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Visualizzazione dei post con l'etichetta fotografia sociale

Da emigranti a migranti.

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Mauro Raffini lo conosco da tanti anni, non abbastanza però. Sapevo che era un ottimo fotografo, una gran brava persona e che era piemontese DOC , con tutto quello che ne segue sulla mitica riservatezza sabauda, identica a quello che in un paese neoextracomunitario come la Gran Bretagna chiamano under statement . Proprio a causa di questo basso profilo, tenuto come un'ultima trincea sull'Assietta, non immaginavo cosa aspettava mia moglie e me ieri sera. Siamo andati a vedere l'inaugurazione di un amico e siamo invece finiti nel paese di Alice. L'ingresso sembrava uno scherzo a parte. In una vietta vicino al Municipio, nessuna vetrina illuminata, niente ressa all'esterno dei soliti inaugurazionisti proseccanti, ma solo una porticina con un citofono. L'inquietudine assale. Ci guardiamo attorno, ma di bulli in cerca di spacciatori non se ne vedono. Suoniamo quindi al campanello " Casa Giglio ". Al " chi è? " metto su una voce giandujott...

Il prezzo della falsa innocenza.

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Ieri sera si è svolto il secondo incontro di quest'anno organizzato da Phom per il ciclo Fotografia e ambiente . Sono stati invitati il fotografo Paolo Marchetti e il filosofo Leonardo Caffo. Il tema affrontato era quello dello sfruttamento degli animali per l'industria della moda. La serata è stata condotta da Gabriele Magazzù, in sostituzione di Marco Benna , mancato purtroppo da pochi giorni dopo aver coraggiosamente combattuto per mesi un cancro particolarmente aggressivo. Dopo l'intenso momento dell'unanime cordoglio iniziale, Marchetti ha presentato e commentato alcune fotografie dal suo fotoreportage intitolato The Price of Vanity (Il prezzo della vanità) . Immagini realizzate in varie parti del mondo all'interno di aziende di eccellenza del settore dove la lavorazione si svolge nella più normale legalità. Alcuni scatti presi nell'ambiente della moda completavano la serie. Un lavoro durato alcuni anni e pubblicato anche dal National Geographic .  Le...

Le molte fotografie di Kessels.

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Fino al prossimo 30 luglio si può visitare da Camera a Torino   la retrospettiva di Erik Kessels curata da Francesco Zanot, ed è una visita davvero altamente consigliabile. Forse questa, insieme alla grande mostra d'apertura di Boris Mikhailov del 2015, è la migliore esposizione allestita negli spazi di Camera. La figura di Kessels emerge nella pienezza della sua complessità. Personaggio davvero eccentrico e sui generis al quale le tradizionali definizioni vanno strette: artista, curatore, editore, art director, collezionista compulsivo e aggiungete pure quella che volete, in parte ci sarà senz'altro. Avendo avuto anche la fortuna di vederlo in azione ieri sera nella presentazione di uno slideshow che riassumeva il suo lavoro, c'è da aggiungere il fattore, non secondario a mio parere, della sua enorme carica empatica. Come un consumato uomo di spettacolo sa intrattenere il pubblico portandolo dalla risata senza freni al momento di riflessione con rara abilità is...

Qualsiasi altra.

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Leggendo diversi saggi di autorevoli studiosi italiani e stranieri, si incontra facilmente la questione delle questioni: il rapporto tra fotografia e arte. A seconda del momento storico in cui il saggio è stato scritto si oscilla in genere tra una posizione che si potrebbe definire per comodità "pittorialista", la quale vede nel fotografico il proseguimento della pittura con altri mezzi, e quella "concettuale", che considera l' immagine automatica estranea alle logiche della pittura e anzi perfettamente antipittorica, secondo la linea d'azione e pensiero inaugurata dal pittore pentito per eccellenza: Marcel Duchamp . Tra questi due estremi si rincorrono nei decenni le tendenze nelle opere di chi dipinge e di chi fotografa con intenzioni artistiche. Qui penso stia il punto interessante: le intenzioni. Mentre dipingere è una pratica che si svolge, oggi più che mai, tutta all'interno del sistema delle arti , il fotografare coinvolge milioni e mili...

Polvere di bit.

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Si prendono sempre più fotografie durante l'esistenza. Un gesto ripetuto e compulsivo senza il quale sembrerebbe di non completare degnamente l'esperienza vissuta. Sempre più fotografie rimangono quindi dimenticate nelle memorie degli smartphone, negli hard disk o in quei cimiteri virtuali che sono le " nuvole di gigabyte " gentilmente messe a disposizione sulla rete. Prima dell'arrivo del file digitale non accadeva nulla di diverso. Le fotografie erano inevitabilmente degli oggetti di carta, stampati da negativi che andavano rigorosamente persi chissà dove. Restavano però le stampine dimenticate in qualche scatola o cassetto. I più fortunati avevano in famiglia dei curatori della memoria , sovente femminili, che allineavano con delicatezza nei fotoalbum tutte le fotografie che potevano contribuire ad illustrare le gesta e il grado di parentela di ogni familiare ripreso durante gli eventi e le riunioni. Proprio da lì viene quella che è stata fino ad ora la f...

In compagnia di Godot.

