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La Palestina alla Fondazione Merz di Torino.

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Khalil Rabah. Through the Palestinian Museum of Natural History and Humankind Un progetto espositivo inedito dell’artista Khalil Rabah,  prorogato fino al 25 febbraio 2024. A cura di Claudia Gioia. In questo caso due parole mi paiono necessarie. Ho trovato la mostra particolarmente coinvolgente proprio in questo momento storico, nel quale la Palestina è drammaticamente attraversata dall'ennesimo feroce conflitto tra due popolazioni indottrinate all'eliminazione reciproca. Attraverso un lavoro artistico come questo è possibile intravedere una via verso la pace. Il riconoscimento di uno spazio naturale e umano nel quale si possa convergere verso quello che unisce senza per questo dover perdere alcuna identità culturale, religiosa e storica. L'auspicio è che sempre più donne e uomini che lì vivono, con umiltà ed empatia, sappiano ascoltarsi e disarmare le canaglie che li aizzano gli uni contro gli altri in nome di false visioni di predominio o rivalsa. > ©2024 Fulvio Bortol...

Un napoletano in Palestina.

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Inutile pensare di risolvere la questione israelo-palestinese con la razionalità e l'empatia umanitaria. Quel pezzo di pianeta maledetto, dove ben tre disgrazie monoteiste convergono, è come un manicomio a cielo aperto in cui gli europei e i loro discendenti d'oltreoceano hanno pensato bene di lasciare che si autoconfinassero persone traumatizzate nel profondo. Per senso di colpa, per cinico scaricabarile, perché di meglio da fare non c'era, comunque milioni di persone che in Europa non potevano più vivere sicure sono scappate lì e si sono messe fin da subito a litigare con quelli che c'erano: musulmani della stessa identica etnia, ché semiti non sono solo gli ebrei. Con il timbro dell'ONU, a trazione "nazioni vincitrici della seconda guerra mondiale", USA in testa, si è permesso di creare una nazione su base etnica e confessionale, ancorché inizialmente laica e persino socialista. Il regalino di compensazione a quelli che già li vivevano da sempre era che...

L'undicesimo comandamento

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Frame dal film "Schindler's List" di Steven Spielberg (1993). Sono del 1957. Per quanto posso ricordare, fin da bambino mi è sempre stata raccontata la storia orribile della persecuzione mortale di milioni di persone che avevano come unica colpa quella di appartenere alla religione monoteista più antica che si conosca. Si trattava di fatti che avevano smesso di accadere in Europa solo dodici anni prima della mia nascita. Oggi l'ufficialità del mondo ricorda quegli eventi. Si diranno cose, si faranno cose. Mi spiegano che questo serve a mantenere viva la memoria. Ad evitare che capitino ancora tragedie così terribili. Oggi penso che sia una bugia. Penso invece che serva solo a ricordare che i discendenti di quelle persone lì non devono più essere perseguitati e uccisi. Solo quelle persone lì però. Basta essere una persona di un'altra religione monoteista, un poco meno antica, perché la morte possa continuare a perseguitare chi non ha altre colpe: un bambino, una m...

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