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Dallo scorso autunno ripenso sempre più spesso al mio percorso di fotografante. Dal piacere dei primi scatti consapevoli, lontani ormai oltre quattro decenni, a quello provato poco fa. Un gesto ripetuto così tante volte da sembrarmi infinito, o meglio finito con la mia inevitabile finitezza di compierlo. Il dito indice destro sul pulsante, l'occhio sinistro al mirino o entrambi se ci sono uno schermo o un display per mirare. A volte, più frequentemente un tempo, aggirarsi come un Cireneo con il treppiede in spalla, di notte, ma anche di giorno quando usavo il grande formato, fino a una dozzina di anni fa. Dove sono andato, dove sono arrivato? Da nessuna parte. Ho vagato di fotografia in fotografia, come una farfalla ubriaca. Applausi a questa danza ne ho avuti, ma non è cambiata, non poteva. Tutto quello che mi serve è questo. L'ho avuto fin dall'inizio e ce l'ho ancora. Davvero pochissime fotografie le ho prese apposta, senza inciamparci mentre vivevo. Una forma di esi...

Osservare le cose quando e quanto serve.

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L'osservazione corrisponde ad una riattivazione e concentrazione dell'attenzione. Un buon modo per favorire questo stato mentale è quello di mettersi in movimento lungo itinerari non rigidamente prefissati e senza scadenze temporali precise. Da soli, meglio. Il dialogo è difatti inevitabile se ci si muove accompagnati, anche magari come forma di cortesia. Tenere una conversazione un minimo coerente e osservare nel contempo ciò che si manifesta intorno è possibile, ma molto faticoso. Finisce facilmente per rendere l'osservazione troppo intermittente, togliendole quel carattere di insistenza che le permette di essere davvero efficace. Non esiste però solo la compagnia dei nostri simili, ma anche quella inanimata dei congegni. Uscire da soli sì, ma insieme ad una fotocamera, comporta dei problemi di "dialogo" che ricordano quelli con l'umano. Anch'essa difatti ci distrae con i suoi "discorsi", ovvero i sistemi di controllo e attivazione. Tastini...

Tanta osservazione e lunghe camminate.

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©1936 Walker Evans. "(...) I risultati che ammiro di più in fotografia sono più piccoli, più silenziosi. Molti provengono da fotografi che hanno lavorato con limitate risorse economiche, fotografi che quando produssero il lavoro (...) avevano scarso sostegno dal mercato e pressocché nessun riconoscimento in nessun settore. (...) Sono foto che nascono da tanta osservazione e lunghe camminate. " Jerry L. Thompson, A che serve la fotografia .

Walk around the Walls.

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Tutto avviene durante da una giornata trascorsa a Castelfranco Veneto, il 19 giugno scorso, per partecipare all'inaugurazione di una mostra di Guido Guidi e salutare alcuni amici. Nell'occasione ho messo in atto un'osservazione delle antiche Mura attraverso due percorsi, svolti uno al mattino e l'altro nel tardo pomeriggio, applicando quell'approccio da classico flâneur, che ormai ho ben collaudato in vari progetti precedenti. Da questa performance , ho ricavato alcune fotografie ad alta risoluzione, 21 per l'esattezza, che ho poi voluto riunire in una pubblicazione on demand messa in vendita su blurb.com.  Un'iniziativa autoeditoriale che spero possa venir apprezzata da quanti seguono con interesse il mio lavoro e desiderano aggiungere alla loro biblioteca una pubblicazione che lo rappresenti. Con questo primo titolo intendo comunque dare avvio ad una collana autoeditoriale di titoli monografici on demand dedicati alle mie serie fot...

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