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Visualizzazione dei post con l'etichetta Fotografia storica

Le fotografie dell'Albertina.

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Segnalo una chicca. Fino al 28 luglio 2024 si succederanno alla Pinacoteca Albertina tre mostre dedicate alla raccolta fotografica dell'Accademia di Belle Arti di Torino. La prima, La fotografia e le arti -  didattica e ricerca artistica ,  chiuderà il 21 gennaio e presenta immagini realizzate e usate nella didattica accademica dagli albori della fotografia. In mostra si trovano anche stampe originali di autori come Édouard Baldus e Gustave Le Gray , due dei fotografi della mitica Mission Héliographique  (1851) e Charles Marville , che fotografò il centro di Parigi negli anni Sessanta dell'Ottocento, prima che venisse completamente trasformato dal riassetto urbanistico voluto dal Barone Hausmann. Particolarmente riuscito e suggestivo l'allestimento, che si inserisce con grande armonia nelle sale della collezione permanente della Pinacoteca. Le mostre successive saranno: L'Ottocento fotografa il Medioevo (30 gennaio - 21 aprile 2024); Oltre il Gran Tour - Orientalismi...

Who Man Ray?

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Prima del 2 febbraio, merita fare un salto alla mostra di Camera a Torino, dedicata all'universo femminile di Man Ray . Non perché sia particolarmente utile per capire l'opera di questo complesso autore che ha partecipato ad uno dei periodi più intriganti del Novecento europeo, quello del Movimento Surrealista. Sarebbe stato d'altronde un obiettivo davvero troppo ambizioso che avrebbe richiesto ben altri spazi espositivi ed approfondimenti critici. Nelle sale scorrono comunque molte fotografie e tante sono state prese da assistenti, amanti, mogli, amiche, prostitute, ecc. Belle, o almeno piacenti, donne che gravitavano attorno al movimento e che oltre ad esserne le muse ispiratrici diventavano fotografe esse stesse. Nell'insieme si respira l'ossessione maschile di quegli anni per il femminino erotico, sublimato dall'arte che nobilitava ogni pelo purché trasformato in un canone estetico, anche se rivoluzionario.  Le stesse donne si prestavano con ...

Le fotografie sono importanti.

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Sarebbe una cosa da nulla, ma è un segno. Giusto ieri una di quelle pagine di Facebook, collettive e quindi anonime, quelle che per titolo hanno una frase in inglese, che fa più figo, pubblica una fotografia d'autore corredata dall'immancabile citazione erudita da uno scrittore. Gente a cui piace vincere facile insomma. La cosa mi viene segnalata da un'amica perché a lei la fotografia di quell'autore non le risulta di averla mai vista. L'attribuzione è a Luigi Ghirri. La fotografia è questa qui sopra. Ovviamente, chiedo in quel post da quale fonte abbiano ricavato che sarebbe di Luigi Ghirri e mi rispondono che ci sono diversi siti sulla rete che la riportano con quella attribuzione. Ribatto che non è diffondendo una balla ripetute volte che diventa vera e riporto il link, trovato con non più di due minuti di ricerca su Google, della pagina che annuncia una mostra di Riccardo Varini, il vero autore della fotografia: http://www.arte.it/calendario-arte/ravenn...

Conservare sempre, conservare troppo.

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Se c'è una cosa che certamente l'invenzione della fotografia ha portato all'ossessione più parossistica è la conservazione. Prima di tutto della fotografia stessa, ma per suo tramite anche di tutto quello che è stato preso da una fotocamera e ridotto in immagine. Sembra che senza archivi smisurati dove vengono faticosamente, e costosamente, conservate milioni di fotografie di ogni tipo, sia nella forma materiale classica, sia in quella elettronica, qualcosa vada irrimediabilmente perduto. Un danno terrificante per l'umanità e la sua memoria collettiva. A me pare una follia archivistica, che forse genera anche posti di lavoro e qualche risultato economico, ma che non è alla fine altro che è un'inutile resistenza allo scorrere del tempo. Assomiglia persino ad un rifiuto della vita, come flusso intendo. Immaginiamo per un momento se oggi avessimo tutto dell'epoca di Aristotele. Ogni suo discorso, ogni sua parola, pronunciata in qualsiasi occasione. Ma non ...

Le fotografie esistono.

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Proprio ieri sera mi è capitato di partecipare ad una discussione nella quale persone che a diverso titolo hanno a che fare con le fotografie non riuscivano nemmeno a rendersi conto di operare all'interno di un unico ambito culturale. Frammentate nelle loro visioni parziali, dettate dai ruoli rivestiti, innanzitutto quello pubblico avverso a quello privato: in sostanza chi gode del 27 del mese e chi no; chi ha un ruolo perché gli è stato assegnato e chi se lo è dato da se stesso. Ma non solo, si oscillava anche tra chi considerava le fotografie come legante sufficiente e chi pur accettando la pluralità dell'accezione arrivava a sostenere che la fotografia come ambito non esistesse, che tutto si risolve all'interno dell'arte contemporanea. Anche perché la professione è morta, l'amatorialismo non è pervenuto e comunque ormai tutto è interdisciplinare, mescolato, ibrido, e chi più mischia meglio è. Insomma abbiamo archivi pieni di robe morte, chiamate fotografie, ...

