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Visualizzazione dei post con l'etichetta Fotografia

Fotografie e altre immagini.

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Oggi più che mai, diventa essenziale comprendere bene cosa sia una fotografia e cosa non sia. L'unica differenza inevitabile che esiste, e rimarrà per sempre, con le altre immagini che gli umani possono realizzare sta nella procedura iniziale. Una fotografia presuppone sempre che una fotocamera sia stata messa davanti a qualcosa. Punto. Potrebbe sembrare un fatto marginale, il classico pelo nell'uovo, ma invece contiene tutta la rivoluzione della fotografia, anche se oggi viene svalutata, così come fino a ieri era sopravvalutata. Qualsiasi fotografia, per quanto la traccia ottica possa essere stata manipolata prima, durante e dopo la ripresa, rimane aderente al fatto scientifico da cui si genera: impronta di luce riflessa da un soggetto, passata attraverso un apparato ottico e resa durevole con una tecnica chimica o elettronica (per ora e in attesa di altre tecniche ancora non inventate). Cosa significa in concreto? Nessuna immagine assicura che ciò che vi si vede esista realme...

L'intelligenza ottica.

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C'è un aspetto per me fondamentale nella pratica della fotografia che continua ad essere insostituibile, anche in quest'epoca di intelligenza artificiale applicata alle immagini. Si tratta di un esercizio basilare nella procedura fotografica: l'interposizione di una fotocamera tra il fotografante e ciò che ha identificato come soggetto della sua azione. Se il gesto va a buon fine, ne risulta sempre e invariabilmente un'immagine bidimensionale depositata su una superficie chimica o elettronica per via ottica. Proprio l'azione dell'ottica organizza e compone l'immagine secondo regole fisiche indipendenti dalla volontà umana, tanto che il fenomeno potrebbe esistere, come un arcobaleno per esempio, anche se gli umani non fossero mai comparsi sul pianeta che chiamano Terra. Il trattenimento del fenomeno per renderlo durevole consente poi molti interventi e modifiche, campo nel quale si esercitano le fantasie umane, ma alla base c'è sempre e solo una traccia o...

Lee Miller a Stupinigi.

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Nelle ex cucine reali della Palazzina di Caccia di Stupinigi è visitabile dal 9 settembre scorso la mostra " Lee Miller, Photographer & Surrealist ". Gratuita per i fortunati possessori, ed io modestamente lo sono, della Tessera Musei Piemonte. La figura di Lee Miller è davvero romanzesca e difatti un film di quest'anno è dedicato proprio a lei. Personalmente sono sempre un po' distaccato nei confronti dei romanzi. Mi domando sempre se l'artista che mi viene proposto abbia fatto opere di grande interesse artistico o l'unica opera d'arte davvero interessante in realtà sia solamente la sua biografia. Nel caso della Miller, mi pare di poter dire che sì, ci ha lasciato alcune fotografie decisamente di alta qualità e in mostra vengono ben presentate. Tutto questo al netto del fatto che sia stata violentata da giovanissima e che questo le abbia condizionato il resto dell'esistenza, che fosse pure una bella donna in un mondo maschile incapace di riconosce...

È la fotografia.

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Barbara Diamonstein: Spero che quanto sto per tirare fuori non sia noioso anche per te. Il termine street photographer  e il tuo nome sono sinonimi da tempo. Ma le strade non sono l'unico posto in cui hai lavorato negli ultimi venticinque anni circa. Hai lavorato in zoo e acquari, inaugurazioni del Metropolitan Museum of Art, rodei in Texas. Deve esserci un filo conduttore che attraversa tutto il tuo lavoro. Come lo descriveresti? Garry Winogrand: Beh, non ho intenzione di entrare in questo. Penso che quel tipo di distinzioni ed elenchi di titoli come  street photographer  siano così stupidi. D: Come preferisci descriverti? W: Sono un fotografo. Questo è tutto. D: Se non ti piace  street photographer , come rispondi a quell'altra noiosa definizione: estetica dell'istantanea ? W: Sapevo che sarebbe successo. Questa è un'altra stupidaggine. Le persone che usano questa espressione non ne conoscono nemmeno il significato. La usano per riferirsi a fotografie che credono ...

