Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta riflessioni

La legge del più forte.

Immagine
La legge fondamentale della vita è quella del più forte, come specie, non come individui. Funziona così, non c'è niente da fare. La forza di una specie è misurabile dalla sua preponderanza sulle altre fino al limite estremo della sostituzione totale di tutte le concorrenti e, oltre, del consumo completo delle risorse che porta inevitabilmente all'estinzione finale. Questo è il ciclo biologico sul pianeta Terra. La specie umana ha seguito questa legge fino al punto in cui sono state introdotte delle variazioni. Comportamenti alternativi basati su criteri diversi da quelli "naturali". Non dappertutto, e non in modo omogeneo, si è capito che la condivisione e lo scambio delle risorse, unitamente al rispetto di regole accettate, portava a risultati migliori della continua lotta individuale per la sopravvivenza degli uni contro gli altri. Prima a livello di piccoli gruppi, contrapposti a tutti gli altri gruppi, poi via via in gruppi sempre più grandi creati attraverso l...

Cosa ci faccio sul web?

Immagine
Domanda che mi torna in testa con sempre maggiore frequenza. Un tempo, mi davo la giustificazione che essere presente sulla rete fosse funzionale alla mia ricerca di un riconoscimento per quanto andavo facendo attorno al fotografico, sia direttamente nella produzione di fotografie, sia nel proporre pensieri e parole su questa pratica visiva. Oggi però questa ipotesi è definitivamente tramontata. Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto; chi ha dato, ha dato, ha dato . L'unica cosa che resta immutata è il valore memoriale della rete. Fino a quando ci sarà connessione, e lo spazio sui server non venisse annichilito da qualche cataclisma inimmaginabile, le tracce della mia presenza rimarranno fluttuanti e recuperabili dai motori di ricerca, posto che a qualcuno interessi cercarle. Già solo questa considerazione mi porta a continuare a nutrire i luoghi che frequento di quello che mi passa per la testa di pubblicarvi. Anche qui però con delle distinzioni. Questo blog "ibrido", gentilm...

L'immagine del mondo non è il mondo.

Immagine
220122 Da ripetere, come un mantra. Leggo e sento troppe persone talmente allucinate dalle immagini da relazionarsi con esse come se fossero nient'altro che una particolare manifestazione del reale, quasi altrettanto affidabile. Una specie di specchio durevole. Questo porta a dei fraintendimenti fondamentali. Niente in quello che si vede in nessuna immagine è reale. Tutto è frutto di procedure, congegni, o, nella loro versione precedente alla nostra epoca, della mano di umani. Senza questa presa di distanza iniziale diventa impossibile trovare un rapporto sano ed equilibrato con le immagini. Come con le parole. Ogni testo scritto è pensato da un umano, o da un congegno programmato, e non corrisponde mai, non può, all'accadimento di qualsiasi cosa nella vita. Lo scorrere del tempo della vita non è afferrabile, ma solo esperibile e senza un attimo di sosta. Tutto procede da prima della nascita fino all'ultimo respiro. Ecco quindi il motivo che spinge gli umani a produrre imma...

Pensierini di un umano in divenire.

Immagine
Avverto la sensazione che tempi nuovi si stiano affacciando nella storia degli umani. I segni sono diversi tra di loro e senza alcun collegamento evidente. Tuttavia nell'insieme penso che inizi ad imporsi una cultura plurale che porta la voce degli esclusi con sempre maggiore forza all'interno della tradizione occidentale con effetti sia dirompenti, sia anche solo insensibilmente corrosivi. Non mi appare come un movimento politico, almeno non per il momento, ma piuttosto come l'insorgere di sempre maggiori focolai, sì perché l'andamento paradossalmente mi ricorda quello virale. Mutamenti, varianti, via via più aggressive anche. Non vedo questo però come una storia di morte, come la fine del mondo, ma semmai come l'apertura di una nuova fase che come ogni novità contiene elementi di speranza, ma anche dei rischi. Io mi considero appartenente al vecchio mondo per anagrafe, ma aperto a quello che intravedo, per spirito. Vedremo se anch'io risorgerò in me stesso. Sa...

