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Fotografia criminale (parte III e ultima).

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Proprio dove non me l'aspettavo, alla mostra MIXMASTER di Ed Ruscha nella Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli , trovo le tracce fotografiche di un grande criminologo, il tanto bistrattato Cesare Lombroso. Difatti nel progetto espositivo, curato da Paolo Colombo ed allestito da Marco Palmieri , si mettono insieme le scelte d'artista di Ruscha dalle collezioni torinesi e tra queste anche quella del Museo di Antropologia Criminale Cesare Lombroso , che oggi tanti benpensanti equi e solidali vorrebbero veder scomparire. La mostra in se stessa non è che sia così convincente, da Ruscha ci si poteva aspettare ben di più. Alla fine però se uno passa da Torino e vuole offrirsi un " trailer " di cosa potrebbe visitare e cosa lasciar perdere, con dieci euro si leva lo sfizio e risparmia tempo prezioso. Ma tornando a Cesare, la collezione di fotografie antropologiche, e dei calchi in cera dei volti che sono come delle fotografie in 3D, ha una sua forza estetica davv...

Fotografia criminale (parte II).

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Proprio con una mostra affine al tema della fotografia criminale, inaugura a Torino lo spazio JEST , dedicato alla figura pionieristica di Enrico Federico Jest , l'uomo che già  l'8 ottobre 1839 prese delle vedute della città con la prima fotocamera italiana da lui stesso realizzata traducendo il manuale di Daguerre. Tommaso Parrillo, già fondatore e curatore della casa editrice indipendente  Witty Kiwi books , e Francesca Cirilli , fotografa e fondatrice dell'associazione Fluxlab , hanno scelto di aprire JEST con un progetto personale di Pietro Paolini ( Terra Project )   intitolato Caso collettivo 11.227 e dedicato allo sterminio di migliaia di militanti del partito di sinistra Union Patriotica , avvenuto in Colombia tra il 1986 e i primi anni del 2000. Fino a non molti anni fa, sarebbe stato sufficiente un buon reportage di taglio classico, con alcune immagini drammatiche delle scene dei crimini, qualche ritratto ai sopravvissuti e magari anche ad alcun...

Fotografia criminale (parte I).

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Per qualche congiunzione astrale, in questo momento ben tre mostre torinesi contengono riferimenti più o meno diretti alla fotografia criminale. Intesa come applicazione scientifica della tecnica fotografica allo scopo di determinare la veridicità di alcuni fenomeni. Non tanto documento quindi, quanto vera e propria "prova", processuale persino. Sarebbe per questo piuttosto interessante metterle insieme in un unico testo, ma per non tediare oltre misura con pistolotti chilometrici inadatti ad un blog, ne scriverò in tre articoli separati. Inizio dalla mostra più ampia e ambiziosa. Quella ospitata da Camera, Centro Italiano per la Fotografia . Si tratta della seconda mostra dopo quella d'apertura, l'antologica dedicata a Boris Mikhailov . Il titolo è " Sulla scena del crimine. La prova dell’immagine dalla Sindone ai droni. Una coproduzione franco-anglo-olandese ideata da Diane Dufour e altri, nella versione allestita per Camera da Marco Palmieri. I...

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