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Visualizzazione dei post con l'etichetta fotografia dei luoghi

Distacco, impassibilità, rigore.

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Molti fotografi italiani nei decenni Ottanta e Novanta del Novecento sembra che avessero riscoperto l'affetto e il sentimento per i luoghi. Dopo i concettuali, e quindi razionali e freddi Anni Settanta, bagnati nel sangue di sconvolgimenti sociali e politici, dalle loro immagini tende a scomparire la cronaca, l'evento eclatante, il protagonismo dell'umanità in subbuglio. Il bianco e nero lascia spesso il posto al colore, un colore non squillante e saturo, se non nella declinazione di Franco Fontana, ma delicato, chiaro, tonale, sussurrato persino. Le presenze umane sono evocate in assenza. Gli orrori urbanistici, di cui la penisola è straripante, rimangono come dimenticati o se ci sono sembrano pacificati, risolti, assolti. La mozione è quella emotiva, della sensibilità alla luce. Luce che sembra tutto condonare. Sembra possibile vivere fuori dalle ansie in un rinnovato recupero di prossimità familiare con i segni sconvolti di un mondo ormai medializzato, confuso tra ...

Così allegramente nell'errore.

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C'è un errore di fondo nel concetto di missione fotografica , un errore che dalla primigenia Mission Hèliographique fino ad oggi rimane bellamente ignorato. Nasce dall'idea che un corpo di fotografie ben organizzato possa descrivere dei fenomeni visibili, per un dato tempo in un dato luogo, con una chiarezza interpretativa in qualche modo utile alle istituzioni, ai decisori pubblici e privati e a chiunque sia interessato ai soggetti o ai temi assegnati. Nella realtà storica, nessuna missione ha mai portato agli effetti enunciati nelle dichiarazioni ufficiali d'apertura. Al massimo, dopo una mostra, e magari un catalogo, tutto finisce archiviato e dimenticato. Un tempo in qualche deposito o cantina, oggi anche sulla rete. A volte in sordina, con un certo imbarazzo, altre volte con un po' di millanteria vanesia e autoreferenziale. I monumenti francesi eliografati nell'Ottocento, la crisi economica nelle aree rurali negli States degli anni Trenta , le regioni fr...

Secernere strumenti.

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©2014 Fulvio Bortolozzo, Genova . (...) un aspetto essenziale nello sviluppo della cognizione umana è la capacità della nostra specie di secernere strumenti cognitivi (tra cui anche il linguaggio, ma non solo quello) nel mondo esteriore, dove possono modellare non solo le sue stesse azioni ma anche quelle degli altri esseri umani e delle generazioni successive. Questa visione ampia della cognizione assume particolare importanza per l'analisi dello spazio, dal momento che gli esseri umani percepiscono lo spazio dall'interno di ambienti socialmente organizzati ed elaborano concettualmente lo spazio, lo costruiscono e lo percorrono grazie ad una ricca serie di strumenti frutto delle attività cognitive dei nostri predecessori (...). Charles Goodwin, Il senso del vedere . .

Parco pubblico.

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©2013 Fulvio Bortolozzo - dalla serie Note a perdere . Verso il tardo pomeriggio. Nei dintorni dei luoghi d'infanzia. Alcune cose le inseguo da decenni. Altre, come questo angolo di parco pubblico, mi appaiono per la prima volta. Vedo un chiosco sotto gli alberi. "L'oasi, Bar Pizzeria" dice il neon. Vedo gli alberi, gli avventori. Questo rapporto mi trattiene. La fotografia mi libera. Solo in studio, osservando la scena con attenzione vedo un simbolo padano. Questo amo del fotografare. Scopro ogni volta qualcosa di diverso da ciò che pensavo di vedere. E imparo. .

Siamo un po' più soli...

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Mi è arrivata poco fa la notizia della scomparsa di Gabriele Basilico . Non c'è davvero bisogno di spendere nessuna parola per spiegare chi fosse a chiunque abbia anche un minimo di contatto con la fotografia d'autore italiana degli ultimi trent'anni. Come pochissime altre figure, tra cui quella di Luigi Ghirri, ha saputo costruire nel tempo un pensiero e una visione di straordinaria qualità è unicità. Mai contento di quanto fatto, ha sempre cercato l'evoluzione, lo sviluppo di nuovi modi di relazionarsi con la contemporaneità in trasformazione. Ogni passo, contiene una lezione, ogni scelta formale o concettuale possiede un seme che porta e porterà sempre nuovi germogli. Oggi è un ben triste giorno per la comunità dei fotografi ed è straziante per quanti l'hanno amato. Nelle rare occasioni d'incontro, mi sono sempre rammaricato di non esser mai riuscito a costruire con lui un qualche rapporto di buona conoscenza, se non di amicizia. Differenze emotive ...

DOCKS DORA

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© Winifred Chiocchia 2012 La giovane Winifred Chiocchia arriva su questo blog con una interessante serie dedicata all'area dei Docks Dora : un insediamento della infrastrutturazione commerciale torinese che proprio quest'anno compie cent'anni  e si trova, dopo l'ormai lontana dismissione della fine degli anni Sessanta, nuovamente ad essere oggetto di un tentativo di recupero. L'approccio all'insediamento seguito dall'autrice rispetta i canoni della tradizionale fotografia di luoghi  in stile documentario senza rinunciare ad una riflessione personale sulla natura di quanto va scoprendo.  La presentazione delle immagini si svolge con un montaggio associativo, unendo così una restituzione verosimilmente oggettiva di quanto osservato alle potenzialità evocative del luogo nell'esperienza soggettiva che può derivarne. Per vedere il portfolio, cliccare QUI . .

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