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Dal 1839 uno spettro si aggira per l'Europa e non solo. No, non è il comunismo, ma oggi preoccupa molto di più, perché quello è storicamente defunto, mentre la fotografia, ribelle ad ogni religione visiva, incontrollabile dalle gerarchie, conosce una crescita sempre più esponenziale nella sua pratica e diffusione. Nulla sembra poter fermare il fotografico. Travolge professioni, tradizioni, classi, ogni possibile argine culturale, politico, economico. Non resta che un'ultimo baluardo, forse insormontabile: la legalità. Nasce nei consessi più preoccupati di difendere la loro supremazia sociale, non importa di quale natura essa sia, la necessità di nascondersi dietro delle leggi che imbriglino, e finalmente dominino, questo cavallo selvaggio. Come ai tempi di Al Capone negli States, oggi in Europa si briga per far approvare leggi sul diritto all'immagine che impediscano fino allo strangolamento l'uso libero di una fotocamera e dei suoi derivati. La scusa è quella e...

L'infanzia in fotografia.

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Eugenio Fessia, Imago, Milano 1960ca (dettaglio) . Collezione privata. Segnalo in extremis ai miei lettori una piccola, ma deliziosa, mostra fotografica che terminerà il 18 gennaio prossimo. Si tratta di " Infanzie - I molteplici aspetti dell'infanzia in un secolo di fotografia " realizzata dall' Associazione per la Fotografia Storica nel salone d'ingresso di Villa Amoretti a Torino. Attraverso fotografie appartenenti ai soci, che coprono l'arco di circa un secolo da un dagherròtipo e un ambrotipo degli anni '50 dell'Ottocento fino alle stampe argentiche degli anni Sessanta, si ripercorre l'iconografia legata all'infanzia, così come venne formandosi nel gusto delle varie epoche in Italia. Pur nei limiti di una ricognizione condotta esclusivamente sul corpus delle quasi 60.000 fotografie collezionate dai soci dell'A.F.S., emerge con chiarezza l'invenzione sociale del concetto di "bambino" che diventerà gradualmente il ...

L'ambigua infanzia di Hine.

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Dopo aver visto la mostra INFANZIA RUBATA , molto ben realizzata ed allestita, trovo necessario portare all'attenzione dei miei lettori alcuni appunti critici sul lavoro svolto da Lewis Hine. In primo luogo, i bambini mostrati nelle miserevoli condizioni del loro sfruttamento, nell'ambito dell'iconografia fin qui pubblicata di Hine, sono bianchi. Non un solo bimbo nero compare nelle immagini. Vista l'impossibilità che non ne abbia mai incontrati nelle sue puntuali indagini sullo sfruttamento del lavoro minorile, la scelta di escluderli è sicuramente ideologica e con ogni probabilità è dello stesso autore. In ogni caso resterebbe da capirne il perché. Hine vive in una civiltà industriale che nei primi anni del Novecento è in tumultuosa espansione. Sta crescendo, centesimo su centesimo, quella middle class che costituirà presto l'ossatura stessa del sogno americano nei decenni a venire. In questo contesto vanno inquadrate sia le nuove politiche sull...

I bambini di Lewis Hine.

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Sabato 5 ottobre prossimo, a Chivasso, nella sede di Palazzo Einaudi, sarà inaugurata la mostra: Infanzia Rubata. Lewis Hine, le immagini che turbarono l’America. La mostra è stata fortemente voluta e autoprodotta da Rodolfo Suppo, titolare dello studio Fuocofisso di Torino, coadiuvato da Carmen Di Vuolo, progettista del catalogo. Le fotografie si riferiscono all’arco di tempo compreso tra il 1908 e il 1918, quando, su incarico del National Child Labor Committee di New York, Hine percorre in lungo e in largo ventotto Stati americani per testimoniare e denunciare davanti all’opinione pubblica del suo Paese la drammatica condizione del lavoro minorile nelle fabbriche, nelle città, nelle campagne, nei porti, nelle miniere e nelle abitazioni domestiche. In questi ultimi anni l’attenzione verso questo grande autore americano, ingiustamente relegato nell’oblio fino alla soglia degli anni ‘80 del Novecento, è cresciuta in maniera continua. Parigi, New York, Rotterdam, Milano, M...

Esplorazioni condominiali

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Chi ci abita accanto? Com'è fatta casa sua?  Che vita fa? Condizione caratteristica della contemporaneità urbanizzata è l'esperienza di vivere accanto a persone di cui ignoriamo tutto o quasi. L'opposto della dimensione comunitaria del paese, che è storicamente determinata dal sapere tutto di tutti o quasi. Con l'abbandono dei luoghi d'origine, familiari e vissuti fin dall'infanzia, si apre l'universo misterioso dell'anonimato. Condizione di libertà, ma anche fonte di ansie e insicurezze. Luca Ferrari ha deciso di affrontare questa alienante dimensione dell'abitare attraverso il mezzo fotografico. Con l'aiuto di quello che chiama "attivatore", un condomino che possa aiutarlo nei contatti, avvicina davvero i suoi vicini e chiede loro il permesso di fotografarli a casa loro, dove vogliono e quando vogliono. Luce ambiente, quella che c'è nel momento fatidico della performance, pose determinate dall'empatia reciproca e qualche s...

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