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Già scrivendone scompare.

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Vedi, una cosa affascinante delle immagini è che sfuggono alle categorie del ragionamento razionale, base della conoscenza intellettuale e scientifica. L'immagine, anche quella fotografica, è o non è. Funziona o no. L'autore è un tramite, felice quando riesce a farla funzionare. Spesso è incolto, impreparato, ma sensibile e intuitivo abbastanza da provare e a volte riuscire. Dopo, a cose fatte, si può dissezionare il cadavere alla ricerca della sua biologia, ma il succo, la famosa "anima", non c'è. Ecco perché le immagini sono sfuggenti, e le migliori ancora di più. Non c'è percorso analitico che tenga. Non è l'elogio del buon selvaggio e nemmeno il libera tutti ad ogni porcheria autoreferenziale. Si tratta di un piano di conoscenza altro, immediato e sintetico. Già scrivendone scompare.

Saputa o insaputa.

Immagine
Nell'ultimo seminario, tra i più belli che ricordi, abbiamo discettato insieme a lungo, e con una certa profondità, dei concetti di specchio e finestra (Mirrors and Windows). Per poi arrivare a comprendere che entrambi si combinano in gradazioni innumerevoli in ogni fotografia possibile, dall'antitesi più radicale alla fusione più completa. Sulla scia di quelle considerazioni, e pensando a ripartizioni critiche utili per suddividere il fotografico in attività diverse tra loro, me ne viene in mente un'altra che forse meriterebbe qualche riflessione. Al di là dei generi , che sono a volte comodi per catalogare o nella didattica, ma finiscono troppo spesso per diventare invece delle gabbie soporifere che producono ripetitive mostruosità monomaniacali, e sempre più sterili, di esperienze e procedure già esaurite in passato, può esistere invece una ripartizione più ampia e flessibile. La ripartizione tra fotografie sapute e insapute . Uso apposta questa definizione semidia...

L'unico fine o essenza.

Immagine
  ©2004 Fulvio Bortolozzo Che il fotografico sia una pratica relazionale, e quindi in potenza anche sociale, è pacifico. Che necessariamente, per questo motivo, sia veicolo di racconti, comunicazioni o altra messaggistica di ispirazione scritto-verbale no. L'atto fotografico è primariamente un atto di conoscenza compiuto nel terreno vago che sta tra la percezione umana del visibile attuata dal sistema occhio/cervello e la riproduzione tecnico-automatica che si ottiene del visibile per mezzo di una macchina. Che poi, partendo da qui, si possano costruire percorsi di senso e comunicazione è normale, ma non sono essi né ad essere all'origine del fotografico, né a costituirne l'unico fine o essenza. .

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