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Visualizzazione dei post con l'etichetta storia della fotografia

Un secondo giretto da Alfred.

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©2025 Fulvio Bortolozzo

Un giretto da Alfred.

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  ©2025 Fulvio Bortolozzo

La contemporaneità del fotografare.

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Una riflessione utile riguardo alla pratica fotografica è quella sul rapporto con la contemporaneità. L’idea del contemporaneo si afferma attorno alla fine degli anni Sessanta nei vari ambiti culturali come attività di critica e superamento del Modernismo. Non si tratta quindi solo e semplicemente di una fase storica e cronologica. Non basta prendere fotografie adesso perché esse siano automaticamente contemporanee. Perché lo siano veramente è necessario che si pongano in antitesi al Moderno, proponendo soluzioni di altra natura formale e concettuale. Tuttavia nell’ambito della cultura fotografica nostrana, le questioni non vengono quasi mai poste in questi termini. Nella norma, ci si riferisce al fotografare usando come metodo i “generi”, suddividendo cioè la pratica in filoni iconografici con loro precise regole di funzionamento, facilmente comprensibili a chiunque. Per decenni poi è stata adottata la suddivisione tra fotografia amatoriale e professionale, attribuendo a ciascuna...

Ieri come oggi.

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Manuel Alvarez Bravo, The Daughter of the Dancers , 1933  Un fenomeno curioso che trova nel passato il suo riscontro in pittura, continua a manifestarsi: le mostre nazionali e internazionali, emanazioni per lo più di società fotografiche, esaltano con premi e scambievoli riconoscimenti quella fotografia "pompieristica" ancor oggi (1949) fatta con le accennate ricette a base di paesaggi-quadro, "scenette caratteristiche", argute o grottesche, nature morte di pezzi meccanici o simili ripetuti all'infinito, nudi in pose languide, ginnastiche o da diploma di "premiata ditta", con o senza anfore ecc. Al mondo di questi autori, fierissimi delle innumerevoli "etichette" testimonianti la loro presenza a mostre di tutto il globo, si oppone senza polemica un altro mondo di fotografi quasi introvabili nei cataloghi delle sullodate mostre e comprende forse la maggioranza dei più grandi nomi della fotografia: si può cominciare con Steichen per fin...

Dalla storia allo storytelling.

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Questo è un pensiero più generale, ma riguarda anche il piccolo mondo del fotografico. Anzi, la riflessione nasce proprio da lì. Di recente, in vario modo, ho preso atto dell'esistenza di molte narrazioni sulla storia della fotografia, o delle fotografie se volete, e fin qui nulla di male. Ognuno è ben libero di raccontare cosa vuole di qualsiasi cosa. Il problema nasce, secondo me, quando la narrazione, per avvalorarsi come credibile, usa delle tecniche precise. Una di quelle che trovo particolarmente insopportabile è l'omissione. Escludere dal racconto gli episodi scomodi, quelli che metterebbero in crisi le tesi sostenute dal narrante, è un atto di disonestà intellettuale, se fatto in modo consapevole, o di ignoranza specifica sul tema di cui si narra. Ritengo difatti che qualsiasi sia la propria tesi, essa vada sostenuta nella conoscenza comune degli aspetti basilari, storici. Almeno quelli proprio incontestabili, comunque la si pensi. Il problema è proprio questo, el...

Al centro del discorso.

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Ogni tentativo di scrivere una storia, non un racconto si badi bene, non può non partire dalla definizione di un ambito. Sono state difatti scritte molte storie della fotografia, e altre se ne scriveranno, ma sempre a partire da presupposti precisi: l'evoluzione della tecnologia; l'albero genealogico dei Maestri, le ricadute sociali e politiche; il rapporto con l'arte; la funzione mediatica; la suddivisione in generi e stili, ecc. ecc. Chiaramente non può esistere una storia esaustiva, che riesca a comprendere ogni aspetto nella sua collocazione in relazione con tutti gli altri. Finirebbe per essere una mappa grande come il territorio che dovrebbe descrivere, quindi inadoperabile. In questo senso, tra i tanti approcci possibili ed egualmente interessanti, trovo particolarmente utile oggi proporre quello iconografico . Una storia quindi che descriva la linea che unisce il lavoro di alcuni fotografi capaci di rinnovare l'impianto visivo delle loro immagini a tal pun...

Fate entrare fotografie minuscole.

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Scrivere e parlare di Fotografia è un esercizio noioso e sterile, quasi quanto il famoso chiedersi di quale sesso siano gli angeli mentre si è assediati. La Fotografia non esiste più, se mai fosse esistita prima. La Fotografia, al singolare e con la "F" maiuscola, è un'invenzione retorica ad uso e consumo di compilazioni erudite, a volte definite pomposamente "Storia", che cercano di mettere in ordine persone e mezzi secondo il filo logico prediletto dagli estensori. Si elevano agli altari dell'adorazione, o si escludono del tutto, personaggi, periodi, tecniche e via dicendo inseguendo da un lato l'arte e dall'altro la scienza. Esistono invece, ed in numero ogni giorno più incalcolabile, le fotografie, cioè immagini ottenute automaticamente da congegni a base ottica. Miliardi di miliardi, più fotografie che esseri umani in vita. Qui c'è un terreno fertile per tentare qualche ragionamento interessante. Evidentemente moltissimi esseri umani...

L'infanzia in fotografia.

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Eugenio Fessia, Imago, Milano 1960ca (dettaglio) . Collezione privata. Segnalo in extremis ai miei lettori una piccola, ma deliziosa, mostra fotografica che terminerà il 18 gennaio prossimo. Si tratta di " Infanzie - I molteplici aspetti dell'infanzia in un secolo di fotografia " realizzata dall' Associazione per la Fotografia Storica nel salone d'ingresso di Villa Amoretti a Torino. Attraverso fotografie appartenenti ai soci, che coprono l'arco di circa un secolo da un dagherròtipo e un ambrotipo degli anni '50 dell'Ottocento fino alle stampe argentiche degli anni Sessanta, si ripercorre l'iconografia legata all'infanzia, così come venne formandosi nel gusto delle varie epoche in Italia. Pur nei limiti di una ricognizione condotta esclusivamente sul corpus delle quasi 60.000 fotografie collezionate dai soci dell'A.F.S., emerge con chiarezza l'invenzione sociale del concetto di "bambino" che diventerà gradualmente il ...

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