Tra estetica ed etica
Nella galleria torinese dei Weber approda uno spirito inquieto: Gabriele Croppi , classe 1974. Alle pareti grandi stampe fotografiche al carbone su carta cotone protette, ma anche in parte nascoste, dal vetro di cornici bianche, opache, minimali. Le opere esposte appartengono a serie recenti come Piemontesi, New York e altre. Il primo impatto con le immagini di Croppi solleva immediatamente pensieri ambivalenti. Da un lato si rimane attratti dal rigore freddo e geometrico dei suoi neri nerissimi, condotti al limite del tratto fotolitografico, interrotti da luci bianche bianchissime. Dall'altro la presenza di figure umane, spesso una sola per immagine, e insolitamente statuarie, oltre all'apparizione nei cieli di elementi incogrui (mongolfiere, singole nuvole troppo "giustine", ecc.) inducono a considerare fortemente manipolato ciò che si vede, creando così un corto circuito culturale tra l'idea tradizionale che una fotografia debba essere per forza la traccia ott...