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A viver come bruti.

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Oggi è il Dantedì , e già fa un po' ridere questo tentativo di imitare gli anglismi imperanti, quasi come fanno quei teneroni dei francesi quando chiamano souris il mouse. Insomma sono passati settecento anni esatti da quando il sommo poeta è finalmente entrato nella sua opera per sempre. Molto probabilmente all'inferno. Non mi addentro oltre la selva oscura, non ne ho la competenza e mai ne ho avuto il desiderio. Letture rapide, a macchia di Leopardi , perché il soggetto della commedia non mi attrae. L'inferno esiste sicuramente, ma non sta dopo la morte bensì qui tra di noi, ogni giorno. Il verso poetico poi è troppo intenso per me. Sopravvivo a stento alla prosa, a patto che non sia troppo intrecciata in pasticciacci brutti o addosso a degli Ulisse irlandesi. Cose brevi, dirette, chiare. Eppure, conservo e sfoglio una vecchia edizione della commedia illustrata dal Dorè . Lì sì che mi perdo davvero. Niente da fare, guardare le figure è tutto quello che mi basta per adden...

L'inferno è questo.

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Come Bosch previde nella sua visione dell'inferno, non c'è orizzonte. Il mondo sta bruciando. Ogni figura cerca di sopravvivere concentrandosi sul proprio bisogno immediato, sulla propria personale sopravvivenza. La claustrofobia, che qui raggiunge il suo grado estremo, non è provocata dall'affollamento eccessivo, ma dal vuoto di continuità tra un'azione e l'altra, che pure le è così vicina da toccarla. L'inferno è questo. La cultura in cui viviamo è forse la più claustrofobica che sia mai esistita; nella cultura della globalizzazione, come nell'inferno di Bosch, non si vede neppure di sfuggita un altrove o un altrimenti . Ciò che è dato è una prigione. E, di fronte a un tale riduzionismo, l'intelligenza umana si riduce all'avidità. John Berger Da Modi di vedere , pagg. 136-137, Bollati Boringhieri, Torino, 2004.

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