Oltre il fotografico.

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Prosegue fino al 21 gennaio prossimo la personale del pittore Gianluca Capozzi alla galleria Metroquadro di Torino. L'artista segue un percorso personale che si addentra negli stati di coscienza, anche quelli alterati, per superare la gabbia razionale nella quale viviamo inevitabilmente. La ragione, la percezione, tutto il nostro mondo è in fondo una costruzione mentale a cui noi per primi apparteniamo. Uscirne non è possibile, ma prenderne consapevolezza aiuta a trovare un proprio luogo di esistenza ed espressione. Ad essere davvero presenti al trascorrere biologico del nostro vivere a termine. Al di là comunque di ogni suggestione e intenzione, Capozzi sta compiendo un percorso iconografico di estremo interesse. Dopo un iniziale approccio figurativo foto-realistico, talmente preciso da sfidare l'osservatore a distinguere la sua pittura dalla forma classica di una fotografia, quasi lasciando che solo l'inevitabile traccia della mano e della materia fossero gli unici possib...

Ecco la felicità assoluta.

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"Conquistarsi il tempo per le proprie passioni. Per tutta la mia vita, ogni volta che ho guadagnato dei soldi li ho usati per comprarmi del tempo. Che poi impiegavo per deambulare e reagire ad ogni immagine che si presentava di fronte a me, insomma, per fotografare: ecco la felicità assoluta." Ferdinando Scianna Fonte: altrestorie@mariocalabresi.com

Cosa stavo dicendo?

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La distrazione non è più ormai un evento saltuario, un difetto dell'attenzione da evitare il più possibile per non trovarsi in difficoltà con quello che si sta facendo. Semmai è il contrario. La distrazione è lo stato normale, mentre il richiamo improvviso ed inatteso alla concentrazione su qualcosa che minaccia di interromperla viene vissuto come un fastidio, un evento ostile, a volte persino un trauma. La fotografie possono essere parte importante di questo capovolgimento comportamentale. Diversamente dalle immagini tradizionali, vengono prodotte da una macchina che una volta avviata trattiene tutto quello che l'obiettivo fa entrare in essa. Tutto, anche quello che non era stato visto, o voluto, dall'umano addetto alla macchina. Ci siamo così abituati ad avere per le mani immagini contenenti qualcosa che sul momento non era previsto e magari nemmeno voluto. Poco male, il tempo potrà far riemergere ciò che interessa quando cambierà qualcosa. Persone, animali, luoghi e cose...

Un ringraziamento.

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Ringrazio pubblicamente davvero di cuore quegli affezionati frequentatori dei miei seminari, uno persino venuto da Milano per l'occasione, che ieri hanno voluto sfidare questo periodo virale partecipando all'incontro su Italo Insolera al Polo del '900 . Sono molto onorato di un'attenzione che si mantiene così viva ormai da vari anni e che mi stimola a proseguire nello studio e nell'approfondimento dell'iconografia fotografica. Ieri sera il tempo era ridotto ed ho potuto solo accennare ad alcune questioni cruciali che senz'altro avremo modo di approfondire nel tempo, seminario dopo seminario. Sono anche grato all'architetto Paolo Aghemo , che mi ha invitato a portare il mio contributo nell'ambito degli incontri su Insolera, all'architetto Davide Derossi , l'altro relatore dell'incontro, perché con il suo intervento mi ha dato nuovi spunti di riflessione e a tutti coloro che hanno reso possibile l'evento. Ora mi rituffo nella prepara...

Insolera fotografava, anche.