È troppo vera per essere Giulietta.

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C'è una terrificante verità nella fotografia. Il pittore ordinario si impossessa di una modella piacente, la dipinge così come può, la chiama Giulietta, mette un bel versetto di Shakespeare sotto il suo quadro e l'opera sarà ammirata oltre misura. Il fotografo trova la stessa bella ragazza, la veste come vuole, la fotografa e la chiama Giulietta, ma in qualche modo la cosa non funziona - è ancora la signorina Wilkins, la sua modella. È troppo vera per essere Giulietta. George Bernard Shaw Wilson's Photographic Magazine, LVI, 1909.

Una collezione da Fico.

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Rimane tempo solo fino al prossimo 29 gennaio per poter vedere la mostra Realismo, Neorealismo e realtà. Italia 1932-1968 allestita splendidamente al MEF (Museo Ettore Fico) di Torino. Si tratta di 261 stampe fotografiche vintage di una sessantina di autori, tra i quali molti nomi notissimi e altri molto meno. Una ristretta selezione dalle oltre 1.500 della collezione di Guido Bertero . Le stampe perfettamente incorniciate e ben illuminate sono anche accompagnate da teche con autentiche "perle" editoriali dell'epoca, come la mitica prima edizione di Un paese , con fotografie di Paul Strand e testi di Cesare Zavattini. L'esposizione è suddivisa in otto sezioni tematiche che evidenziano i legami con la cultura e il cinema dell'epoca. Una scelta del curatore Andrea Busto che porta l'attenzione in modo trasversale sulle motivazioni ideologiche di fondo che sorreggevano, anche inconsapevolmente, le scelte iconografiche dei singoli autori. Il catalogo che acco...

Immagini, non dipinti.

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Mi pare che un certo equivoco qui da noi sia molto diffuso. Mi riferisco al movimento storico del Pictorialism , che a cavallo tra Ottocento e Novecento si sviluppò in Europa e negli Stati Uniti. Tutto probabilmente nasce dal nome stesso che in Italia suggerisce una relazione privilegiata con la pittura . Diversamente da quanto è storicamente avvenuto e continua ad avvenire. Perché se si intende il termine pictorialism come riferimento alle pictures , quindi alle immagini in senso esteso, e non specificatamente alla pittura ( painting ), ancora oggi esistono ed operano fotografi che intendono realizzare delle immagini con le loro fotocamere. Qui il discorso potrebbe avvitarsi in uno sterile nominalismo, ma quello che mi interessa evidenziare è che una fotografia non può mai essere un dipinto, mentre, per la procedura con con cui la si ottiene, non può non essere un'immagine. Automatica invece che manuale, ma sempre un'immagine.

Levigata iconografia.

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Moritz Lotze. Piazzaforte di Peschiera: ponte sul Mincio, 1866. Albumina da collodio. Collezione Giuseppe Milani. La fotografia venne quindi subito connotata dall'intervento appassionato di nobili, ecclesiastici, ottici e scienziati, oltre che dall'esteso drappello degli itineranti, che avevano diffuso un po' dappertutto il "virus" della fotografia. Nel frattempo, però, s'era formata spontaneamente una "scuola" specifica, negli oltre dieci anni intercorsi tra l'anno dell'invenzione e il suo fondamentale perfezionamento con il collodio. Il mestiere di fotografo venne quindi appreso sempre più frequentemente a bottega, (...) il che significava disponibilità assoluta nei confronti dei desideri della clientela, specie nella ritrattistica, che doveva essere essenzialmente lusinghiera. (...) Anche la veduta e la fotografia d'architettura, oltre che il ritratto, risentirono subito dell'estrazione artigianale dei fotografi. Disponibili p...

Mai separatamente.

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" Documents pour artistes " così la leggenda dice che ci fosse scritto su di un cartello affisso da Eugène Atget sulla porta del suo studio abitazione. Non ci sono, almeno a mia conoscenza, riscontri oggettivi che davvero quel cartello sia mai esistito, però avrebbe potuto, anzi dovuto, esistere perché riesce a condensare perfettamente l'essenza della lezione di Atget. Lezione, per mio conto, ancora pienamente valida oggi. Difatti la definizione di "documento fotografico" è un sostanziale ossimoro, semmai potrebbe esserci un "documento fotografico-artistico", nel senso che può attivarsi se interrogato come oggetto d'arte o da un artista perchè solo se una fotografia riesce a spostare il pensiero di chi la prende e di chi la incontra essa può assolvere ad una concreta funzione documentaria e artistica insieme. Sempre insieme però, mai separatamente.

