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Visualizzazione dei post con l'etichetta Instagram

La fotografia al tempo degli smartphone.

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Il 7 gennaio 2016 a Torino è iniziato il tour nazionale di presentazione del libro “ iRevolution - Appunti per una storia della mobile photography ” scritto da Irene Alison per i tipi di Postcart Edizioni . La serata si è svolta alla Libreria Bodoni di via Carlo Alberto 41 a cura di Phom Fotografia e con la partecipazione di Irene Opezzo , photoeditor de La Stampa . Per coincidenza, lo stesso giorno, ma 177 anni prima, veniva annunciata a Parigi la nascita della fotografia. Dopo nemmeno due secoli, sembra che una specie di mutazione genetica, chiamata iRevolution dalla Alison, stia trasformando la fotografia come l’abbiamo fin qui conosciuta in qualcosa d’altro. Durante la presentazione l'autrice ha più volte sottolineato le nuove possibilità che la rete sta aprendo in specie alla fotografia d'informazione e documentaria, che vede invece drammaticamente crollare il suo mercato mediatico cartaceo di riferimento. Nuove figure professionali di storyteller audiovisuali ...

Non tutto è immagine.

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La notizia recente è che Instagram ha deciso di consentire la pubblicazione di immagini con formati diversi dal quadrato senza che si debba ricorrere ad app di terze parti per poterlo fare. Apriti cielo. I fondamentalisti di quel social han levato gli scudi (quadrati) in aria. Su Wired è apparso un articol o il 2 settembre scorso che corregge un poco il tiro rispetto alla reazione "di pancia" del 27 agosto nella quale si sosteneva addirittura questo: " L’apertura alle foto rettangolari certifica che Instagram non è più un luogo di sperimentazione, ma solo di pubblicazione. ". Sono particolarmente colpito da come delle invenzioni di marketing possano venire prese per attività di ricerca espressiva, magari "di massa", nelle quali la missione sia quella di "liberare" la cosiddetta "creatività" degli utenti. Lo stesso equivoco è alla base del successo dei "filtrini" che pasticciano una presa fotografica fino a farla sembrare ...

Instagram fa le foto.

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Così mi son visto scrivere da un amico che fotografa come me da oltre trent'anni. Ohibò mi son detto, qui c'è della confusione da chiarire. Di recente, per motivi familiari, ho ceduto alla necessità di dotarmi del mitico smartphone . Un mondo di possibilità mi si è aperto. Tra queste, quella di accedere finalmente alla "peste oculare" come produttore di contenuti e non solo come osservatore dal pc. Dopo le prime sperimentazioni, mi è stato subito confermato quello che già intuivo osservando: tutto si riduce ad un social come altri, l'esempio più vicino che mi viene in mente è Tumblr . L'unica vera particolarità è di marketing, qui sta il genio. L'accesso venne riservato dapprima solo agli iPhone e in seguito anche a tutti gli altri smartphone. Niente PC, niente Photoshop. Saltata via una storia per aprirne un'altra. Quale altra? La fotografia in connessione mobile. In sostanza, il tempo intercorrente tra la presa della fotografia e la sua diffu...

Il lunedì del fotografico.

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©2014 Fulvio Bortolozzo. Apro stamattina la mia finestra sulla rete e trovo nella valigia di Van Gogh , il delizioso blog di Enrico Prada, la notizia che un volto fotografato non possa non raccontare la sua vita. Quella del volto che racconta la vita è forse uno dei luoghi comuni letterari più consumati. Un volto non mi racconta nulla. Espone se stesso e gli accidenti eventuali che il tempo dell'esistere gli provoca semmai. Nulla dice sui perché e per cosa. Nè se lo vedo di persona, né se lo vedo in una fotografia o altra immagine. Senza parole, senza informazioni, resta lì muto e rassegnato a farsi proiettare addosso tutti i film che la mia eventuale fervida fantasia s'incapriccia di inventarsi. Passo oltre e mi imbatto in Fotocrazia , l'ottimo flusso di pensieri di Michele Smargiassi. Stavolta leggo che una delle chiavi del successo di quella peste oculare di Instagram sarebbe l'uso del fotografare sociale per creare identità di appartenenza condivise, attravers...

Veloce, lento o di qualità?

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©2010 Fulvio Bortolozzo. Intervengo con piacere in un discorso aperto da Sandro Bini sul suo blog Binitudini e proseguito da Rosa Maria Puglisi su Lo specchio incerto . Ad essi rimando direttamente chi desiderasse seguire dall'inizio i ragionamenti messi in campo. In estrema sintesi, il tema è quello dei cambiamenti, direi antropologici, che stanno avvenendo nel mondo fotografico per l'avvento delle tecnologie smart di produzione e condivisione delle immagini. La contrapposizione messa in evidenza da Sandro è quella tra la fotografia fatta con il cellulare, diffusa quasi all'istante in rete , e la  tradizionale fotografia lenta che prevede la ripresa (magari su pellicola), lo sviluppo (o la postproduzione), la selezione delle immagini e alla fine la presentazione al pubblico: di amici e parenti, come nelle fantozziane serate di proiezione delle diapositive d'antan, o anche ai visitatori di mostre e ai lettori di edizioni cartacee, nel caso di lavori professio...

