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L'intelligenza ottica.

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C'è un aspetto per me fondamentale nella pratica della fotografia che continua ad essere insostituibile, anche in quest'epoca di intelligenza artificiale applicata alle immagini. Si tratta di un esercizio basilare nella procedura fotografica: l'interposizione di una fotocamera tra il fotografante e ciò che ha identificato come soggetto della sua azione. Se il gesto va a buon fine, ne risulta sempre e invariabilmente un'immagine bidimensionale depositata su una superficie chimica o elettronica per via ottica. Proprio l'azione dell'ottica organizza e compone l'immagine secondo regole fisiche indipendenti dalla volontà umana, tanto che il fenomeno potrebbe esistere, come un arcobaleno per esempio, anche se gli umani non fossero mai comparsi sul pianeta che chiamano Terra. Il trattenimento del fenomeno per renderlo durevole consente poi molti interventi e modifiche, campo nel quale si esercitano le fantasie umane, ma alla base c'è sempre e solo una traccia o...

L'occhio è nudo.

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L'esperienza della visione è una parte complessa delle attività cerebrali. Gli stimoli visivi si mescolano con le altre informazioni via via accumulate nel tempo e danno come risultato una sistemazione possibile di quanto esiste fuori dal corpo umano. La convalida su quanto si pensa di vedere ha nella ripetizione e nella costanza dei risultati accettati dal cervello una parte essenziale. L'accettazione può venire condizionata da impostazioni di pensiero indotte con la trasmissione di modalità ammesse dalla propria cultura di appartenenza.  Certamente la cultura occidentale da secoli ha fiducia nell'immagine ottica come sistemazione accettabile della visione. L'ottica ha principi fisici di funzionamento praticamente identici a quelli dell'occhio umano. Ne deriva che ciò che preleva si sovrappone con una certa verosimiglianza con quanto si pensa di poter vedere nelle stesse condizioni di osservazione. Almeno per parti definite. Come fossero dei frame estratti dal flus...

Immagini alla ricerca di occhi.

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Una fotocamera è un oggetto tecnologico basato su alcune leggi fisiche fondamentali. Di per sé, non dovrebbe suscitare più interesse di una lavatrice. Se invece ha un successo così inarrestabile presso milioni di persone è perché ciò che produce non è solo un servizio utile alla persona, come dei panni puliti per esempio, ma  qualcosa di più, molto di più. Il risultato di una fotocamera è un'immagine. Ottica, bidimensionale, oggi persino immediata, simultanea, plurimateriale e temporanea, nel senso che può apparire all'istante su display o monitor per ogni dove e per un tempo definito da chi guarda o da chi la fa guardare. Il limite di questo tipo d'immagine resta l'accessibilità. Senza l'uso di una dotazione tecnologica almeno sufficiente essa non appare. Quindi la precondizione per fruirne è quella di appartenere al gruppo umano di quanti sono dotati delle necessarie apparecchiature. L'industria del settore ogni giorno che passa raggiunge con i suoi prod...

Prima o poi.

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Le immagini sono una costruzione mentale degli umani. Abitano i loro corpi e a volte ne escono con innumerevoli manifestazioni fisiche. La novità più importante del fotografico sta proprio in questo fondamentale aspetto: sono immagini che non escono da un corpo umano. Un oggetto costruito da umani per produrle automaticamente, secondo leggi fisiche ben precise e ripetibili, è l'agente della loro nascita al mondo. Questa alterità pone il problema dell'autore. Nell'immagine tradizionale qualsiasi sgorbio di bambino suscita l'ammirazione familiare perché si è consapevoli che proprio lui lo ha reso visibile, con le sue manine e il suo impegno psicofisico, usando in ogni modo le superfici e gli strumenti disponibili, anche in modi non convenzionali e perseguibili dai regolamenti di convivenza stabiliti dai genitori. Dando invece ad un bambino una fotocamera dove debba solo premere il famoso pulsante, ecco che tutto si concentra in un'attività performativa dove il...

Cose davvero interessanti.

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Prendere fotografie non ha senso in se stesso. Se ne ottengono immagini che seguono regole imposte da leggi fisiche: ottiche innanzitutto, poi meccaniche, infine chimiche o elettroniche. Sono immagini tecniche prodotte da congegni, che sempre più diverranno veri e propri droni, costruiti e programmati per ottenere la migliore efficienza di risultato nel minor fastidio operativo possibile. Invece di attardarsi a farle faticosamente assomigliare a immagini umane, quelle da sempre realizzate direttamente dalla mente e dal corpo senza intermediazioni automatiche di apparati vari, conviene occuparsi del senso mancante. Del perché e come servirsene. Qui si possono realizzare cose davvero interessanti.

Non è così assoluta.

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Si vive talmente circondati da immagini automatiche da considerarle immagini e basta, come se il fatto che siano di matrice ottica non comportasse nessuna differenza sostanziale con qualsiasi altro tipo d'immagine. Eppure il fatto che un'immagine sia la traccia visiva durevole di ciò che un sistema ottico può prelevare dalla luce contiene un preciso risvolto ideologico che finisce per condizionare il pensiero umano, quando non se ne sia consapevoli. Vedere è un'attività complessa che coinvolge tutto il corpo a partire dagli occhi. L'elaborazione che il cervello realizza a velocità incommensurabile tiene però conto non solo di ciò che arriva dai nervi ottici, ma anche delle altre informazioni sensoriali. I movimenti stessi del corpo influiscono sulla sintesi che chiamiamo "vedere". Tutta questa complessità sempre in azione con un dinamismo sorprendente non è riducibile alla sola componente ottica. Una fotografia questo fa. Opera una riduzione di comples...

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