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Visualizzazione dei post con l'etichetta racconto

Per non tornare mai più.

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  Lido Valderice, 2012. È confortevole che il viaggio abbia un'architettura e che sia possibile portarvi qualche pietra, sebbene il viaggiatore sembri non tanto uno che costruisce paesaggi - ufficio del sedentario - quanto uno che li smonta e li disfa, come il barone von R. di Hoffmann, che girava per il mondo facendo collezioni di panorami e, quando lo riteneva necessario per godere o per creare un bel colpo d'occhio, faceva segare alberi, sfrondare rami, spianare le gibbosità del terreno, abbattere interi boschi o demolire fattorie, se ostacolavano una visuale. Ma anche la distruzione è un'architettura, una decostruzione che segue regole e calcoli, un'arte di scomporre e ricomporre ossia di creare un altro ordine: quando una parete di fogliame cadeva d'improvviso, spalancando una veduta sui ruderi di un castello lontano nella luce del tramonto, il barone von R. si fermava alcuni minuti a contemplare lo spettacolo che egli stesso aveva messo in scena e poi ripartiv...

Mi pare una sconfitta.

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Ho potuto assistere alla presentazione finale del lavoro svolto dagli studenti del Masterclass Visual Storytelling in the Digital Age a cura dell' International Center of Photography di New York e svoltosi a Torino dal 4 al 29 luglio 2016 presso Camera Centro Italiano per la Fotografia . Si trattava della prima volta che la rinomata scuola di fotografia americana portava in un'altra parte del mondo un programma così lungo da costituire un vero e proprio riassunto intensivo di un loro corso annuale. Occasione quindi eccezionale per i partecipanti di mettersi alla prova ad una piccola frazione del costo, davvero molto elevato, che avrebbero pagato per stare un anno a New York a frequentare l'ICP. Il tema del corso torinese era incentrato sulle tecniche del racconto fotografico per il web 2.0. Purtroppo, per motivi miei di tempo, ho potuto vedere solo la prima parte dei lavori, ma ritengo siano stati sufficienti per farmi un'idea approssimata su quanto sia stato ...

La questione del racconto.

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©2013 Fulvio Bortolozzo. Capita nei miei corsi e workshop che venga posta la questione del racconto: il racconto fotografico. La necessità da cui origina la domanda è invariabilmente quella di come poter mettere insieme delle fotografie, magari anche in rigida sequenza, al fine di sviluppare una storia, una narrazione di qualche fatto, sensazione o altro. Gli esempi in questo senso nella tradizione del fotografico ci sono, e numerosi. A mio avviso però il racconto finisce per far attraccare le potenzialità conoscitive del fotografico ai sicuri ormeggi del linguaggio scritto-verbale, almeno come meccanismo concettuale. L'immagine che si fa narrativa rimane difatti serva del dire, il quale la sovrasta e ne determina il significato. Per questo motivo invito gli allievi a liberarsi da questa necessità pregressa. Il raccontare presuppone un ordinamento preciso, e una concatenazione predeterminata,  nel discorso che si intende sviluppare. L'atto fotografico invece è primariament...

Una visione

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Ricevo, e con molto piacere pubblico, un testo di Rosa Maria Puglisi nato dall'osservazione della mia serie Inspections in the future . Una visione È difficile dare la stura ai pensieri che si accalcano nella mia mente. Camminare non aiuta. Il cielo è terso e l'aria sembra distendersi in una impalpabile coltre bluastra sopra il paesaggio aperto verso i monti, innanzi a me. Guardo intorno; calpesto questa scena; ne sono parte. Sono parte trascurabile di un tutto più complesso di me, dei miei pensieri, dei sentimenti che provo guardando attraverso le mie lenti. Sono dentro, immerso, elemento fra gli altri, ma pensante. Mi aspetto qualcosa: un segno, come un emblema che riesca a restituire in un solo colpo d'occhio il senso di ciò che mi ingegno ad osservare e descrivere. Perlustro il circondario, come se dovessi crearne una mappa. Cerco punti di riferimento: edifici, manufatti dell'uomo che interrompano quella continuità, che mi porta solitamente fuori strad...

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