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Un altro mondo è impossibile.

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© Paolo Verzone - cortesia dell'autore. Con la serata dedicata al climatologo Luca Lombroso e al fotografo Paolo Verzone si è conclusa la rassegna di quattro incontri ideata e organizzata da Phom Fotografia in sedi torinesi sempre diverse. Quest’ultima è stata ospitata dalla sala congressi dell’Environment Park, scelta quanto mai pertinente con il tema: “ I Poli cosa dicono sul nostro futuro? ”. Gabriele Magazzù presenta gli ospiti e dà inizio al dialogo dando la parola a Lombroso. Anche se il suo discorso si sposta subito su un piano più generale, con particolare inclinazione per l’attuale suo interesse per i Tropici, riesce a raggelare la platea facendo ben intendere che una rapida estinzione della specie umana è ormai molto più di un’ipotesi accademica. In questo senso, pone l’accento su alcuni errori di comunicazione, come la scelta dei termini per descrivere l’Apocalisse in cui siamo immersi, che hanno purtroppo ritardato per decenni preziosi la consapevolezza nell’...

Attenti a quei due.

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Secondo appuntamento prima della pausa estiva dei quattro organizzati da Phom sulle trasformazioni sociali e la  fotografia contemporanea. Dopo Simone Donati con Paolo Ranzani, questa è la volta della coppia fotografica Albert & Verzone insieme alla sociologa Tatiana Mazali, moderati da Marco Benna. Il pubblico è numeroso e sono presenti molti fotografi torinesi. La prima valenza positiva degli incontri è proprio questa: l'incontrarsi dei fotografi, come già si era tentato di fare nel novembre 2010 con il Lens Based Art Show . La storia di Alessandro Albert e Paolo Verzone inizia nel 1991 a Mosca. Due ventenni che conoscono August Sander e Richard Avedon decidono all'ultimo momento di non andare a fotografare con il banco ottico le donne in India, ma di recarsi a Mosca dove stava crollando il regime comunista per fare ritratti in posa dei passanti. L'intuizione fu vincente e venne poi ripetuta nel 2001 e nel 2011. Quasi a scandire con il tempo della s...

Dieci vincenti, nove viventi.

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Il World Press Photo 2015 ha decretato i suoi vincitori. La notizia di rilievo è che ben 10 su 45 sono gli italiani arrivati sul podio nelle varie categorie: due primi premi,  tre secondi e cinque terzi. Un medagliere "olimpico" di tutto rispetto; da far invidia a nazioni  molto più potenti della nostra nel settore dell'informazione mediatica. Togliendosi un momento dal cono di luce abbagliante del WPP viene però da chiedersi a cosa si debba questo miracolo fotografico italiano, a fronte di un'editoria nostrana in coma profondo? Penso lo si debba innanzitutto a uomini, per ora le nostre connazionali latitano nei premi di questo contest pur invece primeggiando nello sport. Uomini giovani che non si rassegnano al Paese in cui gli è capitato di nascere e che, nonostante la deprimente situazione interna, escono dai confini e portano il loro talento a contatto con il mondo. Se c'è una cosa che connota il fotografico rispetto ad altre esperienze delle arti visive...

L'Europa delle armi.

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Paolo Verzone . Una persona che per me non è uno qualsiasi. Ci conosciamo da non troppi anni, ma è proprio l'amico d'infanzia che avrei voluto avere. Ce l'ho adesso e, siccome penso di essere rimasto un po' bambino, me lo godo lo stesso, quando si può. Sì, perché lui vive a Parigi. Anzi in Europa. Una propaggine occidentale insignificante dell'intero continente euroasiatico. Eppure in così poco spazio quante storie son venute fuori nelle generazioni. Lo sanno nel mondo intero perché gli europei sono andati dappertutto e quasi mai in pace. La guerra per L'Europa è sempre stata una necessità, un modo di vivere, un mestiere, come bene ci raccontò Ermanno Olmi al cinema , e persino un'arte. La guerra, cioè il proseguimento della politica con i metodi coercitivi della violenza fisica organizzata, probabilmente ha radici profonde nel genere umano. Forse è parte stessa della natura umana. In ogni caso, non basta mai abbandonarsi a gesti impulsivi. Tutto va pre...

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