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Dal libro Cuore alla vita di tutti i giorni.

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Settimio Benedusi, apprezzato fotografo di moda milanese, ha compiuto di recente una performance: tornare a piedi senza soldi dalla Liguria a Milano barattando le necessità del viaggio con sue fotografie. Qui una cronaca: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2016/04/25/io-fotografo-delle-modelle-in-viaggio-gratis-barattando-scatti27.html Benedusi dichiara che la tesi da dimostrare era quanto può valere oggi la fotografia. La risposta che dice di aver trovato, e con lui il giornalista che ne scrive, sarebbe che il valore di una fotografia è nelle relazioni umane che stabilisce, sia immediate sia nel tempo. Pare persino che la sua comparsa rievochi alle persone l'epoca del fotografo di paese, quando di fotografie ne circolavano molte di meno, ma a farle era una persona competente in grado di fornire ai clienti un visivo celebrativo degno di essere conservato e tramandato. Cosa oggi perduta sia per le nuove tecnologie sia perché i fotografanti spesso e vo...

Una di noi!

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Oh raga, una cosa pazzesca. Stavo pulendo la mia Fuji col 23mm fisso dopo aver fatto la mattinata in centro a cuccare gente, turiste meglio, per tirar fuori le emozioni, la verità delle sensazioni che come scosse elettriche invadono la città, ed ecco che mi arriva il whatsapp di un amico: " c'è la Maier da Meravigli ". Figata pazzesca! Finalmente è arrivata anche qui a Milano, lei l'unica stella nascosta, la più brillante, quella che ha spaccato alla grande, meglio dei tanto strombazzati che sappiamo, ma stava per non essere mai conosciuta. Meno male che un'anima gemella, uno street photographer che per campare faceva altro, ha beccato all'asta tutte quelle foto, una miniera di diamanti, una più forte dell'altra. Corriamo a metterci in fila, dai! Una di noi! Una di noi!

Una fotografia è un piacere.

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Ma sono buone le fotografie di Steve McCurry per il nuovo calendario Lavazza oppure no? Sulla rete diverse voci affrontano la questione. La maggior parte sono dell'idea che le fotografie di McCurry non siano buone perché appesantite da una postproduzione talmente evidente ed invadente da rendere ben poco verosimili i soggetti in esse ritratti. Poi però se si va a vedere la produzione recente di questo fotografo sul suo sito non c'è tutta questa differenza: colori saturi che più saturi non si può, luci improbabili e fotografie che sembrano icone psichedeliche. Sì, forse qualcosa di plasticoso in più in alcune c'è, però questa è la cifra del fotografo, fin dai famosi tempi della bambina afgana dagli occhi verdi . Allora McCurry, in assenza di tecnologie digitali, usava il Kodachrome, che era la pellicola con i colori più "finti" mai prodotta. Le sue supersaturazioni, esaltabili stampandola su Cibachrome, sono rimaste leggendarie. Detto questo, in ogni caso, la...

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