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Un anno di guerra.

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Un anno fa l'esercito della Federazione Russa entrò in Ucraina. Un fatto incontestabile, una premessa indispensabile. La risposta del governo ucraino non fu quella forse immaginata dal Cremlino: una fuga ignominiosa lasciando alla mercé dell'invasore la popolazione. Quella è una specialità italica, Vittorio Emanuele III insegna. Da allora si combatte, si distrugge e si muore in Ucraina. Dalla Seconda guerra mondiale in poi, la morte e la distruzione arrivano sempre anche ben lontane dai fronti di combattimento, ma succede per ora solo in Ucraina. La popolazione della Federazione Russa non è sotto le bombe e non muore di fame. Giusto ieri i governi di quasi metà della popolazione mondiale si sono astenuti o hanno votato contro la risoluzione dell'ONU che chiede l'immediato ritiro delle truppe russe dall'Ucraina. Questi sono semplici fatti di cronaca, comunque la si pensi. Oggi l'idea è che sarà il campo di battaglia a decidere le sorti della guerra. Forse si deve...

Il compagno Gorbaciov.

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L'immagine che ho sempre avuto di Michail Gorbačëv è quella di una persona onesta. Il suo percorso penso lo possa testimoniare senza ombra di dubbio. Penso anche che sia stato un sincero comunista, se per comunismo si intende un progetto di nuova umanità, libera dalla schiavitù del capitale senza per questo divenire serva dello Stato. Purtroppo per lui, e per noi tutti, quel progetto era fallimentare, per un'infinità di motivi che abbiamo imparato a conoscere nei decenni. La sua figura bonaria mi ha accompagnato sui media dandomi la sensazione rassicurante che da un uomo così non c'era nulla di tragico da temere. Così è stato, almeno per noi qui in Occidente. Gorbačëv non ha scatenato la terza, e ultima, guerra mondiale. E poteva farlo. Non ha diviso il suo Paese con una guerra civile contro i traditori del comunismo, che lo avevano nei decenni affossato. Non ha mandato i carri armati nei Paesi dell'Est per reprimere le sommosse anticomuniste, come avrebbe fatto qualsia...

Sotto l'ombra di un bel fior.

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Sono passati settantasette anni da quel 25 aprile 1945. Data simbolo della fine della Seconda Guerra Mondiale in Italia. Una vittoria anche italiana imprevedibile due anni prima. Il 25 aprile 1943 il Quartier Generale delle Forze Armate comunica, tra le altre scarne notizie, che sul fronte occidentale tunisino truppe italiane e tedesche sono im­pegnate in duri combattimenti contro il nemico che ha lanciato all’attacco nuove poderose forze corazzate e di fanteria. Nella notte quadrimotori americani hanno effettuato un’incursione nei dintorni di Napoli facendo danni in misura non grave. A Torre del Greco si deplorano 47 morti e 66 feriti. Un aereo nemico precipitava in mare, colpito dalle artiglierie della difesa, nei pressi di Ispica (Ragusa) nel cui territorio venivano sgan­ciate alcune bombe senza conseguenze. In quel 25 aprile 1943 l'Italia era quindi ancora compattamente fascista e combatteva una guerra insieme alla Germania nazista e al Giappone imperiale contro l'Alleanza ...

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