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Visualizzazione dei post con l'etichetta filosofia

Le immagini, l'arte, le fotografie.

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Ogni tanto c'è da rimettere un poco d'ordine nella soffitta dei concetti con cui ci si balocca. Provo a farlo nella mia. Le immagini. Cominciamo da queste cose qui. Cosa siano è dibattuto. Dipende da dove si parte nel considerarle. Oggetti bidimensionali, strutture mentali, sintesi visiva di esperienza e memoria, poco importa. Una cosa sono senz'altro: immagini. Si nutrono di ciò che vediamo e poi magari rivediamo durante il sonno. Non provano nulla, non raccontano nulla, almeno non necessariamente. Esistono. Averci a che fare è come respirare. Si possono rifiutare, o almeno provarci. Gli iconoclasti sono sempre all'opera. Però tornano sempre e vivono in mezzo a noi, che lo si voglia o meno. Hanno loro regole di funzionamento, ma non sono un linguaggio perché non sono veramente codificabili. L'arte. Si impara, si mette da parte. L'arte è molte cose che cambiano da un'epoca all'altra. Oggi l'arte è "contemporanea". Praticamente quals...

Di ogni immagine fotografica.

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Quella in corso al MAO di Torino è una mostra altamente consigliabile. Espongono tappeti cinesi di raffinata manifattura in prevalenza sette-ottocentesca. Provengono dalla Città Proibita e da altre sedi esclusive del potere imperiale plurisecolare. A parte l'allestimento, e l'illuminotecnica, curati in ogni dettaglio, accompagnano il visitatore anche una musica ed un gioco di luci quanto mai gradevoli. La cosa però più interessante è che pur non sapendo nulla di tappeti, e non avendo nemmeno un interesse a volerne sapere davvero qualcosa, si rimane comunque catturati dalla maestria messa in atto nell'ideazione e realizzazione delle decorazioni. Confluiscono in esse filosofie ancestrali, concezioni religiose, conoscenze tecniche e, come sintesi di tutto questo, una capacità di mettere insieme forme, colori e segni davvero straordinaria. Non stupisce che diversi artisti occidentali abbiano rinnovato il loro pensiero studiando l'Oriente. C'è qualcosa per noi di...

Un modo di concepire il mondo

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©2012 Fulvio Bortolozzo - serie Scene di passaggio (Soap Opera) . Tutti percepiamo a ogni istante milioni di cose intorno a noi – queste forme che cambiano, queste colline brucianti, il rumore del motore –, le registriamo automaticamente, ma non ne prendiamo veramente coscienza, a meno che non ci sia un particolare insolito o il riflesso di qualcosa che siamo preparati a vedere. Non potremmo mai prendere coscienza di tutto e ricordare tutto perché  la nostra mente si riempirebbe di tanti di quei dettagli inutili che non riusciremmo più a pensare. Dobbiamo scegliere e il risultato di tale scelta, che chiamiamo "coscienza", non è mai identico alle percezioni, perché il processo di selezione le cambia. Noi prendiamo una manciata di sabbia dal panorama infinito delle percezioni e la chiamiamo mondo. Una volta di fronte a questo mondo, operiamo su di esso un processo di discriminazione: entra in azione il coltello. Dividiamo la sabbia in mucchi. Questo e quello. Qui e là...

Un contesto di scene e situazioni

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©2010 Fulvio Bortolozzo - dalla serie Atlantique . Le immagini sono mediazioni tra l'uomo e il mondo. L'uomo "ex-siste", cioè non ha accesso immediato al mondo, le immagini sono destinate a rendere il mondo accessibile ed immaginabile per l'uomo. Ma anche così facendo, si frappongono tra l'uomo e il mondo. Dovrebbero essere mappe e diventano schermi: invece di presentare il mondo all'uomo lo rappresentano, mettono sé stesse al posto del mondo, sino al punto che l'uomo vive in funzione delle immagini che ha prodotto: non le decifra più, ma le proietta di nuovo nel mondo "esterno" senza averle decifrate. Il mondo diventa "a somiglianza" delle immagini, un contesto di scene e situazioni. Vilém Flusser, da Per una filosofia della fotografia (1983). .

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