Testo e contesto.

Immagine
  In un recente episodio di intolleranza iconografica, Martin Parr è stato accusato di " analfabetismo visivo ". Al di là della triste vicenda, è interessante notare che con molta probabilità siamo di fronte ad un cambiamento antropologico del rapporto con le immagini nelle società occidentalizzate.  Secondo la tradizione, le immagini possiederebbero una loro autonomia, sarebbero cioè dotate di senso proprio al di là di come e dove possano apparire. Perché questo accada però è fondamentale che gli umani accettino questa speciale relazione e sappiano praticarla. Per secoli questo non è stato un problema, perché la linea di continuità culturale ha permesso a generazioni successive di mantenere una relazione stabile e diretta con le immagini. L'avvento dei nuovi social media ha però stravolto le cose. La perdita di ogni orientamento temporale e gerarchico nelle informazioni ricevute produce un appiattimento sull'istante presente della comprensione di quanto si riceve. Q...

Dalla parte sbagliata della vita.

Immagine
Ci sono due approcci direi opposti ad ogni attività umana: quello che trova nel praticarla la sua soddisfazione e quello che, attraverso di essa, si prefigge di raggiungere risultati quanto più eccellenti possibile. La scelta penso non dipenda dalla volontà, ma dall'inclinazione di ciascuno. Ci si nasce insomma. Per praticare un'attività, e riuscire a provarne piacere a prescindere, è indispensabile non porsi il problema dei risultati. Comunque vada sarà un successo. Gli aspetti gratificanti sono già insiti nel comportamento e nelle situazioni che via via si creano: incontri, spostamenti, relazioni, esperienze. Tutto va bene. "Vedo gente, faccio cose" è il geniale riassunto  di Nanni Moretti per questo particolare orientamento esistenziale. Diversamente, quando il risultato eccellente è lo scopo dell'attività, tutto si complica maledettamente. Ogni azione viene valutata con il massimo spirito autocritico e vivere in una perenne insoddisfazione è quanto di p...

La signora del nono piano.

Immagine
Oggi una pianta grassa che sta sul balcone di casa continua la sua lenta fioritura. Piano, piano, sboccerà un fiore grande, bianco, con petali allungati. Un piacere per gli occhi. Quel giorno, solo per quel giorno, sarà un grande spettacolo della vita. Stamattina la signora del nono piano, che anni fa ci aveva donato la piantina da cui discende il fiore che verrà, sta in una bara in attesa della sua ultima messa. Il respiro ha deciso di smettere di darle aria, con tanta, troppa lentezza. Ci sono anche modi migliori di morire. C'è sempre una mattina così per chi resta. Poi non ce ne saranno più nemmeno per noi. L'unica risposta possibile a tutto questo è quel germoglio di fiore.

La colpa è sempre degli altri.

Immagine
Strana cultura quella che vede nel prossimo la causa esclusiva dei propri mali. Certo, fa comodo pensare che i guai siano qualcosa che ti arriva dall'esterno, da entità maligne che tramano senza sosta contro la tua virtù specchiata. Peccato che da oltre un secolo la psicanalisi affondi il coltello nella piaga e dia prove tangibili che in ciò che ci accade c'è una componente, sovente fortissima, di nostra responsabilità. Farla emergere è l'inizio di un percorso autocritico che può portare a miglioramenti significativi della nostra condizione, se non addirittura alla soluzione di problemi annosi. Ad aggiungersi in negativo a questo quadro, c'è poi la fiducia che siccome il male ti arriva da fuori, sia sempre qualcosa che è fuori a dover farsi carico di levartelo. Al di là della figura cristiana del "salvatore", addirittura si arriva a pensare che sia colui che si ritiene responsabile di quel male a dover essere costretto a redimersi togliendotelo. E se non ...

Sarà tre volte Natale.