La Repubblica degli orrori.

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Nemmeno a farlo apposta, ci pensa proprio La Repubblica a portare acqua al mulino della mia polemica contro la deriva delle fotografie scattate a mezzo smartphone da fotografanti incolti. Ma quale photoeditor, quale redattore ignorante (nel senso etimologico del termine) ha potuto trovare degna di pubblicazione la serie fotografica di Franco Olivetti? Una delle più orribili serie di robacce pasticciate su cui mi sia capitato di inciampare ultimamente. Vedere per credere: http://roma.repubblica.it/cronaca/2013/08/06/foto/visioni_di_un_pendolare-64370748/#1 La colpa tuttavia non è per me dell'inconsapevole Olivetti, ma di quelli che gli danno spazio e credito, segno della crescente presenza di persone completamente incompetenti per i posti che occupano. A decidere che immagini pubblicare dovrebbe essere qualcuno che ne capisca qualcosina, non il primo che passa in redazione. E se per incidente il tale che ha pubblicato le bizzarie di Olivetti mi leggesse e avesse pure il cor...

We Do the Rest.

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Con questo primo giorno di un mese di piena estate inizio un necessario momento di riflessione. Spesso mi capita in questo periodo di tirare le fila di quanto fatto e di pensare al da farsi. Forse dipende dalla stagione, forse da una consuetudine radicata fin dai tempi della scuola elementare. Un primo argomento su cui merita scervellarsi è il senso che può avere, per uno come me che lo fa da trenta e passa anni, continuare a fotografare nel tempo di Instagram . Chi mi legge, sa che considero Instagram un progetto di "social marketing" altamente tossico per l'educazione all'immagine fotografica. Abitua le menti meno coltivate a considerare il fotografico un giochino facile facile per mettersi in evidenza con amici e conoscenti attraverso tecniche automatiche di produzione di icone ottiche. Sembra la realizzazione perfetta dell'antico motto della Kodak "You Press the Button, We Do the Rest ". All'epoca, con l'espressione " We Do the Rest...

Fotografare per dimenticare

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Sbirciando sul blog di Michele Smargiassi, ho letto un articolo intitolato L'inciviltà delle immagini , al quale rimando per comprendere meglio le ragioni di ciò che sto per scrivere. In particolare, una citazione fatta da un commentatore di quell'articolo, Giuseppe De Marte, mi ha indotto a modificare la mia posizione sul fenomeno Instagram , che descrissi qualche articolo fa, come peste oculare . Ecco la citazione: La qualità è il nemico di ogni genere di irreggimentazione. Sul piano sociale ciò significa la rinuncia alla caccia di posizioni di potere, la rottura con ogni culto del successo, lo sguardo libero verso l’alto e verso il basso, il piacere per la vita segreta ed il coraggio per quella pubblica. Sul piano culturale, l’esperienza qualitativa significa il ritorno dalla radio e dal giornale al libro, dalla precipitazione all’ozio ed al silenzio, dalla dispersione alla concentrazione, dalla sensazione alla riflessione, dallo snobismo alla modestia, dallo squ...

Instagram è una terribile peste oculare...

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Da qualche giorno ci rimugino sopra e stamattina il titolo di questo post è apparso come stato sulla mia bacheca di Facebook. Un sassetto gettato nello stagno del fotografico per vedere quante circonferenze riusciva a fare. Al momento sono 77 i commenti, incluse le mie repliche. Un bello scambio d'idee, non così consueto su FB, almeno per me. Certamente, mi rendo conto che l'affermazione è iperbolica, ma proprio per questo forse aiuta a mettere in chiara luce uno dei temi caldi del momento, almeno per chi si interessa del fotografico e dintorni . La questione è complessa e quindi immagino che ci tornerò sopra in altri successivi post, tuttavia tre punti iniziali proverò a fissarli, anche nella speranza di avviare una discussione fertile con i contributi di chi sta leggendo queste righe. Punto primo . Instagram impone agli utenti un formato di pubblicazione. La scelta è caduta sul formato quadrato. Nobile formato fotografico che richiama l'epoca delle Rolleiflex pr...

Il nuovismo politico tra Instagram e Renzi

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@matteorenzi: http://web.stagram.com/p/292770360318091680_216150 Devo dire che accolsi la notizia della "discesa in campo" di Renzi con una risata. Non ce lo vedevo proprio come Presidente del consiglio uno con il suo forte accento fiorentino e la sua immagine così "televisiva" da sembrarmi più adatta al mestiere di comico (che sia chiaro considero alla pari di ogni altro). Ora però, a forza di sentirlo criticare da sinistra per quello che fa e dice e per come lo fa e dice e invece leggerne gli elogi da destra (arrivo persino a pensare che Berlusconi attenda in realtà di sapere se dovrà affrontare Renzi, prima di decidere se candidarsi o meno) il mio istintivo bastiancontrarismo si va eccitando. Evidentemente quel toscanaccio, volente o nolente, sta davvero sparigliando le carte sul tavolo della partitica (ché la politica è cosa ben più nobile di questo letame in cui siamo immersi negli  ultimi due decenni). Per cui in bocca al lupo a Renzi e a tutti noi e chi ...

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