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Visualizzazione dei post con l'etichetta recensione

C'è ancora domani, ma anche no.

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Trascinati dalla propaganda televisiva massiccia pure mia moglie ed io abbiamo contributo al botto al botteghino del film di Paola Cortellesi, sua opera prima alla soglia dei cinquant'anni. Direi che ne sono riemerso abbastanza interdetto e pure deluso. Non che mi aspettassi chissà quale capolavoro, non pretendevo tanto, però qualcosa di meno didascalico ed elementare, questo sì. La recitazione, nell'insieme, sembra una parodia, peraltro non voluta, del Neorealismo storico. Non basta del bianco e nero, anche ben eseguito, e la citazione di ogni possibile stereotipo legato a quei film per ricreare un'ambientazione almeno dignitosa e ispirata a quella cinematografia. Certamente qua e là ci sono anche siparietti riusciti e caratteri brillanti, su tutti il vecchio padre del marito, ma senza continuità e nemmeno un minimo di complessità psicologica che andasse oltre la messa in scena di figurine a due dimensioni. Nessuno, e meno di tutti proprio la Cortellesi, riesce ad essere c...

Anche io, Daniel Blake.

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Daniel Blake è un cittadino di Newcastle (GB) sulla soglia dei sessant'anni. Si tratta quindi di uno dei tanti nati della seconda metà degli anni Cinquanta, come me. Quelli che han trovato un'Europa in pace, un'economia in crescita, uno stato democratico fondato sul welfare e quindi un'aspettativa di vita da "cittadino", con dei doveri, ma anche dei diritti, concreti, reali, operanti. Oggi tutto questo è finito da un pezzo. Siamo diventati utenti, clienti, consumatori, numeri sui computer dell'amministrazione pubblica e delle multinazionali. In questo mondo alienato, Daniel perde la capacità di mantenersi lavorando, come aveva sempre fatto, per via di un infarto. La macchina dell'assistenza pubblica invece di aiutarlo lo trita nei suoi meccanismi burocratici messi in atto da persone ridotte a funzionari della macchina, incapaci di assumersi la responsabilità di fermare gli ingranaggi quando rischiano di girare all'inverso. Siamo in una fiab...

Una seconda convocazione.

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Grazie ad un amico ho letto e guardato Condominio Oltremare di Giorgio Falco e Sabrina Ragucci, L'Orma Editore, 2014, pp. 176, brossura con alette, ISBN 9788898038435, collana fuoriformato nuova serie € 19,00  –10%  € 17,10. "Un concerto di narrazione e immagine che non segue un modello canonico ma fa la scommessa di fondarne uno tutto nuovo" . Questo l'ambizioso lancio riportato sul sito dell'editore. L'ho letto e l'ho guardato. Un libro pieno zeppo di immagini. La maggior parte delle quali però sono fatte di parole. Una prosa che mi allontanava all'inizio. Poi, per sfida anche, dopo tre interruzioni, una lunghetta, l'ho presa di petto e me la sono fatta andare bene. Alla fine ci stavo comodo, come l'avessi sempre indossata. C'è un ritmo, c'è parecchia finzione, a volte si sente troppo, ma nel complesso mi sono rispecchiato in molte parti, nonostante una vita, una generazione, un'idea delle cose forse, completamente divers...

Il lato oscuro delle icone.

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A Torino, da NOPX , è arrivato Ashkan Honarvar , un iraniano, cresciuto e residente nei Paesi Bassi. Ashkan compone delle particolari opere visive usando l'antica tecnica del collage . Il materiale iconografico che ritaglia e ricompone è tratto da antichi libri di varia scienza. C'è in effetti da stupirsi che qualcuno si metta ancora lì con mezzi manuali, e tanta pazienza, a fare quello che oggi un flusso digitale permette di realizzare con superiore precisione e meno tempo. La forza concettuale di questa operazione sta proprio nel rivendicare una lentezza di azione e pensiero che portano molto lontano e verso opere uniche, ciascuna diversa dalle altre. La procedura, apparentemente anacronistica, rafforza il materiale visivo antico e dalla loro somma emerge la visionarietà dell'artista, rimescolando in ogni direzione inattesa e inattendibile le figure originali. Domina un senso di inquietudine, un disorientamento iconografico, come spesso accade con co...

Siamo quello che mangiamo.

