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Nel silenzio dell'indicibile.

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Proprio nel seminario dedicato a Walker Evans è emerso con chiarezza tra gli studenti il valore dell'allontanamento di ogni parola dall'immagine, in specifico fotografica. Un libro all'epoca rivoluzionario, e ancora oggi capace di sorprendere, come American Photographs può davvero essere considerato uno spartiacque fondamentale nella "lotta di liberazione" visiva dal linguaggio scritto-verbale. Il silenzio che Evans riesce a creare attorno alle sue fotografie è l'innesco indispensabile per poterle davvero guardare e quindi esperire, conoscere, liberamente. Libera-mente , cioè con la mente libera da binari, steccati, paraocchi, corridoi di senso precotti, preparati perché le domande trovino risposta prima ancora di essere formulate. Le immagini, e più di tutte quelle contingenti cioè fotografiche, sono universi, ma non universali. Sono mondi senza confini nei quali chiunque può cercare il posto più abitabile. Sovente questo cambia nel tempo e per questo ...

Che resti tale.

Immagine
La componente dell'esperienza diretta delle cose è fondante nell'immagine fotografica. Tutto origina dalla presenza del fotografante di fronte al fenomeno. Non è tuttavia sufficiente perché da questo derivi un'immagine di qualche interesse. Senza un percorso di sistemazione compositiva e concettuale, l'immagine rimane inerte e silente. L'inerzia è sterile e va quindi rimossa già in fase di ripresa ovvero con un successivo intervento sul visivo e sui concetti che governano l'immagine. Il silenzio è invece bene che resti tale.

Per non distruggerla all'istante.

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C'è come un filo, tutto da dipanare, dentro ogni immagine fotografica. Lo si può percepire meglio nelle immagini più silenziose. Non è affatto detto che dipanarlo sia necessario e nemmeno che sia la cosa migliore da fare. C'è come una lieve bellezza in un filo, tutto da dipanare, che va solo inspirata; per non distruggerla all'istante.

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