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Italo Insolera (1929-2012)  è stato un grande urbanista e docente universitario, anzi è stato all'origine dell'urbanistica italiana, intesa come mozione etica, prima che scientifica, verso la comprensione che la vita umana può realizzarsi pienamente solo in ambienti armonici, a sua misura, in un dialogo fertile tra natura e cultura. Il suo capolavoro saggistico, Roma moderna , ininterrottamente ristampato e rieditato per i tipi di Einaudi dal 1962 al 2011 costituisce una specie di Bibbia per i suoi studenti e colleghi. Attraverso la storia urbanistica di Roma, dall'epoca napoleonica ai tempi attuali, traccia linee di pensiero che ben riassumono la tensione ideale e le purtroppo innumerevoli sconfitte vissute da chi voleva un Italia bella davvero per tutti e non solo per i depliant turistici e i luoghi comuni iconografici internazionali. Uomo del Novecento quindi, il secolo breve perché si incunea come un lampo accecante tra un passato glorioso, anche se a volte oscuro, e...

La montagna della Santa Croce.

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Il rapporto tra immagini e conoscenza mediatica della realtà fisica delle cose è ben illustrato dalla storia iconografica della Montagna della Santa Croce ( Mount of the Holy Cross ), una vetta delle Montagne Rocciose nel Colorado di 4270 metri d'altezza scalata per la prima volta ufficialmente dal mineralista Ferdinand Vandeveer Hayden e dal fotografo William Henry Jackson nel 1873. Di questa ascensione abbiamo una fotografia presa da Jackson, nella quale si può ben apprezzare la curiosa forma di croce che la neve glaciale disegna depositandosi sulle rocce della montagna. Il fatto di per sè, è già così particolare da poter suscitare la curiosità e il desiderio di andare di persona a vedere questo iconico fenomeno naturale. Purtroppo l'esperienza è possibile solo ad alta quota perché la "santa croce" non è visibile dal fondovalle.  Qui interviene l'anno successivo il pittore di paesaggi  Thomas Moran , che sulla base della fotografia di Jackson si reca sui luog...

Il piacere di fotografare.

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In un mondo invaso all'inverosimile da umani smartfonati, veder muoversi uno sconosciuto armato di treppiede e fotocamera suscita reazioni imprevedibili. Dall'ingenua curiosità all'aperta ostilità. C'è qualcosa in questo atto arcaico che non lascia indifferenti gli osservatori. L'approccio avviene sovente dopo aver controllato verso dove è puntata la fotocamera. La domanda invariabilmente verte sulla mancata comprensione di quell'affaccendarsi di fronte al nulla di interessante o utile.  Questo accade nel caso migliore, perché se invece l'interrogante rileva suoi interessi o diritti violati, l'aggressione scatta subito. In questo paese di furbi e ignoranti, l'ergersi a difensori di leggi che si presume esistano solo perché si vorrebbe che ci fossero sarebbe comico se non fosse tragico. L'illegale pretesa di impedire di fotografare qualcosa di visibile a tutti dal suolo pubblico viene considerata sacrosanta. Un popolo che cede la sua privacy ogni ...

Superstizione e fotografie.

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Oggi è venerdì 17, data ritenuta infausta alle nostre latitudini. Giornata giusta quindi per dire qualcosa sulla superstizione in fotografia. O meglio sulla ritualità come agente protettore del fotografo. Fare sempre le stesse mosse, usare sempre gli stessi strumenti, scegliere sempre comportamenti che hanno dato risultati felici. Proteggersi insomma dalla consapevole paura che attanaglia ogni fotografo con qualche ambizione di risultato: la paura che non succeda più. Sì, perché un disegnatore può aver paura di perdere l'uso della mano, ma è un evento alquanto improbabile. Più facile per uno scrittore perdere la capacità di scrivere senza un motivo apparente. Il fotografo però è forse quello più esposto perché le sue immagini le prende non le fa. Quando prendi qualcosa non è mica detto che ti possa capitare di prenderla di nuovo. Magari è successo una volta e basta per il resto della vita. Quindi bisogna propiziarsi gli dei del caso che presiedono alla ripetizione. Sono alquanto ca...