Tanta osservazione e lunghe camminate.

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©1936 Walker Evans. "(...) I risultati che ammiro di più in fotografia sono più piccoli, più silenziosi. Molti provengono da fotografi che hanno lavorato con limitate risorse economiche, fotografi che quando produssero il lavoro (...) avevano scarso sostegno dal mercato e pressocché nessun riconoscimento in nessun settore. (...) Sono foto che nascono da tanta osservazione e lunghe camminate. " Jerry L. Thompson, A che serve la fotografia .

Storie di pastori e immagini.

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Comunicato stampa Conferenza con Fulvio Bortolozzo, nell'ambito della mostra “ Pastori dell'Alpe 100 storie, 100 volti per nutrire il Pianeta ” Rho, Villa Burba, c.so Europa 291. ore 17:00     A conclusione della mostra-sentiero “Pastori dell'Alpe 100 storie, 100 volti per nutrire il Pianeta”, che è esposta dall'8 maggio presso la seicentesca Villa Burba di Rho, si svolgerà un incontro con Fulvio Bortolozzo , fotografo, docente e curatore, nella sala convegni di Villa Burba, il pomeriggio di domenica 7 giugno, alle ore 17:00. L'incontro, aperto a tutti, verterà su come la fotografia può raccontare un percorso, una narrazione, partendo dallo sguardo artistico, personale e innovativo di paesaggio urbano per attraversare poi le fotografie-cartolina e giungere alle fotografie di tipo documentaristico. La mostra “Pastori dell'Alpe”, realizzata con il patrocinio del comune di Rho e della Provincia di Trento , ha sede a ...

Milano da riguardare.

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 Il 20 maggio scorso, nell'ambito della mostra "Milano 1955 – 2015. Sessant’ anni di fotografie" realizzata dal Circolo Fotografico Milanese nella sede operativa del FAI , si è tenuto l'incontro "L'immagine della città". I 4 relatori, uno dei quali collettivo, hanno presentato due mostre storiche, una giovane rivista web contemporanea e una mostra annuale dedicata a Milano che si ripete da dieci anni in una galleria fotografica. Al di là di quanto è stato detto e mostrato e dopo aver invitato a visitare il sito di " Milano Città Aperta " che ha grandemente suscitato il mio interesse, rilevo solo alcune cose. La mostra del CFM propone 178 fotografie, tutte rigorosamente in bianco e nero, persino le più recenti, di vari appartenenti al circolo. L'allestimento è suddiviso in temi e le immagini sono plotterate sui degli striscioni appesi alla travata. Suggestivo, vagamente orientale, piacevole giocare a nascondino tra le fotografie,...

Il bambino di Mario.

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La notizia è che Simona Guerra ha dato un nome e un cognome al famoso " Bambino di Scanno ". Sì, quello dell'immagine che rese celebre nel mondo della fotografia artistica l'italiano Mario Giacomelli perché il mitico curatore del MoMA di New York, John Szarkowski , se ne innamorò e la volle, unica fotografia italiana esposta, nella mostra The Photographer's Eye del 1966 . Sulla falsariga della scoperta di Simona Guerra, il giornalista de La Repubblica Michele Smargiassi è andato a trovare il signor Claudio de Cola e lo racconta in un articolo apparso sul suo blog . Tutto per il meglio quindi. Il bambino di allora (1957) è ben vivo, ma sta altrove. La mamma è anch'essa in buona salute, come il padre, e vive ancora a Scanno , paesino degli Abruzzi divenuto in quegli anni Cinquanta uno dei luoghi mitici della fotografia, per via dei suoi abitanti vestiti con abiti tradizionali neri e tanto fotogenici (Persino HCB fotografò qui). Fossero i fotografanti odier...

L'ambigua infanzia di Hine.

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Dopo aver visto la mostra INFANZIA RUBATA , molto ben realizzata ed allestita, trovo necessario portare all'attenzione dei miei lettori alcuni appunti critici sul lavoro svolto da Lewis Hine. In primo luogo, i bambini mostrati nelle miserevoli condizioni del loro sfruttamento, nell'ambito dell'iconografia fin qui pubblicata di Hine, sono bianchi. Non un solo bimbo nero compare nelle immagini. Vista l'impossibilità che non ne abbia mai incontrati nelle sue puntuali indagini sullo sfruttamento del lavoro minorile, la scelta di escluderli è sicuramente ideologica e con ogni probabilità è dello stesso autore. In ogni caso resterebbe da capirne il perché. Hine vive in una civiltà industriale che nei primi anni del Novecento è in tumultuosa espansione. Sta crescendo, centesimo su centesimo, quella middle class che costituirà presto l'ossatura stessa del sogno americano nei decenni a venire. In questo contesto vanno inquadrate sia le nuove politiche sull...

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