Immagine
Eccoci ad un giorno come gli altri. Lo hanno dedicato ad un santo dei cartoni animati. In genere, lo si vive facendo i conti con i trecentosessantaquattro o cinque giorni precedenti e nel contempo si butta un sasso nello stagno dei successivi identici giorni. Un'attività con poco o nessun senso. La tradizione troppo spesso si riduce a questo: ripetere azioni, gesti, pensieri perché si è sempre fatto così. Rassicura, fa sentire meno soli. Repetita non i uvant per niente. Ripetere tanto per farlo è la peggiore delle attività possibili. Così come scrivere un blog perché si pensa che qualcuno se lo aspetti. Volo di vanità. O anche fotografare perché lo si è sempre fatto e niente impedisce di continuare a farlo. La tradizione, intesa così, è la fine delle cose. La memoria si riduce ad una sequenza a termine di pochi fatti, ma ripetuti allo sfinimento. Meglio non averla la memoria. Serve solo ai vecchi per rimestare nei loro errori. I giovani non hanno memoria. Che memoria hai a du...

Le fotografie esistono.

Immagine
Proprio ieri sera mi è capitato di partecipare ad una discussione nella quale persone che a diverso titolo hanno a che fare con le fotografie non riuscivano nemmeno a rendersi conto di operare all'interno di un unico ambito culturale. Frammentate nelle loro visioni parziali, dettate dai ruoli rivestiti, innanzitutto quello pubblico avverso a quello privato: in sostanza chi gode del 27 del mese e chi no; chi ha un ruolo perché gli è stato assegnato e chi se lo è dato da se stesso. Ma non solo, si oscillava anche tra chi considerava le fotografie come legante sufficiente e chi pur accettando la pluralità dell'accezione arrivava a sostenere che la fotografia come ambito non esistesse, che tutto si risolve all'interno dell'arte contemporanea. Anche perché la professione è morta, l'amatorialismo non è pervenuto e comunque ormai tutto è interdisciplinare, mescolato, ibrido, e chi più mischia meglio è. Insomma abbiamo archivi pieni di robe morte, chiamate fotografie, ...

La fotografia diretta e la memoria.

Immagine
Una relazione speciale tra immagine e osservazione umana si stabilisce da sempre per mezzo di quella che si chiama fotografia diretta , in inglese Straight Photography . Alla radice di questo fenomeno c'è l'istintualità, la necessità di reagire con immediatezza a qualcosa che sollecita l'attenzione. Il gesto, sempre meno ostacolato dal congegno, è quello di prendere una fotografia, o un breve video, di qualcosa che si desidera trattenere nel tempo e trasferire nello spazio, almeno come immagine, anche in movimento e persino sonorizzata. Il senso di questo gesto è però tutto da valutare. La sepoltura nel cassetto, un tempo, e nelle memorie virtuali, oggi, di un'oceano d'immagini che non saranno mai più riviste da chi le ha prese è l'indizio di una patologia. Prendere delle fotografie di ciò che ci interessa al momento fa parte anche dei gesti scaramantici, dei rituali ossessivi, quasi uno scongiuro, una richiesta inconscia di restare in vita. Fotografo dunqu...

Onestà, fortuna, intelligenza.

Immagine
L'onestà, qualità morale di cui tanto ci si riempie la bocca oggi, è forse la più grande menzogna mai concepita da mente umana. Dare valore ad un comportamento sincero, leale e trasparente come se fosse la soluzione di ogni problema costituisce un paradossale abbaglio. Si può onestamente non capire nulla di qualcosa, si può anche onestamente ammetterlo, ma non per questo si diventa titolati ad occuparsene. Il principio di competenza rimane ineludibile. La competenza si matura nell'esperienza sorretta dall'intelligenza, dalla capacità cioè di apprendere. Dote innata, migliorabile con l'istruzione, ma non elargibile a piacere a chicchessia. L'onestà si può insegnare, anche imporre, l'intelligenza no. Napoleone individuava una terza componente indispensabile: la fortuna. Ad un generale intelligente ne preferiva uno fortunato. La fortuna però non si possiede, ma ci possiede e a divorziare da noi è sempre essa, in genere quando meno te lo aspetti. L'intelli...

L'autore, no l'opera, anzi no, l'autore.

