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Visualizzazione dei post con l'etichetta Fotoritocco

Levigata iconografia.

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Moritz Lotze. Piazzaforte di Peschiera: ponte sul Mincio, 1866. Albumina da collodio. Collezione Giuseppe Milani. La fotografia venne quindi subito connotata dall'intervento appassionato di nobili, ecclesiastici, ottici e scienziati, oltre che dall'esteso drappello degli itineranti, che avevano diffuso un po' dappertutto il "virus" della fotografia. Nel frattempo, però, s'era formata spontaneamente una "scuola" specifica, negli oltre dieci anni intercorsi tra l'anno dell'invenzione e il suo fondamentale perfezionamento con il collodio. Il mestiere di fotografo venne quindi appreso sempre più frequentemente a bottega, (...) il che significava disponibilità assoluta nei confronti dei desideri della clientela, specie nella ritrattistica, che doveva essere essenzialmente lusinghiera. (...) Anche la veduta e la fotografia d'architettura, oltre che il ritratto, risentirono subito dell'estrazione artigianale dei fotografi. Disponibili p...

Ops, dimenticavo... scusate.

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Abbiate pazienza, ma coloro che hanno avuto occasione di vedere fotografie di Steve McCurry negli ultimi anni, bisogna capire ancora da quanti anni, si son trovati a fraintendere il suo lavoro. Dopo le sempre più numerose prove di fotoritocchi emerse sul web, alcuni maldestri, e persino la sospensione del suo sito, forse per evitare che i ritrovamenti continuassero, la Spezia Scozzese sente finalmente la necessità di chiarire una volta per tutte quale sia la professione che pensa di star svolgendo. Alla buon'ora, sappiamo ufficialmente da una sua recente intervista che McCurry non è un photojournalist , ma un visual storyteller . Detto in soldoni la differenza che esiste tra fare giornalismo e ufficio stampa o redazionali. Ha saltato la barricata insomma. Peccato che troppe persone non ci avessero fin qui fatto caso, tranne ovviamente i suoi committenti, ben felici di non stare lì a spaccare il capello in quattro. Cosa importano queste definizioni? Basta che l'icona ...

Siano da ammettere o da rifiutare.

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Spostiamo un poco avanti il discorso. Quando e quanto è lecito modificare una fotografia con interventi di post produzione? L'unica risposta sensata è relativa: dipende. E come si cantava tempo fa: da cosa dipende? Non tanto da come gira il mondo, ma forse proprio anche per questo. L'origine del motivo che spinge a non accettare un negativo, una diapositiva, un file così come escono dalla fotocamera è nelle intenzioni del fotografante. Sovente le stesse che lo hanno indotto a riprendere quella fotografia. Sovente perché le intenzioni sono mutevoli e possono cambiare dopo la ripresa. O anche possono cambiare cambiando la persona che interviene sulla fotografia "grezza", prima di mostrarla ad altri. Possono anche cambiare se cambia il contesto che accoglie la fotografia e pure se cambia il pubblico che si prevede per quella fotografia. Non esiste quindi, per fortuna, una regola generale di post produzione, una ricetta di cucina buona per tutti, dal fotografante...

Salvate il geoturista Steve.

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Penso che oramai anche i sassi sappiano dell'incidente capitato ad una fotografia appesa nella mostra personale di Steve McCurry alla Reggia di Venaria Reale . Per i distratti, aggiornarsi a scelta con uno dei link qui di seguito: https://www.google.it/search?q=mccurry+palo+giallo&ie=utf-8&oe=utf-8&gws_rd=cr&ei=0j0nV_mWJcfbUeKspbgN Letto tutto? Bene. Passiamo oltre e andiamo al dunque. Una persona decide di viaggiare perché " è il modo migliore di passare il tempo della vita ". Il problema però è dove trovare i soldi, se non si è ricchi di famiglia. La strategia di Steve McCurry fu inizialmente quella di fare fotografie per le riviste geoturistiche, una su tutte: il National Geographic . A dispetto del nome, su NG di geografia se ne fa proprio pochina, più che altro si imbastiscono storie d'avventura illustrate da immagini molto colorate e di forte impatto iconico. Si tratta di far credere al lettore che là fuori ci sia un mondo meraviglioso ...

C'era una volta... e ci sarà per sempre.

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©W. Eugene Smith—TIME & LIFE Pictures/Getty Images Altro elemento d'interesse del recente World Press Photo è stata l'esclusione del 20% delle immagini selezionate dalla giuria per eccesso di manipolazione. Si è arrivati a questa decisione confrontando il file RAW con il file mandato al concorso. Quando veniva considerato stravolto il visivo finale rispetto alla fotografia presa sul campo essa veniva eliminata. Tra l'altro, non mi è noto se ancora qualcuno osi mandare file ottenuti per scansione da pellicole o stampe da pellicola. Il salvifico "negativo originale" temo che oramai sia roba museale. Comunque sia, il fotografico ha una relazione molto pericolosa, da sempre, con l'informazione giornalistica. Il giornalismo d'inchiesta, quello serio "all'americana", da noi per la verità molto poco praticato, prevede che ogni asserzione scritta sul giornale sia sostenuta da prove, meglio se inconfutabili, ma co...

I primi due workshop di aprile

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©2010 Fulvio Bortolozzo  L'Osservatorio Gualino presenta due nuovi laboratori di fotografia. DOPO LO SCATTO Fotoritocco di base Sabato 17 Aprile 2010 Controllare il colore e determinare i valori tonali di ogni parte della propria immagine trasformano un semplice scatto in un'opera che esprime un punto di vista personale. Lo scopo di questo workshop è quello di avviare ogni iscritto verso una prima consapevolezza operativa, da cui poter partire per sviluppare correttamente il proprio flusso produttivo digitale. LUOGHI COME PROSPETTIVE Fotografare l'architettura Domenica 18 Aprile 2010 Nell'ambito del workshop, oltre a proporre la visione commentata di fotografie attinenti al tema realizzate da vari autori storici ( Eugene Atget, Walker Evans, Bernd e Hilla Becher, Stephen Shore, ecc. ), si terrà una sessione pratica di ripresa, incluso il famoso terrazzo panoramico sommitale, per dare modo agli iscritti di sperimentare sul campo l'applicaz...

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