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Ormai c'è solo una settimana per poter visitare la mostra collettiva " Quid edamus, quid sumus " curata da Daniela Giordi ed allestita nell'ex Salone Consiliare di Carignano, in provincia di Torino. Nonostante il poco tempo a disposizione, desidero lo stesso invitare chi mi legge, ed è a portata chilometrica, a fare uno sforzo per esserne poi ripagato da qualcosa di molto stimolante. Cosa ormai piuttosto rara di questi tempi. Giordi mette insieme dodici "apostoli" sul tema del cibo — oggi quasi obbligatorio lo so, ma l'Expo milanese finirà presto, per fortuna — e un delizioso piccolo corpo di fotografie storiche. Nell'insieme delle proposte si rintraccia facilmente il gusto e la storia della curatrice, che per anni ha saputo presentare al pubblico torinese autori di notevole interesse con le varie stagioni espositive della galleria ABF|Scatola chiara . Si va da tradizionali stampe fotografiche incorniciate ad installazioni vere e pr...

Nan prima di essere Goldin.

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Fino al 24 ottobre prossimo alla galleria Guido Costa Projects di via Mazzini 24 a Torino è visitabile la mostra personale di Nan Goldin dedicata alle sue prime opere degli anni Settanta. Si tratta di un corpo di 35 stampe vintage in  bianco e nero e a colori di piccole dimensioni e una stampa a colori recente di grandi dimensioni. Le opere sono tratte dagli archivi di New York dell'artista e risalgono agli anni bostoniani (1970-1974). Precedono di quasi un decennio la sua celebre The Ballad of Sexual Dependency , ma già contengono gli elementi germinali della sua poetica. Viste in questa prospettiva storiografica sono di sicuro interesse per chi conosca Nan Goldin. I soggetti già appartengono in gran parte all'area, allora misconosciuta, dei transgender e delle Drag Queen . La particolarità che da sempre contraddistingue la Goldin è però quella di saper guardare dall'interno, da un punto di vista intimo e partecipe, quella che è la sua grande famiglia allargata. ...

Una vetrina per due.

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Il 23 gennaio scorso si è aperta nello spazio torinese della HulaHoop Art Gallery la prima mostra della rassegna Artisti in vetrina a cura di Edoardo Di Mauro e Rosaria Guadiano. L'iniziativa segue una formula originale che prevede doppie personali durante le quali gli artisti svolgono delle attività e interagiscono con il pubblico negli orari di apertura. I primi ad esporre sono Michela Ghio , che tra l'altro fa parte del gruppo di Facebook We Do The Rest , e Angelo Barile . Michela Ghio presenta una selezione di piccole stampe fotografiche, a gruppi di quattro, tratte dalla sua serie dedicata all'autoritratto ironico. Un lavoro in progress che risulta particolarmente gradevole ed efficace per la notevole capacità di Michela di interpretare personaggi e situazioni a mezza strada tra il Pop, il fumetto e la pubblicità vintage. Le scelte iconografiche sono ben curate, ma sempre condotte con un tono apparentemente leggero, quasi scanzonato. Da segnalare l'...

L'Europa delle armi.

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Paolo Verzone . Una persona che per me non è uno qualsiasi. Ci conosciamo da non troppi anni, ma è proprio l'amico d'infanzia che avrei voluto avere. Ce l'ho adesso e, siccome penso di essere rimasto un po' bambino, me lo godo lo stesso, quando si può. Sì, perché lui vive a Parigi. Anzi in Europa. Una propaggine occidentale insignificante dell'intero continente euroasiatico. Eppure in così poco spazio quante storie son venute fuori nelle generazioni. Lo sanno nel mondo intero perché gli europei sono andati dappertutto e quasi mai in pace. La guerra per L'Europa è sempre stata una necessità, un modo di vivere, un mestiere, come bene ci raccontò Ermanno Olmi al cinema , e persino un'arte. La guerra, cioè il proseguimento della politica con i metodi coercitivi della violenza fisica organizzata, probabilmente ha radici profonde nel genere umano. Forse è parte stessa della natura umana. In ogni caso, non basta mai abbandonarsi a gesti impulsivi. Tutto va pre...

Koudelka a Bard.

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Santo Stefano mi porta il regalo della visita ad una mostra di alto livello. Al Forte di Bard in Valle d'Aosta espone il fotografo Josef Koudelka . La personale si intitola Vestiges 1991-2014 e rimane aperta fino al 3 maggio 2015. Sul sito del Forte ci sono le informazioni utili. Prima di tutto vorrei sottolineare il notevole lavoro di progettazione dell'allestimento, che il personale delle sale mi dice essere merito di Andrea Holzherr , responsabile di Magnum Photos per le esposizioni e gli eventi culturali. Gli spazi delle Cannoniere di Bard, già seducenti di loro, vengono occupati non solo con stampe fotografiche a muro di grandi dimensioni e impatto, ma anche con bassi parallelepipedi variamente disposti sul pavimento e contenenti le fotografie nella faccia superiore. L'insieme dell'installazione, giocata proprio sulle diagonali, rispetta e valorizza uno dei punti di forza essenziali del modulo compositivo di Koudelka. A integrazione della mostra uno slid...

