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Visualizzazione dei post con l'etichetta momento decisivo

H prigioniero di CB

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Di recente ho ritrovato un vecchio amico: Henri. Ci eravamo incontrati di sfuggita una sola volta a Parigi, grazie ad un altro mio carissimo amico, nella sua Fondazione a Montparnasse. Lui già molto anziano io ancora troppo giovane, di spirito più che d'età. Non ne seppi approfittare, come in tante altre occasioni. Un modo come un altro per collezionare occasioni perdute. Devo dire che purtroppo all'epoca un poco diffidavo di lui. Tutte quelle sentenze a sua firma che si trovavano ovunque mi irritavano: momenti decisivi, allineamenti ocularmentalcardiaci , ecc. In realtà la sua sarebbe la storia di una mente libera che si è andata riempiendo in gioventù di grandi suggestioni d'arte. Dalle frequentazioni surrealiste ai ripassi storici nelle sale del Louvre. L'incontro fortuito con una macchina fotografica esposta in una vetrina della Canèbiere trasformò Henri in un portatore sano del virus surreale contenuto nello spazio ottico. Dicevo sarebbe perché le mostre che con...

Come in una cura omeopatica

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©2011 Fulvio Bortolozzo - serie Scene di passaggio (Soap Opera) . La fotografia ha disegnato un crinale dove da una parte precipitano gli eventi e dall'altra si distende il falsopiano del senso. Da questa consapevolezza ha origine quella perdita di interesse per il classico "momento decisivo" di bressoniana memoria, mentre l'attenzione viene rivolta ai tempi lunghi che mettono in evidenza le strutture, le costanti, le matrici comportamentali che indirizzano inesorabilmente il nostro sguardo. Come in una cura omeopatica, dove col simile si tenta di cacciare il simile, è la stessa fotografia a provocare un tipo di consapevolezza nuova, capace di decongestionare lo sguardo, dopo averne provocato la congestione. Franco Vaccari, da Fotografia e inconscio tecnologico (1979)

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