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L'inferno è questo.

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Come Bosch previde nella sua visione dell'inferno, non c'è orizzonte. Il mondo sta bruciando. Ogni figura cerca di sopravvivere concentrandosi sul proprio bisogno immediato, sulla propria personale sopravvivenza. La claustrofobia, che qui raggiunge il suo grado estremo, non è provocata dall'affollamento eccessivo, ma dal vuoto di continuità tra un'azione e l'altra, che pure le è così vicina da toccarla. L'inferno è questo. La cultura in cui viviamo è forse la più claustrofobica che sia mai esistita; nella cultura della globalizzazione, come nell'inferno di Bosch, non si vede neppure di sfuggita un altrove o un altrimenti . Ciò che è dato è una prigione. E, di fronte a un tale riduzionismo, l'intelligenza umana si riduce all'avidità. John Berger Da Modi di vedere , pagg. 136-137, Bollati Boringhieri, Torino, 2004.

Le visioni di Kusterle.

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Colpa mia, ci sono arrivato quasi alla fine. Resta solo un ultimo giorno ( domenica 8 maggio 2016, ore 14-19 ) per vedere la mostra antologica di Roberto Kusterle alla Fondazione 107 di Torino. Nonostante questo, invito coloro che mi leggono in tempo, e possono farlo, a visitare in extremis questa eccellente esposizione. La mostra si svolge sulle pareti della Fondazione, luogo di per sé già molto coinvolgente, seguendo la cronologia dei cicli seriali fino all'ultimo eccezionale Morus Nigra (2015) che supera ogni altro in nuove direzioni tutte ancora da esplorare. Cosa davvero non da poco per un artista classe 1948. Chi mi legge sa che non amo per nulla quelle fotografie che uso definire "pasticciate". Quelle sovraccariche di elaborazioni, non importa se di camera oscura o digitali. Ebbene, Kusterle rappresenta per me da oggi l'eccezione che conferma la regola. Ogni aspetto delle sue fotografie, per quanto fortemente elaborato e anche minuziosamente predisp...

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