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Visualizzazione dei post con l'etichetta visione

L'occhio è nudo.

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L'esperienza della visione è una parte complessa delle attività cerebrali. Gli stimoli visivi si mescolano con le altre informazioni via via accumulate nel tempo e danno come risultato una sistemazione possibile di quanto esiste fuori dal corpo umano. La convalida su quanto si pensa di vedere ha nella ripetizione e nella costanza dei risultati accettati dal cervello una parte essenziale. L'accettazione può venire condizionata da impostazioni di pensiero indotte con la trasmissione di modalità ammesse dalla propria cultura di appartenenza.  Certamente la cultura occidentale da secoli ha fiducia nell'immagine ottica come sistemazione accettabile della visione. L'ottica ha principi fisici di funzionamento praticamente identici a quelli dell'occhio umano. Ne deriva che ciò che preleva si sovrappone con una certa verosimiglianza con quanto si pensa di poter vedere nelle stesse condizioni di osservazione. Almeno per parti definite. Come fossero dei frame estratti dal flus...

Una rosa.

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Esercizi di risveglio visivo. Prendiamo una parola: rosa . Visto che siamo di maggio e chi ha studiato latino sa anche che la declinazione del nome rosa è come il gatto sul tavolo per chi studia inglese. Sono passati diversi secondi da quando avete iniziato a leggere queste righe. Inevitabilmente l'immagine di una rosa è stata richiamata dal vostro magazzino mentale ed ora è proiettata dai neuroni sullo schermo della parte conscia. Siamo quindi tutti pronti a leggere cose che riguardano una rosa paragonandole alla nostra rosa, quella che conserviamo nelle parti chimiche interne del nostro cervello. La frittata è già fatta. Il linguaggio scritto/verbale ora ha il pieno controllo del pensiero perché l'immagine è stata richiamata da una parola. Tutto ciò che pensiamo di sapere sulle rose è lì pronto ad affacciarsi in sala proiezione, come in un gioco a quiz televisivo. A questo servono le parole e chi più le adopera, con competenza almeno mediamente sufficiente, se ne rend...

Letteratura per anime belle.

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Aveva perduto tutto. Non gli rimaneva che il mare. Un infinito luogo dove potersi annullare. Il suo essere si confondeva con il resto del mondo. Sembrava che ogni cosa avvertisse il suo tormento. Per fortuna era solo un tale che per caso si trovava a stare lì mentre prelevavo questa fotografia e mi funzionava da perno ottico per l'immagine che stavo componendo. Il resto è letteratura per anime belle

L'esperienza, prima del verbo e pure del nome.

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©2014 Fulvio Bortolozzo. Il linguaggio verbale, poi divenuto scritto/verbale, è talmente antico da sembrare connaturato all'umanità stessa. Sembra persino all'origine della nostra diversità nel mondo animale. Nessun'altra specie sul pianeta ci pare possedere qualcosa di così articolato e complesso. " Io parlo dunque sono ", potremmo persino dirci, parodiando Cartesio. A mio modesto parere le cose non stanno così. Esiste un'umanità preverbale che non si è estinta con l'avvento del Verbo , sì perché per nostra disgrazia le religioni monoteiste portano il linguaggio scritto/verbale alla suprema esaltazione: quella religiosa.  Prima del verbo, e pure del nome, viene l'esperienza delle cose. Qualcosa che non è comprimibile, riducibile perfettamente in un linguaggio. L'esperienza è la fonte originale dell'umanità come specie. Un'attività individuale, o meglio che si rinnova in ogni individuo umano, e che produce, unita all'intelligenza...

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