tutta all'interno del sistema delle arti , il fotografare coinvolge milioni e mili...

Artissima 18

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L'ho visitata e mi è piaciuta. Molto. Spazio, luce, tranquillità ottenuti anche grazie alla ariosa struttura dell' Oval . Poi, fatto essenziale, un filo conduttore sottile, ma ben evidente: il ritorno dell' Arte Concettuale , con tutta l'importanza che questa scelta può avere per il fotografico. Non solo come recupero storico, ma anche come proposta contemporanea in questi tempi così difficili da decifrare. Artissima merita quindi oggi più che mai il nome superlativo, con il suo collocarsi in equilibrio dinamico tra mercato e linea curatoriale. Una fiera che non vuole essere solo una fiera. Davvero un buon modo di mettere d'accordo il lato commerciale con quello culturale. Un convinto applauso il mio, che va di pari passo con gli appunti visivi, in questo caso davvero colti come fior da fiore, in un così stimolante giardino. Eccoli QUI . Per chi poi desiderasse fare paragoni: gli appunti delle edizioni 16 , 15 e 14 . .

Come ogni altro mezzo

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©2008-2010 Fulvio Bortolozzo - dalla serie Un habitat italiano . L'insulto definitivo all'Arte lo fece R. Mutt nel 1917 con la sua Fontana . Il colpo fu talmente duro da divenire rapidamente mortale e dalla scomparsa dell'Arte nacque l'arte. Dopo di allora Rose Sélavy ci è apparsa solo in fotografia perché con l'Arte morì anche la Fotografia. A chi lo desideri, non resta oggi quindi che fare arte usando le fotografie, così come ogni altro mezzo che riterrà adatto alla manifestazione del suo pensiero estetico. .

Una manica lunga il doppio

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Una collettiva con 45 artisti di varie generazioni e intensità. Tutti riuniti fino al 9 gennaio 2011 alla Manica Lunga del castello di Rivoli da Adam Carr seguendo il concetto del doppio, della simmetria, della coppia. L'operazione ha le sue luci e le sue ombre, ma sicuramente ha un valore didattico importante: consente di costruire un percorso conoscitivo senza soluzione di continuità sull' arte concettuale dalle sue origini, con una certa attenzione alla scena torinese, fino agli esiti più recenti. Le ombre stanno in questa seconda parte del percorso. Se difatti non può che far piacere vedere l'una accanto all'altra opere, anche storiche, di Alighiero Boetti, Giulio Paolini, Michelangelo Pistoletto, Giuseppe Penone, pur rilevando assenze importanti, come quella di Mario Merz per esempio, suscita più dubbi ritrovarsi di fronte ad opere addirittura di quest'anno ancora condotte secondo approcci concettuali decisamente superati. Buttare stracci per terra nel ...

Le presenze di Pier Paolo

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Dalla serie Intercity © 2006-2008 Pier Paolo Fassetta Di recente l'artista veneziano Pier Paolo Fassetta ha dato alle stampe un volumetto intitolato "Presenze" che racchiude la sintesi della sua quarantennale ricerca sul fotografico. Dalle prime indagini concettuali della fine degli anni '60, Fassetta approda, con metodo e rigore immutati, alle sperimentazioni digitali più recenti. Un percorso senza soluzione di continuità che ci restituisce tutto il valore dell'approccio più meditato al senso stesso di un gesto, il fotografare, sempre più spesso dato per scontato, come fosse solo una delle diverse possibilità operative del corpo umano. Dalla serie Intercity © 2006-2008 Pier Paolo Fassetta Per Fassetta l'atto fotografico pone invece problemi d'ogni genere che ne impediscono l'esercizio irriflessivo tipico dell'istantanea. Dentro la traccia visiva raccolta dalla camera convivono difatti volontà e accadimenti in proporzioni ogni volta nuove e tutte...

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