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Visualizzazione dei post con l'etichetta Enrico Prada

L'eclisse della qualità.

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©2015 Fulvio Bortolozzo. L'eclisse della qualità. Questo è il primo pensiero, rivedendo Michelangelo Antonioni, mentre la parte finale del suo film L'eclisse scorre davanti agli occhi e la luce diurna attorno a me si riposa. C'è qualcosa di perduto, dimenticato. Una capacità di trattenere le parole, di non dire perché è più importante guardare, instancabilmente, come se le cose, la luce, i rumori stessi, fossero tutto. Esiste un quotidiano, l'eclisse ce lo ricorda. Nel quotidiano si svolge l'esistenza di ogni essere umano. Giorno dopo giorno, per un numero limitato di giorni. Ogni fuga, e ne aumentano di continuo, da questo semplice dato di fatto è una corsa verso il vuoto di una vita allucinata, senza ritorni possibili. Il fotografico, come atteggiamento prima di ogni altra cosa, può essere una chiave utile per riaprire la porta del senso. Mettersi lì, guardandosi attorno, senza interessi precisi o intenzioni particolari, ma con le mani in tasca, strette...

Da Ghirri ai ghirrini.

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©2014 Fulvio Bortolozzo, dalla serie "Appunti per gli occhi". Da qualche giorno tra i blog di fotografia che seguo più assiduamente mi è apparsa una specie di ola , di quelle che si vedono sugli spalti alle partite dei Mondiali di calcio. La vedo iniziare da Michele Smargiassi il 18 giugno scorso con un post intitolato " Considerazioni di un idiota sulla foto d'arte " , prosegue il 21 giugno con " L'equivoco ghirriano " di Efrem Raimondi e la vedo arrivare dalle mie parti oggi con il post " La soglia " di Enrico Prada. Non resisto quindi all'idea di alzarmi anch'io in piedi per consentirle di andare oltre, se qualcun altro vorrà raccogliere questa espressione spontaneista di festosa partecipazione. Conosco l'opera di Ghirri fin quasi dal suo inizio. Nel senso che, inconsapevole giovincello pastrocchiante con le fotocamere per tirarne fuori qualcosa di "mio", mi imbattei nell'edizione fresca di stampa di ...

Il lunedì del fotografico.

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©2014 Fulvio Bortolozzo. Apro stamattina la mia finestra sulla rete e trovo nella valigia di Van Gogh , il delizioso blog di Enrico Prada, la notizia che un volto fotografato non possa non raccontare la sua vita. Quella del volto che racconta la vita è forse uno dei luoghi comuni letterari più consumati. Un volto non mi racconta nulla. Espone se stesso e gli accidenti eventuali che il tempo dell'esistere gli provoca semmai. Nulla dice sui perché e per cosa. Nè se lo vedo di persona, né se lo vedo in una fotografia o altra immagine. Senza parole, senza informazioni, resta lì muto e rassegnato a farsi proiettare addosso tutti i film che la mia eventuale fervida fantasia s'incapriccia di inventarsi. Passo oltre e mi imbatto in Fotocrazia , l'ottimo flusso di pensieri di Michele Smargiassi. Stavolta leggo che una delle chiavi del successo di quella peste oculare di Instagram sarebbe l'uso del fotografare sociale per creare identità di appartenenza condivise, attravers...

Custodire intatte le differenze.

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©2014 Fulvio Bortolozzo. Il web non è solo un reciproco rincorrersi di segnali di presenza estemporanei emessi tra sconosciuti per colmare loro evidenti vuoti esistenziali, come spesso sostengono i suoi detrattori. Sul web possono anche emergere occasioni molto valide di dialogo che altrimenti sarebbe stato impossibile realizzare. In questo senso, lo scrivere questo blog, all'inizio vissuto con il timore che fosse un'attività pericolosamente piena di vanità irrisolta, è divenuto nel tempo un'occasione davvero proficua di dialogo e riflessione. Non solo con chi mi onora del suo leggermi, ma anche con altri blogger con i quali condivido interessi e pensieri. Premesso questo, vorrei segnalare un dialogo a più voci che sta andando avanti da qualche tempo. Gli interlocutori sono diversi e l'interazione si svolge liberamente, a volte serrata, altre meno. L'ultimo articolo scritto da Enrico Prada sul suo blog " La valigia di Van Gogh ", che a sua volta ...

Un po' d'aria per favore. Clic.

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Dice: " In ogni fotografia c'è un racconto ". Ah, bè. Ma come si legge? Inizio a leggere dall'alto a sinistra o da dove? Ah, sì la Regola dei Terzi, la Gestalt, la sezione Aurea, la Semiologia in tre lezioni semplici semplici ecc. ecc. Già, "leggere" si intende in senso lato... Bene e cosa c'è scritto di grazia? Ma tutto quello che vuole il lettore perbacco! Non siete mai andati a farvi "leggere le carte" ai banchetti dei Festival? Vai da Tizio e ti dice che problemi psichici hai, vai da Caio e scova una tua poetica tardoromantica che non sospettavi di avere, vai da Sempronio e proprio manco riesce a guardarle le tue stampe fotografiche tanto gli fanno orrore. Ohibò, se una fotografia contiene un racconto dev'essere ben arzigogolato. Ma no, è che non sei abbastanza bravo a "scrivere", si leggono troppe robe che hai lasciato lì senza accorgertene e che non c'entrano nulla con quello che "volevi dire". Ma volevi dire ...

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