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Visualizzazione dei post con l'etichetta onestà

Onestà, fortuna, intelligenza.

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L'onestà, qualità morale di cui tanto ci si riempie la bocca oggi, è forse la più grande menzogna mai concepita da mente umana. Dare valore ad un comportamento sincero, leale e trasparente come se fosse la soluzione di ogni problema costituisce un paradossale abbaglio. Si può onestamente non capire nulla di qualcosa, si può anche onestamente ammetterlo, ma non per questo si diventa titolati ad occuparsene. Il principio di competenza rimane ineludibile. La competenza si matura nell'esperienza sorretta dall'intelligenza, dalla capacità cioè di apprendere. Dote innata, migliorabile con l'istruzione, ma non elargibile a piacere a chicchessia. L'onestà si può insegnare, anche imporre, l'intelligenza no. Napoleone individuava una terza componente indispensabile: la fortuna. Ad un generale intelligente ne preferiva uno fortunato. La fortuna però non si possiede, ma ci possiede e a divorziare da noi è sempre essa, in genere quando meno te lo aspetti. L'intelli...

Dalla storia allo storytelling.

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Questo è un pensiero più generale, ma riguarda anche il piccolo mondo del fotografico. Anzi, la riflessione nasce proprio da lì. Di recente, in vario modo, ho preso atto dell'esistenza di molte narrazioni sulla storia della fotografia, o delle fotografie se volete, e fin qui nulla di male. Ognuno è ben libero di raccontare cosa vuole di qualsiasi cosa. Il problema nasce, secondo me, quando la narrazione, per avvalorarsi come credibile, usa delle tecniche precise. Una di quelle che trovo particolarmente insopportabile è l'omissione. Escludere dal racconto gli episodi scomodi, quelli che metterebbero in crisi le tesi sostenute dal narrante, è un atto di disonestà intellettuale, se fatto in modo consapevole, o di ignoranza specifica sul tema di cui si narra. Ritengo difatti che qualsiasi sia la propria tesi, essa vada sostenuta nella conoscenza comune degli aspetti basilari, storici. Almeno quelli proprio incontestabili, comunque la si pensi. Il problema è proprio questo, el...

L'onestà di Milo.

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La serata di "Secondo", il ciclo di incontri del martedì sera ideato da Pepe Fotografia di Torino, stavolta ha ospitato l'esperienza biennale da editore indipendente di fotografia contemporanea del giovane Milo Montelli (Jesi, 1982). Con il marchio SKINNERBOOX ha fin qui pubblicato 14 titoli, tutti con tirature comprese tra le 100 e le 750 copie, per la maggior parte stampati in offset e ciascuno concepito per dare la migliore soluzione grafica e oggettuale al progetto selezionato. Il lavoro di Montelli sta trovando all'estero importanti segni di riconoscimento e anche una buona risposta di mercato. Si tratta di un fenomeno di nicchia estrema, ma proprio per questo riesce ad intercettare tendenze autoriali di notevole interesse. Ovviamente Montelli non riesce a campare di editoria, fa lo psicologo per contribuire a sostenere se stesso e la sua famiglia, che sta anche crescendo. Ciò nonostante, con una politica attenta e rigorosa, sta facendo funzionare un circui...

Onestà intellettuale.

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Ultimamente va così. Per la verità, già questa primavera c'era stata un'avvisaglia. Entro in una mostra fotografica personale o collettiva, magari di gran prestigio, allestita in sedi d'eccellenza e ne esco deluso, confuso, disturbato. C'è qualcosa che non mi torna, che non capisco. La formazione che mi ritrovo addosso è stata pervasa dall'ammirazione per le grandi mostre epocali e i grandi libri che segnarono delle vere e proprie svolte. Il riferimento e le aspettative sono quindi forse irragionevoli. La realtà italica vola molto più basso, appena poco sopra la crosticina della pagnotta probabilmente. Non è questione di nomi o situazioni, chiunque si trovasse ad occupare il posto del prediletto di turno, farebbe le stesse identiche cose, sostituendo semplicemente la catena di relazioni attuale con la propria. Manca forse, ecco che mi viene la parolina, anzi due: onestà intellettuale.

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