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Visualizzazione dei post con l'etichetta Wim Wenders

Cercasi italiano disperatamente.

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Sì, di nuovo al Cineteatro Baretti . Un luogo che mi si rivela ogni volta di più indispensabile, pur collocato com'è nell'offerta variegata di una grande città come Torino. Il suo non so che di familiare, lo rende quel cinema di paese, o di quartiere, già vissuto nell'infanzia; il tutto unito poi  ad una programmazione che, titolo dopo titolo, presenta una qualità culturale davvero eccellente. Questa volta tocca a Daniele Gaglianone con il suo ultimo film " La mia classe ", presentato alla Mostra del Cinema di Venezia lo scorso anno. Questo non è un blog di critica cinematografica è quindi mi si perdonerà se non possiedo gli strumenti e la competenza necessari per una disamina coerente del fim. Sono tuttavia da sempre un cinefago . In questa veste sui generis , consiglio vivamente la visione di quest'opera low cost , girata in sole due settimane con attori, tranne il magnifico Valerio Mastandrea , presi dalla vita di tutti i giorni. Sempre che la trovi...

This Must Be the Place, maybe...

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L'ultima fatica di Paolo Sorrentino non mi ha convinto del tutto, anche se sono contento di averla vista. Considerando che non è davvero facile per un regista italiano scrivere e girare un film internazionale senza cadere nel nostro provincialismo, mi pare che il risultato possa essere considerato accettabile, nonostante le note negative siano diverse. A cominciare da alcuni richiami troppo telefonati all'Antonioni anglofilo di Blow Up e in qualche spleen di troppo dal Paris Texas di Wim Wenders (piacevole però il cameo di Harry Dean Stanton ). Tra momenti ironici e pericolosi avvitamenti storici nella Shoah, il film scorre comunque senza perdere il filo, con diversi momenti di buon cinema (il concerto di David Byrne per esempio), anche se con alcune dannose ripetizioni emotive. Il finale abbassa di parecchio la qualità e la tensione narrativa che il film aveva saputo creare, specialmente in tutta la prima parte inglese. L'America di Sorrentino poi, in specie il West, ...

Il silenzio indecifrabile

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©2011 Fulvio Bortolozzo - serie Scene di passaggio (Soap Opera) . Le fotografie sono finestre. Gli umani si limitano ad aprirle. Poi osservano e decidono se e in quale loro discorso inserire ciò che vi vedono. Se si prestano ad essere inserite in discorsi anche opposti, mantenendo però la loro forza attrattiva, questo dipende da un incidente estetico: una bellezza le attraversa. Le fotografie sono specchi. Dapprima privati di chi le scatta, poi dell’entourage di chi le apprezza, infine di tutti quelli che vi vedono via via nel tempo riflessi i propri pensieri. Per questo forse Wim Wenders sostiene che non si può fare un film contro la guerra senza che sia anche per la guerra. Nessuna fotografia a miei occhi vale mille parole, nemmeno mille sospiri. Vale per quel gesto che mi viene da ripetere: alzare le mani. Alzo le mani e mi arrendo al felicissimo, e per me da sempre attraente, silenzio indecifrabile delle fotografie . .

Gli occhi della gente

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"Appunti per gli occhi" ©2009 Fulvio Bortolozzo La decisione più politica che puoi prendere è dove dirigere gli occhi della gente. In altre parole. ciò che mostri alla gente, giorno per giorno, è politico... (Wim Wenders, L'atto di vedere)

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