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Carlo, la corona e la salvezza.

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Ho seguito, come tanti italiani penso, le telecronache dell'incoronazione di Carlo III. Devo dire che il cerimoniale, i dettagli dei volti dei protagonisti e dei partecipanti, i loro atteggiamenti, la scenografia e le coreografie, tutto l'insieme, mi sono apparsi persino ridicoli. Un vecchio principe arriva in ritardo di almeno trent'anni al trono, insieme alla donna tanto amata. Sarebbe al massimo una fiaba patetica e parecchio triste, se non fosse realmente accaduto. Un trono impolverato da procedure d'investitura ormai senza alcuna aura possibile agli occhi di chi non sia abbagliato del tutto dai rituali monarchici e religiosi. Mi è sembrato di assistere alla fine di un'epoca, incarnata in estremo dalla quasi immortale Elisabetta II, erede di quell'Impero britannico fondato sul plurisecolare dominio di altre civiltà, con tutte le conseguenze anche sanguinose e predatorie del caso. Se c'è un possibile futuro per ciò che resta della monarchia nel Regno Unit...

Il lato oscuro di Facebook.

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Insomma è finalmente capitato! Dopo anni e anni di partecipazione a Facebook, sono stato bannato per 24 ore dal social per aver pubblicato un contenuto ritenuto in contrasto con "gli standard della comunità". Fin qui, sarà capitato a tanti e anche di peggio. La cosa però che mi ha fatto uscire dai gangheri è la particolarità dell'evento, Il contenuto si può vedere qui sopra in forma censurata per gli occhi degli ipocriti puritani americani che non sanno distinguere un'opera d'arte dalla pornografia. Merce quest'ultima della quale tra l'altro sono proprio gli americani, e di gran lunga, i più grandi esportatori globali. Si tratta di una fotografia tra le più famose di un grande nome della fotografia internazionale: Helmut Newton (1920-2004). Un'immagine carica di autoironia e per nulla volgare. Il titolo è " Self-Portrait with Wife and Models " ed è del 1981. Newton espose in vita ovunque e anche in contesti d'arte. Vidi le sue fo...

Che schermo grande che hai...

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Siamo ormai vicini al capovolgimento di una consuetudine che ha accompagnato Internet fin dalle sue origini. Fino ad ora, per usare i file fotografici sul web si facevano delle riduzioni dalla loro dimensione nativa. Questo avveniva per due motivi: rendere più rapido il caricamento delle pagine dei siti e ridurre il rischio di un uso illecito delle fotografie per stampe su carta. Per lunghi anni i formati VGA (640x480 pixel), SVGA (800x600) e XGA (1024x768) furono gli standard della rete. Poi arrivarono monitor più grandi e televisori a grande schermo. Di conseguenza lo standard aumentò: HD (1280x720) e HD FULL (1920x1080). Fino a questo punto, scaricando una fotografia HD FULL, si potevano ottenere stampe su carta grandi come cartoline (10x15cm o poco più). L'eventuale illecito era quindi contenuto in dimensioni ridotte. Ora però stanno arrivando gli standard 4K (3840x2160) e a seguire 8K (7680x4320). Questo significa che una stampa su carta potrà arrivare ad essere di 20x3...

Inabitabile magari per me.

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Alla Fondazione Merz di Torino è aperta fino al 19 giugno prossimo la personale di Botto & Bruno. Prima cosa: andateci. Consiglio calorosamente i miei concittadini, e non solo, di immergersi nelle grandi scenografie allestite per l'occasione. Forse mai come prima d'ora il mondo visionario dei due artisti torinesi prende corpo, e luogo, con una simile avvolgente forza iconografica: un'esperienza davvero totalizzante. Le tecnica del collage digitale fotografico, affinata negli anni, vede gli ormai neocinquantenni autori (non si direbbe affatto vedendoli, ma i dati anagrafici recitano così) pienamente padroni del loro universo post industriale. Ogni minimo elemento fotografico si inserisce nell'insieme del montaggio contribuendo ad arricchirlo e nello stesso tempo rendendo credibile l'incredibile fin sulla soglia del tangibile, del percorribile. E proprio percorrere e ripercorrere l'allestimento passeggiando lungo le pareti è il modo migliore di...

Un senso predeterminato.

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©2000 Fulvio Bortolozzo, dalla serie "Alphaville". Prendere fotografie è un atto semplice oggi. Lo sarà ancora di più nel futuro. Chissà che non mi tocchi di vedere il primo umano dotato di camera innestata fisicamente nel cranio e connessa ai centri cerebrali deputati alla visione. Basterà allora attivare la scintilla dell'intenzione per ricavarne l'immagine fotografica ed estrarla da fessure che chiunque può fantasticare quali e come saranno. Forse però immagino solo carrozze con motori a scoppio al posto dei cavalli. Nel futuro la stessa intenzione cerebrale sarà magari trasmissibile come flusso elettromagnetico tra un umano e l'altro o molti. La macchina fotografica, oggetto da museo, scomparirà del tutto sostituita da connessioni neuronali intra ed extraindividuali. L'inconscio quindi sarà finalmente libero dalla tecnologia e si esprimerà direttamente? Temo proprio di no, anzi. L'umanità bionica che abbiamo di fronte sarà sempre più parte dell...

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