Lodi all'etica, meglio se donna.

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Ieri una scappata, la prima, finalmente. Il Festival della fotografia etica , mi ha sempre incuriosito, per via del nome altisonante, ma anche respinto, perché si presenteva come settoriale: cose per addetti all'informazione sulle gambe storte di quel cane che è il mondo. Il mio interesse per il fotografico si sviluppa su terreni visivi più ampi di quelli del giornalismo fatto con le immagini, il quale, ai miei occhi, soffre da parecchio tempo di un forte problema di inaridimento iconografico . L'ennesimo primo piano del volto di un bimbo africano con gli occhi spalancati da qualche disgrazia o la rappresentazione di violenze e situazioni border line sempre con gli stessi stilemi drammatizzanti in prevalenza fatti di contrastati bianco e nero dilatati da grandangoli sempre più esasperantemente vicini all'azione (Capa docet) producono alla fine una sterilizzazione delle emozioni, una interscambiabilità di una situazione con l'altra. Finisce che se non si passa il te...

Le fiabe esistono davvero, al cinema.

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Grace Kelly in una scena del film "Caccia al ladro" (1955). Lo abbiamo visto ieri sera appena uscito nelle sale. Sì, c'è ancora da qualche parte nel mondo una fiaba vecchio stile. Mai troppo lontano dal centro dell'inquadratura c'è una principessa, bella e impossibile. Attorno zucchero filato, tanti colori e la Costa Azzurra . Poi c'è il cattivo, cattivissimo. Lui vuole bombardare la fiaba, riportarvi dentro la durezza della vita di sempre. Ma non potrà. La principessa si alza in volo, allarga il suo mantello e copre di fiori di Cartier e nuvole di Dior il principato, la sua famiglia, il suo dono d'amore. Tutto finisce bene, per qualche anno ancora. Poi la vita riuscirà infine a portarsi via la fiaba, su una curva tra Cap D'Ail e La Turbie, chiamata la "coda del diavolo" appunto. Ma questo ci viene risparmiato. Si esce con negli occhi una principessa dello schermo che ne ha splendidamente incarnata un'altra. Le fiabe esistono davvero,...

Una vita immobile, o quasi.

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STILL LIFE è, dopo sei anni di distanza, il secondo film di Uberto Pasolini ,(classe 1957). Non un autore prolifico, né giovane, quindi. L'ambientazione è londinese e stranieri gli attori. Forse anche per questo durante la visione del film non ho mai pensato, nemmeno per un attimo, che chi lo aveva scritto, prodotto e diretto fosse un italiano. Al limite un piemontese, per quella descrizione minuta di una piccola, banale, ordinata e ossessiva vita che proprio per il suo eccesso implacabile di modestissima routine, un po' giansenista, tocca corde poetiche ben comprensibili a chi ha sulla testa un Nord-ovest bardato di stelle . Può poi anche darsi che sia così che ci figuriamo gli inglesi delle classi minori: persone tristi, e in fondo disperate, immerse in luoghi suburbani spogli e poco frequentati dal sole. In ogni caso, mi preme porre l'accento non tanto sul film in sè, quanto sull'uso che della fotografia viene fatto nella narrazione. Pare che ultimamente nel ci...

Il fotogiornalismo alla fine del mito.

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 Ho visto al cinema " I sogni segreti di Walter Mitty ". Una sceneggiatura tratta da un romanzo del 1939, già portata al cinema nel 1947 ed ora riadattata all'evento della definitiva chiusura dell'edizione cartacea della rivista LIFE e della sua trasformazione in testata web , fatto storico avvenuto nel 2007. Dico subito che mi sono molto divertito e, lo ammetto, alla fine perfino un po' commosso. Lo so, lo so, non era forse il caso di arrivare a commuoversi, però per non divertirsi, almeno in certi passaggi, bisognava davvero essere fatti di pietra. Il film non è sincero, vende mitologia sottobanco di seconda mano sul fotogiornalismo, ma quel Ben Stiller , regista e protagonista, ci ha messo del suo con onestà e pure con della partecipazione personale secondo me. Quel tanto che è comunque bastato a trasformare un pasticcio altrimenti indigeribile in qualcosa di, oserei dire, persino delicato a tratti. La storia di questa produzione cinematografica è tortuosi...

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