Immagine
Ci fu un tempo in cui l'Autore, con la "A" maiuscola fu sacro. Demiurgo, genio, origine di tutto. L'adorazione dell'Autore produsse mostri. Sembrava che l'opera fosse quasi marginale, specchio, inadeguato persino, dell'unica cosa che importava veramente: l'Autore e la sua adorazione da parte dei fedelissimi. Oggi invece il pendolo della storia oscilla all'inverso. L'autore conta poco o nulla (tutti in fondo siamo autori), quasi inutile parlarne, potrebbe persino non esistere proprio, ridotto a mero funzionario dell'unica cosa che importa davvero adorare: l'opera. Ognuno se la può così adorare come crede e riunirsi nella liturgia social con i fedeli di quella particolare confessione, diversa e in perenne lotta con le altre. Non essendo più l'autore al centro, il vuoto viene riempito da coloro che "interpretano" la sua opera: critici, curatori, divulgatori, commessi viaggiatori della cultura un tanto al chilo. E nuove ...

Essenza di umanità.

Immagine
Ogni atto umano contiene elementi identificativi della cultura in cui nasce, essendo noi umani una particolare specie di “animali culturali”. Animali cioè nei quali l’ereditarietà genetica rimane aperta alle infinite variazioni indotte dall’esperienza della vita. Il segreto del nostro successo, ma anche purtroppo l’elemento che potrebbe portarci all’estinzione, è contenuto difatti nella continua mutazione dei comportamenti, l’adattabilità, che non trova limiti nemmeno nel corpo, perché è possibile estenderne le capacità con aggiuntivi sempre più sofisticati. Il fatto poi che a scrivere queste righe sia un umano come gli altri, dimostra, al di là della sensatezza di quanto scritto, la straordinarietà della nostra esistenza, persino capace di consapevolezza e astrazione. L’ho presa larghissima, e me ne scuso, perché se c’è qualcosa che rende interessanti le immagini, e quelle fotografiche in massimo grado, è proprio la loro capacità di contenere prima di tutto una essenza di umanità...

Mai completamente altrove.

Immagine
Non sono così sicuro che possa esistere una linearità, una progressione storica verso un futuro. Anzi, non ne sono sicuro per niente. Esistono forse dei fatti che si susseguono, ma senza una logica davvero precisa. La storia mi si propone come un rotolamento, un rimbalzare incessante da un fatto ad un altro. Caotico, sì. Anche questa però è solo un’apparenza. Il caos è qualcosa che ancora non trova una spiegazione convincente. Nel susseguirsi dei fatti si possono riscontrare delle costanti, delle possibilità di senso. In genere sono illusorie, sono riflessi del desiderio di un senso. Per questo motivo, sopra ogni altro, per seguire questo desiderio incessante, inarrestabile, trovo particolarmente affascinante l’approccio storico. Qualcosa di insensato che intende raggiungere un senso. Il fascino che sento è contenuto nella provvisorietà delle conclusioni, sempre rimesse in discussione da nuovi fatti o dalla riconsiderazione dei fatti noti da punti di vista diversi. La storia som...

Le qualità di un'immagine.

Immagine
La fotografia ha poteri che nessun altro sistema d'immagini ha mai avuto, perché, a differenza dei precedenti, non dipende da un creatore di immagini. Per quanto preciso sia l'intervento del fotografo nel preparare e guidare il processo di creazione dell'immagine, questo processo è sempre ottico-chimico (o elettronico), il suo funzionamento è automatico e i suoi meccanismi saranno inevitabilmente modificati per poter offrire mappe del mondo sempre più particolareggiate, e quindi più utili. La genesi meccanica di queste immagini, e la concretezza dei poteri che conferiscono, introducono a un nuovo rapporto tra immagine e realtà. E anche se si potrebbe dire che la fotografia ristabilisce il più primitivo dei rapporti - l'identità parziale tra immagine e oggetto - la potenza dell'immagine è oggi sentita in modo assai differente. Mentre la concezione primitiva dell'efficacia delle immagini parte dal presupposto che esse abbiano le qualità delle cose reali, la n...