Una mattina mi son svegliato...

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...e ho trovato l'invasor. Stavo per postare l'ennesima fotografia su Facebook. La solita azione quotidiana, un'abitudine scontata come tante altre, ma stavolta qualcosa dentro di me, da qualche parte, si è rotto. Il discorso potrebbe essere lungo, ma sarebbe inconcludente, quindi la faccio brevissima. Ciò che ho da dire o far vedere su Internet da oggi lo dico e lo faccio vedere solo qui, nel mio blog. Punto. Un saluto a tutti e alla prossima.

Noi siamo storie.

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"Noi siamo storie" Pietro Benna, 24 luglio 2019. L'autore della frase qui sopra è un bambino di 4 anni e qualcosa  figlio di Marco Benna, mancato il 25 ottobre scorso. In questa frase c'è tutto quello di cui ho avuto modo di discutere con Marco. Lui, intellettuale a tutto tondo, profondamente coinvolto nel mondo di Algirdas Julien Greimas e le ramificazioni semiologiche conseguenti, io totalmente immerso nel liquido amniotico dell'iconografia. Lui partiva dal racconto, io dall'immagine. E discutevamo di fotografie. Non cercando di convincerci a vicenda. Un cremonese e un veneto possono certamente parlarsi, ma non sono in grado di far spostare l'altro di un millimetro da ciò che pensa di sapere. Pur tuttavia, la necessità di alimentare il dialogo portava inevitabilmente alla precisazione, all'approfondimento, alla verifica. Oggi tutto questo è finito. Sento la sua voce nella testa, sento che ci sono questioni ancora da affrontare, aspetti da...

La Grande Sovversiva.

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Non mi persuade, direbbe Salvo Montalbano, che la post-fotografia consista in qualcosa di davvero diverso dalla fotografia come l'abbiamo conosciuta per tutto il Novecento e oltre. Semmai ad essere davvero cambiato è il contesto culturale nel quale diluviano, sempre più monsoniche, le fotografie. Quasi che i radicali cambiamenti del clima in atto influenzino anche le culture visive degli umani. Quanti autori possono starci in una storia antologica, e magari pure cronologica, della fotografia? Cento? Cinquecento? Mille son già troppi, perché mica sono garibaldini.  A fronte della esponenziale facilità di prendere una fotografia e la ancora più esponenziale possibilità che non sia malaccio, sia come forma sia come contenuto, ecco che l'Autore, quello che abbiamo imparato a conoscere fino a pochi anni fa, diventa ormai improponibile. Chi se ne frega oggi di chi ha preso la foto? Che sia un "Grande Maestro" o un "Super Benemerito Assoluto della Fotografia Marmot...

Polvere di stelle.

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Succede che Paolo Nespoli , un ingegnere italiano ex incursore del Col Moschin , finisca a fare l'astronauta sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Per quali esperimenti e competenze non lo so. Però so che guarda volentieri la Terra e si diverte a pubblicare su Facebook fotografie di quello che vede, o pensa di vedere. Così il 18 ottobre scorso, ore 14:50 italiane, pubblica questa fotografia qui sotto. Oltre alla fotografia c'è un commento:  "La Pianura Padana qualche ora fa. Nebbia o smog?" . Anche se messa in forma di domanda, quindi dubitativa, l'evocazione dello smog come responsabile del visivo fotografico scatena un certo socialpanico , nel quale pare cadere persino Chiara Appendino , sindaco/a di Torino/a. Oltre a prendere provvedimenti di sua competenza, alcuni persino eccessivi come il chiedere alle/ai torinesi di chiudersi in casa e di non mettersi a correre di qua e di là, si sente in dovere di sostenere le sue iniziative ripubblicando a su...

Mai completamente altrove.

