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Visualizzazione dei post con l'etichetta Italo Calvino

Il nostro passaggio sulla Terra.

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Pokémon GO. Nel 1996 nascono i Pokèmon. Avevo già 39 anni all'epoca, ero quindi preso da divertimenti per adulti, e per questo, non avendo figli e nipotini, ne venni a sapere per caso, poco o nulla. Vedevo in giro questi bimbetti e ragazzini che parevano rincitrullirsi pigiando tasti su quel piccolo aggeggio che mi dissero si chiamava Gameboy . Vidi poi dei pupazzetti nelle vetrine dei negozi di giocattoli, uno dei quali mi divertiva anche perché si chiamava Pikachu , il che aveva un'assonanza con il piemontese Piciu , che mi sembrava quanto mai pertinente. Fine della mia frequentazione di quel mondo lì. Oggi arrivano i Pokémon GO e la faccenda torna di  moda, in una versione persino più demenziale. Il Gameboy è stato sostituito dallo smartphone, ovviamente iPhone o Android, e il parco giochi diventa l'intero mondo, grazie alla meticolosa attività di Google con le sue Google Maps , tesa a rendere sempre più possibile l'ormai antico paradosso calviniano di una map...

Custodire intatte le differenze.

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©2014 Fulvio Bortolozzo. Il web non è solo un reciproco rincorrersi di segnali di presenza estemporanei emessi tra sconosciuti per colmare loro evidenti vuoti esistenziali, come spesso sostengono i suoi detrattori. Sul web possono anche emergere occasioni molto valide di dialogo che altrimenti sarebbe stato impossibile realizzare. In questo senso, lo scrivere questo blog, all'inizio vissuto con il timore che fosse un'attività pericolosamente piena di vanità irrisolta, è divenuto nel tempo un'occasione davvero proficua di dialogo e riflessione. Non solo con chi mi onora del suo leggermi, ma anche con altri blogger con i quali condivido interessi e pensieri. Premesso questo, vorrei segnalare un dialogo a più voci che sta andando avanti da qualche tempo. Gli interlocutori sono diversi e l'interazione si svolge liberamente, a volte serrata, altre meno. L'ultimo articolo scritto da Enrico Prada sul suo blog " La valigia di Van Gogh ", che a sua volta ...

Veloce, lento o di qualità?

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©2010 Fulvio Bortolozzo. Intervengo con piacere in un discorso aperto da Sandro Bini sul suo blog Binitudini e proseguito da Rosa Maria Puglisi su Lo specchio incerto . Ad essi rimando direttamente chi desiderasse seguire dall'inizio i ragionamenti messi in campo. In estrema sintesi, il tema è quello dei cambiamenti, direi antropologici, che stanno avvenendo nel mondo fotografico per l'avvento delle tecnologie smart di produzione e condivisione delle immagini. La contrapposizione messa in evidenza da Sandro è quella tra la fotografia fatta con il cellulare, diffusa quasi all'istante in rete , e la  tradizionale fotografia lenta che prevede la ripresa (magari su pellicola), lo sviluppo (o la postproduzione), la selezione delle immagini e alla fine la presentazione al pubblico: di amici e parenti, come nelle fantozziane serate di proiezione delle diapositive d'antan, o anche ai visitatori di mostre e ai lettori di edizioni cartacee, nel caso di lavori professio...

Nel vetro delle ampolle.

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©2012 Fulvio Bortolozzo - dalla serie Note a perdere . C'è una persona che fa collezione di sabbia. Viaggia per il mondo, e quando arriva a una spiaggia marina, alle rive d'un fiume o d'un lago, a un deserto, a una landa, raccoglie una manciata d'arena e se la porta con sé. Al ritorno, l'attendono allineati in lunghi scaffali centinaia di flaconi di vetro entro i quali la fine sabbia grigia del Balaton, quella bianchissima del Golfo del Siam, quella rossa che il corso del Gambia deposita giù per il Senegal, dispiegano la loro non vasta gamma di colori sfumati, rivelano un'uniformità da superficie lunare, pur attraverso le differenze di granulosità e consistenza, dal ghiaino bianco e nero del Caspio che sembra ancora inzuppato d'acqua salata, ai minutissimi sassolini di Maratea, bianchi e neri anch'essi, alla sottile farina bianca punteggiata di chiocciole viola di Turtle Bay, vicino a Malindi nel Kenia. In un'esposizione di collezioni strane ch...

