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Prima o poi.

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Le immagini sono una costruzione mentale degli umani. Abitano i loro corpi e a volte ne escono con innumerevoli manifestazioni fisiche. La novità più importante del fotografico sta proprio in questo fondamentale aspetto: sono immagini che non escono da un corpo umano. Un oggetto costruito da umani per produrle automaticamente, secondo leggi fisiche ben precise e ripetibili, è l'agente della loro nascita al mondo. Questa alterità pone il problema dell'autore. Nell'immagine tradizionale qualsiasi sgorbio di bambino suscita l'ammirazione familiare perché si è consapevoli che proprio lui lo ha reso visibile, con le sue manine e il suo impegno psicofisico, usando in ogni modo le superfici e gli strumenti disponibili, anche in modi non convenzionali e perseguibili dai regolamenti di convivenza stabiliti dai genitori. Dando invece ad un bambino una fotocamera dove debba solo premere il famoso pulsante, ecco che tutto si concentra in un'attività performativa dove il...

L'equivoco del soggetto.

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©2008 Fulvio Bortolozzo, dalla serie "Un habitat italiano". Lo so, capita anche a me. Quando mi trovo a passare vicino ad un serbatoio d'acqua fatto a torre, con la sua bella testona grande e le gambette sottili, nella mente mi si illumina un nome: "Becher". Se cammino su una spiaggia d'inverno e guardo alle sue strutture balneari in disuso il nome diventa "Ghirri". Potrei andare avanti, ma ci siamo capiti. Curiosamente nel fotografico avviene una sorta di "privativa d'autore" sui soggetti stessi. Non mi appare necessariamente in testa Vang Gogh quando sono in una sala da biliardo o Fontana (Lucio) tutte le volte che taglio qualcosa. C'è un equivoco, uno scambio di attenzione, e quindi di identità, tra il visivo fotografico e il soggetto che viene ripreso. Come se le cose nascessero solo quando vengono fotografate e la paternità di questa nascita fosse di chi per primo le ha prese con la fotocamera e ridotte ad immagini di ...

E quella cerco.

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©2014 Fulvio Bortolozzo. C'è una storia tutta da scrivere, o forse qualcuno l'ha già scritta, non so: quella della trasformazione dell'immagine da manufatto a prodotto industriale. Alla base di questa trasformazione c'è la moltiplicazione esponenziale dell'umanità sul limitato spazio planetario e il notevole allungamento medio della vita dei singoli umani coinvolti organicamente nell'industrializzazione. L'invenzione sociologica più brillante della civiltà industriale è stata appunto questa: la middle class , ovvero una borghesia funzionale all'industrializzazione, e alla moltiplicazione modulare degli stili di vita e dei consumi (forzatamente industriali) connessi, che arrivava a coinvolgere gli strati più alti della classe operaia. Oggi questo modello di società sta soffocando nelle sue contraddizioni, ma continua implacabilmente ad essere condotto dai poteri decisionali nella direzione iniziale: lo sviluppo senza fine. Vedremo quindi cosa succed...

Un po' d'aria per favore. Clic.

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Dice: " In ogni fotografia c'è un racconto ". Ah, bè. Ma come si legge? Inizio a leggere dall'alto a sinistra o da dove? Ah, sì la Regola dei Terzi, la Gestalt, la sezione Aurea, la Semiologia in tre lezioni semplici semplici ecc. ecc. Già, "leggere" si intende in senso lato... Bene e cosa c'è scritto di grazia? Ma tutto quello che vuole il lettore perbacco! Non siete mai andati a farvi "leggere le carte" ai banchetti dei Festival? Vai da Tizio e ti dice che problemi psichici hai, vai da Caio e scova una tua poetica tardoromantica che non sospettavi di avere, vai da Sempronio e proprio manco riesce a guardarle le tue stampe fotografiche tanto gli fanno orrore. Ohibò, se una fotografia contiene un racconto dev'essere ben arzigogolato. Ma no, è che non sei abbastanza bravo a "scrivere", si leggono troppe robe che hai lasciato lì senza accorgertene e che non c'entrano nulla con quello che "volevi dire". Ma volevi dire ...

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