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Tra gli italiani di Barbey.

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Fino all'11 gennaio 2026 si possono incontrare a Torino gli italiani degli Anni Sessanta,  così come poteva vederli Bruno Barbey, un giovane fotografo francese innamorato del nostro cinema Neorealista . Oltretutto l'incontro avviene nella cornice sempre seducente del Palazzo Falletti di Barolo, sede della mostra. ©2025 Fulvio Bortolozzo

Gli italiani e l'italiano.

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L'italiano è stato nei secoli la lingua franca che consentiva ai nativi della nostra "espressione geografica" di parlarsi e scriversi, almeno coloro che potevano alfabetizzarsi abbastanza per farlo. Provo un'affezione profonda per l'italiano, che anch'io come tanti ho incontrato sui banchi di scuola, nel mio caso torinesi, avendo come lingua materna il veneto parlato nelle campagne tra Vicenza e Padova che i miei genitori, emigrati a Torino in cerca di un futuro per loro stessi e i loro figli, continuarono a parlare in famiglia per tutta la vita. Penso tuttavia che la funzione fondamentale dell'italiano come lingua di comunicazione tra italiani di origini diverse stia gradualmente morendo, sostituito sempre più dalla conoscenza dell'inglese, per via della sua diffusione globale attraverso Internet. Penso al contrario che le lingue materne degli italiani avranno un futuro. Rimarranno come legame diretto tra parlanti dello stesso luogo, magari imbastardi...

Le domeniche sono finite.

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Certo, non può essere sempre domenica, ma nemmeno sempre lunedì. Quest'estate torrida e violenta sembra spazzare via ciò che restava di un modello sociale che dal Secondo Dopoguerra, nel bene e nel male, aveva consentito a milioni di italiani e alle loro famiglie di condurre delle vite dignitose con i frutti del proprio lavoro. L'idea di fondo fu quella di dare un posticino al sole a tutti o quasi. Questo non per qualche ideale filantropico, ma proprio per il calcolo politico che vedeva in una società dove ciascuno potesse campare con un minimo di benessere il modello fondamentale per una democrazia compiuta, anche in contrapposizione al modello comunista, allora incombente. Poi il diluvio. Il comunismo si arrende senza combattere. Il capitalismo non fa prigionieri, prende tutto e rilancia. Dall'economia basata sul lavoro e sulla produzione dei beni di consumo di massa si passa alla pura e semplice speculazione finanziaria. Sempre più complessa, globale. L'individuo, ...

Art Déco al Forte di Bard.

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Fino al 10 aprile prossimo è aperta al Forte di Bard una mostra di grande seduzione. Il titolo è Il Déco in Italia, l’eleganza della modernità . Duecentotrenta opere tra pittura, scultura, decorazioni murali, arti applicate, manifesti e illustrazioni. A rubare la scena è prevalentemente la scultura ed in particolare le ceramiche. Il curatore Francesco Parisi ha saputo esaltare lo splendore di un periodo dell'arte italiana in cui fiorivano opere decorative create da artisti eccellenti, eredi della grande tradizione dei secoli precedenti e allo stesso tempo innovatori visionari. Sono anni turbolenti in Italia, quelli in buona parte attraversati dal totalitarismo fascista, che per fortuna, anche della vita artistica del Dopoguerra, non impedì alle individualità più talentuose di crescere e fiorire. In gran parte le stesse a cui si dovrà anche la grande stagione degli anni Cinquanta e Sessanta. Il patto tacito, e diabolico, fu quello di non occuparsi direttamente di politica, senza che...

L'opera da tre soldi, anzi di più.

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La situazione è grave, ma non è seria. Ci sono in ballo tanti miliardi da gestire (leggi intascare) e per farlo serve, come al solito "una manciata di morti", stavolta da mettere sul tavolo dell'abbuffata. A fine mese l'amo sarà lanciato a Bruxelles e grazie all'esca Draghi i soldi arriveranno senza problemi. Si dovrà solo capire quanto grandi riusciranno ad essere le tasche e chi se le riempirà di più. Per distrarre dal furto con destrezza la strategia migliore è di garantire un po' di bottino a quanti più complici possibile. Chiudere un occhio, o meglio tutti e due, e il gioco sarà fatto. Allora a ciascuno la sua fetta, nel suo piccolo, e tutti insieme a brindare alla fine. Chi ci rimette in fondo? Quelli che non ce la faranno nemmeno a raccogliere le briciole cadute dal tavolo durante la ressa bulimica. Sono tanti sì, ma contano meno di niente. E i morti? In prevalenza vecchi con poca vita davanti comunque. Siamo forse il Paese con più longevi, ma anche con...

La furbizia italica.

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Un deficit culturale, forse persino genetico, affligge le italiche genti e ne spiega i comportamenti paradossali. L'appellativo di "furbo" viene dato da noi a chi di fronte alle situazioni che lo coinvolgono escogita una soluzione ottima per i suoi interessi, non importa se a danno di altri. Il furbo suscita ammirazione, o almeno condiscendenza, perché si ritiene che in fondo abbia una mente brillante. Invece proprio la furbizia è l'indizio più evidente della sua insufficienza intellettuale. Vedere e risolvere è alla portata di chi abbia una discreta capacità di far funzionare la materia grigia che si suppone occupi lo spazio intracranico. L'evidenza dei fatti già contiene gli elementi per la soluzione. È sufficiente identificarli e metterli insieme nel modo voluto. Questo spiega una caratteristica ritenuta positiva dell'atteggiamento italiano di fronte alle emergenze. La vera sfida intellettuale però non è vedere e risolvere, ma quella di riuscire a prevedere...

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