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Ecco la felicità assoluta.

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"Conquistarsi il tempo per le proprie passioni. Per tutta la mia vita, ogni volta che ho guadagnato dei soldi li ho usati per comprarmi del tempo. Che poi impiegavo per deambulare e reagire ad ogni immagine che si presentava di fronte a me, insomma, per fotografare: ecco la felicità assoluta." Ferdinando Scianna Fonte: altrestorie@mariocalabresi.com

A viver come bruti.

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Oggi è il Dantedì , e già fa un po' ridere questo tentativo di imitare gli anglismi imperanti, quasi come fanno quei teneroni dei francesi quando chiamano souris il mouse. Insomma sono passati settecento anni esatti da quando il sommo poeta è finalmente entrato nella sua opera per sempre. Molto probabilmente all'inferno. Non mi addentro oltre la selva oscura, non ne ho la competenza e mai ne ho avuto il desiderio. Letture rapide, a macchia di Leopardi , perché il soggetto della commedia non mi attrae. L'inferno esiste sicuramente, ma non sta dopo la morte bensì qui tra di noi, ogni giorno. Il verso poetico poi è troppo intenso per me. Sopravvivo a stento alla prosa, a patto che non sia troppo intrecciata in pasticciacci brutti o addosso a degli Ulisse irlandesi. Cose brevi, dirette, chiare. Eppure, conservo e sfoglio una vecchia edizione della commedia illustrata dal Dorè . Lì sì che mi perdo davvero. Niente da fare, guardare le figure è tutto quello che mi basta per adden...

Dalla parte sbagliata della vita.

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Ci sono due approcci direi opposti ad ogni attività umana: quello che trova nel praticarla la sua soddisfazione e quello che, attraverso di essa, si prefigge di raggiungere risultati quanto più eccellenti possibile. La scelta penso non dipenda dalla volontà, ma dall'inclinazione di ciascuno. Ci si nasce insomma. Per praticare un'attività, e riuscire a provarne piacere a prescindere, è indispensabile non porsi il problema dei risultati. Comunque vada sarà un successo. Gli aspetti gratificanti sono già insiti nel comportamento e nelle situazioni che via via si creano: incontri, spostamenti, relazioni, esperienze. Tutto va bene. "Vedo gente, faccio cose" è il geniale riassunto  di Nanni Moretti per questo particolare orientamento esistenziale. Diversamente, quando il risultato eccellente è lo scopo dell'attività, tutto si complica maledettamente. Ogni azione viene valutata con il massimo spirito autocritico e vivere in una perenne insoddisfazione è quanto di p...

La signora del nono piano.

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Oggi una pianta grassa che sta sul balcone di casa continua la sua lenta fioritura. Piano, piano, sboccerà un fiore grande, bianco, con petali allungati. Un piacere per gli occhi. Quel giorno, solo per quel giorno, sarà un grande spettacolo della vita. Stamattina la signora del nono piano, che anni fa ci aveva donato la piantina da cui discende il fiore che verrà, sta in una bara in attesa della sua ultima messa. Il respiro ha deciso di smettere di darle aria, con tanta, troppa lentezza. Ci sono anche modi migliori di morire. C'è sempre una mattina così per chi resta. Poi non ce ne saranno più nemmeno per noi. L'unica risposta possibile a tutto questo è quel germoglio di fiore.

Il nostro passaggio sulla Terra.

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Pokémon GO. Nel 1996 nascono i Pokèmon. Avevo già 39 anni all'epoca, ero quindi preso da divertimenti per adulti, e per questo, non avendo figli e nipotini, ne venni a sapere per caso, poco o nulla. Vedevo in giro questi bimbetti e ragazzini che parevano rincitrullirsi pigiando tasti su quel piccolo aggeggio che mi dissero si chiamava Gameboy . Vidi poi dei pupazzetti nelle vetrine dei negozi di giocattoli, uno dei quali mi divertiva anche perché si chiamava Pikachu , il che aveva un'assonanza con il piemontese Piciu , che mi sembrava quanto mai pertinente. Fine della mia frequentazione di quel mondo lì. Oggi arrivano i Pokémon GO e la faccenda torna di  moda, in una versione persino più demenziale. Il Gameboy è stato sostituito dallo smartphone, ovviamente iPhone o Android, e il parco giochi diventa l'intero mondo, grazie alla meticolosa attività di Google con le sue Google Maps , tesa a rendere sempre più possibile l'ormai antico paradosso calviniano di una map...

Scusate il francese.

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La misura del tempo è il denaro, così come quella del denaro è il tempo. Più tempo a disposizione per se stessi equivale a meno denaro guadagnato e viceversa. Con le dovute eccezioni, perché se qualcuno prima di noi ha sacrificato il suo tempo per guadagnare denaro in eccesso rispetto alla durata della sua esistenza, questo può essere speso per avere tempo libero dalla necessità di guadagnare nuovo denaro per vivere. In ogni caso il denaro non si crea e non si distrugge, passa semplicemente di mano. La vita no. Ha un inizio e una fine. Quindi il tempo esistenziale non è una variabile infinita, come lo è invece potenzialmente il denaro. Misurare il tempo della vita con il denaro è quindi un errore, come il sommare mele con pere. Sono cose ben diverse e separate. La vita è unica, irripetibile e scorre inesorabilmente verso la sua fine. Non c'è davvero nessuna quantità di denaro che possa compensare una singola vita umana. In linea di principio, ogni essere umano dovrebbe perciò...

Vita che si dimentica di se stessa.

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Le immagini vivono nei corpi umani. Senza di esse questi corpi non potrebbero vivere ed interagire tra di loro. Non serve quindi nulla se non l'esistere per produrre e conservare innumerevoli immagini. Niente hard disk, niente archivi cartacei. La stessa memoria non è che una sintesi visiva, prima che linguistica, di ciò che ci attraversa in continuazione. Non di ciò che ci accade. L'immagine si colloca in un punto di passaggio tra gli eventi e le loro conseguenze. Perdere la memoria non vuol quindi dire perdere la vita, ma semplicemente rinnovare le immagini senza conservarle. Tutto appare nuovo, qui, per la prima volta, e poi ancora un attimo dopo. Una vita immemore è possibile perché le immagini continuano a prodursi, ma la loro impermanenza rende impenetrabile, inconoscibile, effimera la vita. In fondo, il flusso visivo della rete è vita che si dimentica di se stessa.

L'arroganza delle parole.

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©2014 Fulvio Bortolozzo. Sto scrivendo i miei pensieri. Punto. No, sto scrivendo un flusso di coscienza. No, non mi chiamo Joyce. Sto scrivendo. Punto e a capo. Le mie dita premono dei tasti, le mie dita... Sembra che tutto quello che un umano può fare sia stabilire delle proprietà. Le mie parole, le tue dita, la fotografia è mia perché l'ho fatta io, no è mia perché se non te la guardo e non ci scrivo o dico qualcosa non esiste. Mia, tua, mia, tua, mia, tua. Quando arriva la mamma con il battipanni? C'è vita oltre le parole? Esiste un universo indicibile, ma percepibile? Lo chiederò al Crozza di Kazzenger. Per ora so, perché lo faccio, checché ne dica chiunque e comunque, che l'esperienza del fotografico esiste, è individuale, non ha bisogno di nessuno e funziona. Mi fa star meglio. Suprema forma di onanismo per alcuni? Ne prendo atto. Non smetterò mai per questo di esperire il fotografico. Nel silenzio, senza obblighi sociali di spiegare niente a nessuno. Dite c...

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