La libertà e il pensiero.

Immagine
Questo articolo contiene miei pensieri, come tutti i precedenti. Per poterli esprimere qui ho dovuto avere accesso al sistema informatico e quindi alla rete telematica. In essa ho dovuto trovare delle risorse gratuite ove collocarli, in questo caso Blogger di Google. I miei pensieri sono quindi pubblici, nel senso che chiunque abbia accesso alla rete e conosca l'indirizzo può leggerli liberamente e si manifestano per tramite di un potere, quello di accedere alla rete. Però per evitarmi fastidi con la corporazione dei giornalisti ed editori, protetta dalla Legge italiana, c'è in fondo al blog un breve testo che avvisa i lettori del fatto che le parole che leggono qui non sono parte di una testata giornalistica in quanto non aggiornate con periodicità. Sembrerebbe un avviso assurdo e incostituzionale visto che l'art. 21 della Costituzione Italiana recita: " Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mez...

Il potere d'interdizione.

Immagine
Tra le molte forme del potere ce n'è una che ha grande tradizione in Italia: il potere d'interdizione. Così grande che si potrebbe pure considerarla la forma fondamentale da cui discendono tutte le altre. Nella sua essenza consiste nella conquista di una posizione dalla quale gli altri debbano passare o in qualche misura dipendere. La parte più difficile è proprio questa perché sono in molti ad ambire alla stessa posizione. Le vie per il successo sono le più varie, con la gettonatissima via familistica in prima posizione. Essere parente biologico o acquisito, cioè amico così ossequiente e fedele da poter essere considerato "della famiglia", certamente aiuta e in troppi casi prevale su qualsiasi altra caratteristica. Superata la fase più critica, cioè la conquista della posizione, tutto il resto viene di conseguenza. Basterà impedire il passaggio o permetterlo a seconda dei propri vantaggi personali. Lo schema è quello feudale classico, ampiamente collaudato ed insu...

Il massacro degli Innocenti.

Immagine
Il massacro degli Innocenti, Pietro Paolo Rubens, 1610-1612. (dettaglio) Esiste nell'iconografia occidentale un tema di lunga tradizione che di recente in Siria è tornato d'attualità con le fotografie diffuse dai media di bambini assassinati dai gas: quello del " Massacro (o Strage) degli Innocenti ". Un'immagine in particolare è risultata straordinariamente aderente all'iconografia pittorica classica. Non la riporto solo perché è stata ripetutamente pubblicata ovunque e personalmente il sapere che è una fotografia me la rende inguardabile un'ennesima volta. Su questo aspetto della questione vorrei soffermarmi. La macchina per prendere le immagini funziona da sola. Non c'è nessun Rubens dentro. Spaccate la vostra se non ci credete e cercate bene tra i pezzi. Non c'è nemmeno, almeno per adesso, il programma "Prendi una fotografia alla maniera di Caravaggio". Una persona che era presente nella tragica situazione siriana ha pensat...

Saputa o insaputa.

Immagine
Nell'ultimo seminario, tra i più belli che ricordi, abbiamo discettato insieme a lungo, e con una certa profondità, dei concetti di specchio e finestra (Mirrors and Windows). Per poi arrivare a comprendere che entrambi si combinano in gradazioni innumerevoli in ogni fotografia possibile, dall'antitesi più radicale alla fusione più completa. Sulla scia di quelle considerazioni, e pensando a ripartizioni critiche utili per suddividere il fotografico in attività diverse tra loro, me ne viene in mente un'altra che forse meriterebbe qualche riflessione. Al di là dei generi , che sono a volte comodi per catalogare o nella didattica, ma finiscono troppo spesso per diventare invece delle gabbie soporifere che producono ripetitive mostruosità monomaniacali, e sempre più sterili, di esperienze e procedure già esaurite in passato, può esistere invece una ripartizione più ampia e flessibile. La ripartizione tra fotografie sapute e insapute . Uso apposta questa definizione semidia...

ARCHIVIO

Mostra di più

HASHTAG

Mostra di più