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Non sono così sicuro che possa esistere una linearità, una progressione storica verso un futuro. Anzi, non ne sono sicuro per niente. Esistono forse dei fatti che si susseguono, ma senza una logica davvero precisa. La storia mi si propone come un rotolamento, un rimbalzare incessante da un fatto ad un altro. Caotico, sì. Anche questa però è solo un’apparenza. Il caos è qualcosa che ancora non trova una spiegazione convincente. Nel susseguirsi dei fatti si possono riscontrare delle costanti, delle possibilità di senso. In genere sono illusorie, sono riflessi del desiderio di un senso. Per questo motivo, sopra ogni altro, per seguire questo desiderio incessante, inarrestabile, trovo particolarmente affascinante l’approccio storico. Qualcosa di insensato che intende raggiungere un senso. Il fascino che sento è contenuto nella provvisorietà delle conclusioni, sempre rimesse in discussione da nuovi fatti o dalla riconsiderazione dei fatti noti da punti di vista diversi. La storia som...

La libertà di vivere.

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Sta cambiando rapidamente la sensibilità verso ciò che può offendere. Forse a causa della televisione degli anni Ottanta Novanta prima e della rete Internet oggi, sempre più spesso l'espressione coincide con la sua spettacolarizzazione e quindi il pensiero si fa immediatamente azione, offensiva a volte o percepita come tale. La fotografia ha certamente parte in tutto questo perché l'immagine automatica e le sue derivazioni audiovisive trasferiscono le azioni dal piano dell'esperienza diretta a quello dell'esperienza mediata. Oltre a questo, va considerato il fattore tempo. La parola scritta sulla carta è per sua natura non sincronica come invece quella parlata. La parola detta in televisione o scritta sulla rete recupera invece molta della sincronia del parlato ridotto però ad una forma che espone ad equivoci, fraintendimenti e quindi provoca facilmente reazioni  istintive invece che razionali. In questo scenario complesso l'offesa aumenta di intensità perché ...

Luigi e il bambino.

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Ieri ho partecipato al battesimo di un bambino di quasi nove mesi. Per ora ha passato più vita nella sua mamma che fuori, nel mondo. Lì attorno c'erano dei campi arati e dei germogli verdi, teneri. Linee, luce, controluce e nuvole leggere. Casolari sui bordi e in lontananza. A quel punto è arrivato un amico che non ho mai incontrato di persona, ma che mi tiene compagnia da oltre trent'anni. Io pensavo al bambino e lui mi indicava i campi. Già, come al solito, aveva ragione lui. Quei germogli, quelle foglioline, quella luce primaverile, promettente, ma anche inquieta. Freschezza e calore. Il bambino era accoccolato tra i germogli e con loro prendeva il primo sole della sua primavera, la prima davvero. Ora lo vedevo. Questo sa fare un amico con la fotocamera in mano che gira per nel mondo anche per te. Grazie Luigi, continua a indicarmi dove scorre la vita; lì dove sembra che ci siano solo dei campi, ma invece c'è anche il volto sorridente di un bambino che aspetta di esser...

A, B, C... e poi? D?

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Da qualche parte mi arriva la sollecitazione a volare più raso terra, ogni tanto almeno. Allora ricominciamo dalle basi. LUCE Quella roba che se ci arriva addosso in quantità eccessiva ci acceca momentaneamente e ci riscalda il corpo. No, non è un cucciolo troppo affettuoso quello di cui sto scrivendo. Sarebbe una radiazione elettromagnetica, ma che dentro c'ha anche i fotoni . Stop. Non frega niente a nessuno di questi dettagli. L'importante è che ci sia, la luce dico. FOTOGRAFIA Immagine tecnica ottenuta da un congegno a base ottica e funzionamento meccanico e/o elettronico. Il congegno lavora solo in presenza di luce. Quanta ne serve dipende dalle sue caratteristiche di fabbrica. le fotografie non si fanno, si prendono. Da dove? Dalla luce. TEMPO Ce ne vuole sempre. Non esiste nessuna fotografia che non sia frutto di tempo. Tempo di azione della luce dentro il congegno, tempo per mettersi dove serve, tempo per modificare dopo quello che non serve o serve diverso. ...

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