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Ciau Milàn!

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©2011 Fulvio Bortolozzo - serie Scene di passaggio (Soap Opera) . La Milano che conosco io è fatta di gente che per guadagnarsi da vivere pensa che si debba lavorare. Per diventare milanese devi lavorare. Ma non basta, devi produrre qualcosa che sia utile, che costi il giusto e che possa quindi essere un buon affare per chi lo compera, non importa se è un umile servizio alla persona, un'offerta di lavoro dipendente o una grande idea imprenditoriale. E non importa nemmeno se parli con accento pugliese, veneto o di altre lingue o quale dio preghi quando ne senti il bisogno. La cittadinanza si ottiene così nella Milano che conosco io. Sembra arido, ma invece è civile. Giuliano Pisapia viene da quella Milano lì, dove le persone si valutano per come lavorano, perché vivere e lavorare sono la stessa cosa, e non per quale origine, religione o accento hanno. Spero vivamente di tornare presto in quella Milano del mio cuore, perché mi manca tanto. Ciau Milàn! .

Mi senti?

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"Appunti per gli occhi" ©2009 Fulvio Bortolozzo. Gli artisti non possono competere con il pandemonio sul suo stesso terreno, non hanno le armi, né i capitali necessari. L'unico modo per sconfiggerlo con efficacia è cambiare le regole del contratto, coinvolgere diversamente il pubblico. Le domande più comuni sul pubblico e sulla comunicazione, ora devono essere poste in maniera diversa che in passato, specie quando si tratta di immagini, ma bisogna ancora porsele. Il problema non è più, ci dev'essere un mercato di massa globale che consuma cultura? Ma, ci dev'essere altro? Con tutte le chiacchiere sull'interconnettività, siamo davvero più connessi di prima? Di che natura è questa connessione? Internet è il primo e unico mezzo trasparente, oppure la sua forma ne determina i contenuti? L'arte è una sotto-categoria del mercato di massa della cultura o qualcosa di diverso? Che differenza c'è tra l'arte e un messaggio commerciale? Le motivazioni influ...

La distanza tra i due

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"Appunti per gli occhi" ©2009 Fulvio Bortolozzo Certamente le fotografie da sole non possono dire "tutta la verità", sono sempre e solo dei momenti. Ciò che fanno con insistenza è registrare la relazione del fotografo al soggetto, la distanza tra i due, e questa comprensione è essenziale nel processo politico, come suggeriva lo stesso Marx: "Supponiamo di aver portato avanti la produzione in quanto esseri umani... I nostri prodotti saranno tanti specchi nei quali vedremmo riflessa la nostra natura essenziale". (David Levi Strauss, Politica della fotografia)

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