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L'autore, il professionista e la comunicazione.

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La vicenda delle fotografie di Letizia Battaglia per la comunicazione di marchio della Lamborghini è ormai piuttosto nota, almeno sulla rete italofona. Chiarisco subito che le fotografie mi lasciano abbastanza indifferente. Colgo però anch'io che quelle bambine con lo sfondo delle supercar di lusso nella scena storica di Palermo hanno qualcosa di sgradevole. Problema mio e di quanti hanno sensibilità affine alla mia. Non è questo il punto che mi spinge a scrivere. Piuttosto mi pare invece molto interessante pensare al rapporto tra autorialità, professionismo e comunicazione, prendendo spunto da questo caso. Un autore, o un artista se si vuole, per me è un umano che mette insieme a suo modo qualcosa ottenendo un risultato che prima di allora non esisteva così, anche solo per alcuni aspetti. Di solito, se il risultato è molto dirompente, affronta anche un periodo, che può durare persino secoli, nel quale il suo lavoro non solo non viene compreso, ma nemmeno accettato. Eppure questi ...

Una fotografia è un piacere.

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Ma sono buone le fotografie di Steve McCurry per il nuovo calendario Lavazza oppure no? Sulla rete diverse voci affrontano la questione. La maggior parte sono dell'idea che le fotografie di McCurry non siano buone perché appesantite da una postproduzione talmente evidente ed invadente da rendere ben poco verosimili i soggetti in esse ritratti. Poi però se si va a vedere la produzione recente di questo fotografo sul suo sito non c'è tutta questa differenza: colori saturi che più saturi non si può, luci improbabili e fotografie che sembrano icone psichedeliche. Sì, forse qualcosa di plasticoso in più in alcune c'è, però questa è la cifra del fotografo, fin dai famosi tempi della bambina afgana dagli occhi verdi . Allora McCurry, in assenza di tecnologie digitali, usava il Kodachrome, che era la pellicola con i colori più "finti" mai prodotta. Le sue supersaturazioni, esaltabili stampandola su Cibachrome, sono rimaste leggendarie. Detto questo, in ogni caso, la...

Bella proprio per questo.

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©2006 Fulvio Bortolozzo. C'è un equivoco duro da chiarire, anzi durissimo. Riguarda l'aspetto visibile delle cose. Nel pensiero comune è diffusa la credenza che esista una relazione diretta tra come le cose si presentano alla vista e come sono nell'essenza loro. Quindi una persona bella d'aspetto, o ritenuta tale da un canone della cultura d'appartenenza, è anche ritenuta buona d'animo o comunque positiva. Si desidera frequentarla anche solo perché ci "decora" la vita. La grande bellezza nasce qui: bei fiori, belle figliole e bei figlioli, bei palazzi, bei giardini, begli oggetti, belle spiagge, bei tramonti, ecc. ecc. La vita è bella in questo preciso modo o così dovrebbe sempre esserlo. Peccato che le cose non stiano davvero in questa maniera. Non esiste una relazione di conseguenza diretta tra un canone formale visibile e il suo contenuto. Così abbiamo persone belle nelle forme e moralmente ignobili, luoghi belli nelle armonie di colori e luc...

Il fotogiornalismo dalla pittura alla pubblicità.

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Nella scelta degli autori premiati quest'anno dalla giuria del World Press Photo si  notano alcune importanti novità che penso potranno avere un'influenza notevole sul relativamente piccolo mondo degli addetti ai lavori. A cominciare dalla fotografia classificatasi prima assoluta e realizzata da John Stanmeyer . Si tratta sempre di un'icona, una vera e propria "cover" del WPP 2014, ma non più, come nelle ultime edizioni, ottenuta sulla falsariga della tragedia trasformata in pittura antica o cattiva pittura digitale. Stavolta il mondo di riferimento sembra essere quello della comunicazione pubblicitaria o publiredazionale . E non è l'unico caso tra le foto vincitrici. C'è qualcosa nel meccanismo di selezione, ben descritto da Alessia Glaviano in una sua testimonianza diretta come giurata e  pubblicata su Photo Vogue , che forse spinge in questa direzione. Alessia Glaviano scrive: " Il primo round prevede la proiezione delle circa 20.000 immagini...

Mi ritrovai per una Toscana oscura.

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©1965, Gianni Berengo Gardin, "Toscana". Il discorso sarebbe lungo e complesso. Tagliandolo via alla grossa, in primo luogo vorrei sottolineare la pessima qualità pubblicitaria della campagna " DIVINA TOSCANA " ( http://www.lanazione.it/cronaca/2014/02/07/1022355-divina-toscana-scaletti-regione.shtml#1 ). La colpa è sì dell'agenzia romana che l'ha partorita, ma soprattutto dell'assessore regionale competente, e dei funzionari che lo consigliano, per averla approvata, diffusa e pagata con soldi pubblici. Detto questo, l'uso della fotografia a fini pubblicitari è sempre stato soggetto all'impiego di droghe pesanti per ridurre se non eliminare la ribelle natura analitica e automatica di questo tipo di immagine. Solo a prezzo di notevoli interventi manuali si può costringere una fotografia a comportarsi visivamente come un'illustrazione, portando in più il suo vantaggio "certificatorio" per come viene, o meglio veniva, vissuto da...

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