Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta Sean penn

This Must Be the Place, maybe...

Immagine
L'ultima fatica di Paolo Sorrentino non mi ha convinto del tutto, anche se sono contento di averla vista. Considerando che non è davvero facile per un regista italiano scrivere e girare un film internazionale senza cadere nel nostro provincialismo, mi pare che il risultato possa essere considerato accettabile, nonostante le note negative siano diverse. A cominciare da alcuni richiami troppo telefonati all'Antonioni anglofilo di Blow Up e in qualche spleen di troppo dal Paris Texas di Wim Wenders (piacevole però il cameo di Harry Dean Stanton ). Tra momenti ironici e pericolosi avvitamenti storici nella Shoah, il film scorre comunque senza perdere il filo, con diversi momenti di buon cinema (il concerto di David Byrne per esempio), anche se con alcune dannose ripetizioni emotive. Il finale abbassa di parecchio la qualità e la tensione narrativa che il film aveva saputo creare, specialmente in tutta la prima parte inglese. L'America di Sorrentino poi, in specie il West, ...

Di Malick in peggio

Immagine
©2011 Fulvio Bortolozzo - serie Scene di passaggio (Soap Opera) . Ieri sera ho visto The Tree of Life di Terrence Malick. La mia unica esperienza precedente con questo autore fu il film La sottile linea rossa (1998). Più di allora, mi sono ritrovato decisamente spiazzato dalla deriva visionaria di Malick, ormai senza più alcun argine narrativo in grado di contenerla. Non sto a ripetere la trama del film, peraltro piuttosto intricata, ma mi limiterò a sottolineare alcuni punti che ritengo decisivi nel farmi considerare non riuscita quest'ultima, pur visivamente seducente, Palma d'Oro di Cannes. A mio avviso difatti, se paragonato agli unici esempi storici che mi paiono possibili — ossia 2001,Odissea nello spazio di Stanley Kubrick (1968) e Koyaanisqatsi di Godfrey Reggio (1982) — Malick non raggiunge l'indispensabile sintesi estetica tra intenzione e realizzazione, come invece fecero gli autori di quei due capolavori assoluti della cinematografia mondiale di tutti i ...

1977. Due film per riannodare un filo

Immagine
Léora Barbara in una fotografia di scena dal film Stella di Sylvie Verheyde (2007). Vorrei segnalare due film visti di recente, ambientati entrambi nella seconda metà degli anni '70. Il primo è "Stella", una pellicola francese distribuita in Italia dalla Sacher Film. La storia racconta il passaggio dall'infanzia all'adolescenza di una bambina, la stessa regista Sylvie Verheyde, divisa tra la vita nel bar periferico dei genitori e la novità del primo anno in una scuola media di alto livello di Parigi nel 1977. Il cuore del film è nella crescita di Stella. Diversamente dai personaggi del suo ambiente di provenienza, Stella ha un dono raro, anche negli ambienti estremamente più favoriti in cui vivono i suoi compagni di classe: l'intelligenza naturale. Il film racconta proprio...

ARCHIVIO

Mostra di più

HASHTAG

Mostra di più