È insostenibile

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©2011 Fulvio Bortolozzo. È una smisurata pazienza, la loro, o una disperazione senza fine? Cosa aspettano, o cosa hanno da aspettare? In quale tempo sono immersi? In quello della specie, sottratto alla corsa delle ore che precipitano dalla nascita alla morte dell'individuo? O nel tempo delle ere geologiche che sposta i continenti e rassoda la crosta delle terre emerse? O nel lento raffreddarsi dei raggi del sole? Il pensiero d'un tempo fuori dalla nostra esperienza è insostenibile. Italo Calvino, Palomar. .

Limpide e fredde

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Torino, 2006. Dalla serie Candidati . Gli abitanti di Valdrada sanno che tutti i loro atti sono insieme quell'atto e la sua immagine speculare, cui appartiene la speciale dignità delle immagini, e questa loro coscienza vieta di abbandonarsi per un solo istante al caso e all'oblio. Anche quando gli amanti dànno volta ai corpi nudi pelle contro pelle cercando come mettersi per prendere l'uno dall'altro più piacere, anche quando gli assassini spingono il coltello nelle vene nere del collo e più sangue grumoso trabocca più affondano la lama che scivola tra i tendini, non è tanto il loro accoppiarsi o trucidarsi che importa quanto l'accoppiarsi o trucidarsi delle loro immagini limpide e fredde nello specchio. (Italo Calvino, Le città invisibili)

Lui e i merli

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12 novembre 2009. Ultima corsa del regionale Milano-Torino. Dalla serie Appunti per gli occhi . Se l'uomo investisse nel fischio tutto ciò che normalmente affida alla parola, e se il merlo modulasse nel fischio tutto il non detto della sua condizione d'essere naturale, ecco che sarebbe compiuto il primo passo per colmare la separazione tra... tra che cosa e che cosa? Natura e cultura? Silenzio e parola? Il signor Palomar spera sempre che il silenzio contenga qualcosa in più di quello che il linguaggio può dire. Ma se il linguaggio fosse davvero il punto d'arrivo a cui tende tutto ciò che esiste? O se tutto ciò che esiste fosse linguaggio, già dal principio dei tempi? Qui il signor Palomar è ripreso dall'angoscia. (Italo Calvino, Palomar)

Queste cose accadono

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"Appunti per gli occhi" ©2009 Fulvio Bortolozzo. Dalla muta distesa delle cose deve partire un segno, un richiamo, un ammicco: una cosa si stacca dalle altre con l'intenzione di significare qualcosa... che cosa? se stessa, una cosa è contenta d'essere guardata dalle altre cose solo quando è convinta di significare se stessa e nient'altro, in mezzo alle cose che significano se stesse e nient'altro. Le occasioni di questo genere non sono certo frequenti, ma prima o poi dovranno pur presentarsi: basta aspettare che si verifichi una di quelle fortunate coincidenze in cui il mondo vuole guardare ed essere guardato nel medesimo istante e il signor Palomar si trovi a passare lì in mezzo. Ossia, il signor Palomar non deve nemmeno aspettare, perché queste cose accadono soltanto quando meno ci s'aspetta. (Italo Calvino, Palomar)

La geografia interiore

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"Appunti per gli occhi" ©2009 Fulvio Bortolozzo. La strada che gli resta aperta è questa: si dedicherà d'ora in poi alla conoscenza di se stesso, esplorerà la propria geografia interiore, traccerà il diagramma dei moti del suo animo, ne ricaverà le formule e i teoremi, punterà il suo telescopio sulle orbite tracciate dal corso della sua vita anziché su quelle delle costellazioni. (Italo Calvino, Palomar)

L'inferno dei viventi

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"Appunti per gli occhi" ©2009 Fulvio Bortolozzo (...) L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. (Italo Calvino, Le città invisibili)

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