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Visualizzazione dei post con l'etichetta Osservazione

Valore iconografico.

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Il trasferimento in forma di fotografia dell'esperienza di osservazione in un luogo comporta lo spostamento definitivo di quell'esperienza nell'universo parallelo delle immagini. Questo significa che la relazione con ciò che "è stato" rimarrà recuperabile e osservabile solo attraverso l'immagine che ne deriva come traccia durevole. L'idea che sia possibile proseguire l'esperienza di osservazione, o anche amplificarla e persino migliorarla per tramite di un'immagine che la trasferisca in un tempo e in uno spazio diversi, quasi sempre lontani e successivi al termine dell'esperienza, si sostiene su due considerazioni che vanno a loro volta osservate con attenzione. La prima è che ci sia una contiguità verosimile dell'immagine fotografica con quanto è stato osservato direttamente. Questo si ottiene con la conoscenza e l'applicazione della tecnologia fotografica orientandola in modo che soddisfi al meglio lo scopo. La seconda, più compless...

Prendere lucciole per lanterne.

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C'è un equivoco, forse, da chiarire. L'osservazione è un'attività perfettamente compiuta in se stessa per la quale non serve nessuno strumento particolare. Il corpo umano ha già tutto quello di cui necessita, nel momento in cui può muoversi nelle direzioni volute e il suo cervello è correttamente connesso agli occhi. Ogni apparato, strumento o congegno in più si rende necessario solo per dare maggiore efficienza o ulteriori finalità all'osservazione. In questo senso, inserire una fotocamera nell'attività di osservazione ha la finalità di trattenere in forma di immagine fissa degli aspetti visibili ritenuti così interessanti da essere considerati meritevoli di un'osservazione prolungata in altro tempo e luogo. Il passaggio dall'osservazione diretta dei fenomeni a quella mediata dall'immagine fotografica non è tuttavia senza conseguenze. Gli elementi visibili subiscono delle importanti trasformazioni che se non sono ben comprese possono portare anc...

Niente che volessi far vedere.

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Giusto pochi giorni fa mi è capitato di prendere una fotografia che riassume bene ai miei occhi il senso profondo dell'interesse che da decenni provo per il fotografico: il gesto di indicare a qualcuno che sta lì con te qualcosa che pensi possa interessargli. In quel gesto c'è la confidenza, il desiderio di condividere, la necessità di circoscrivere, di descrivere attentamente, anche con le parole, cosa esattamente si desidera che venga meglio osservato. Nella fotografia che ne resta, le parole sono evaporate, rimetterle per iscritto può essere eccessivo, stonato, perfino distruttivo. Più utile, e secondo me anche corretto, è il trovare un'iconografia, un visivo come spesso scrivo, coerente con le intenzioni descrittive. Ci vuole precisione, e molta. Per impedire a quelli troppo presi da loro stessi - quelli che quando indichi una ciocca , ci "leggono" una  brocca - di andare molto più lontano delle tue intenzioni, laggiù dove non stavi indicando proprio ...

Un ordine possibile, ipotetico.

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L'osservazione è un'attività complessa che inizia molto prima dell'esperienza diretta sul campo. L'osservatore deve predisporre l'area d'interesse e scegliere gli strumenti idonei. Deve anche predisporre i parametri di riferimento, cioè, nel caso del fotografico, i valori iconografici dell'immagine restituita. In questo senso, l'osservazione è un intervento diretto di trasformazione visiva perché riduce l'esperienza ad un ordine possibile, ipotetico.

Osservare, semplice a dirsi.

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©2014 Fulvio Bortolozzo. L'osservazione è una pratica di conoscenza, o almeno a questa è idealmente rivolta. Difatti sta alla base del metodo scientifico. La consapevolezza che non sia un atto neutrale ne complica però lo statuto. L'osservazione finisce quindi per avere sempre una doppia direzione analitica: quella che conduce dall'osservatore verso il soggetto, ma anche dall'osservatore verso se stesso. Ogni risultato di un'osservazione contiene quindi elementi analitici ambivalenti e nell'identificarli correttamente risiede il successo dell'operazione. A complicare ulteriormente le cose nel fotografico arriva la macchina. L'osservazione da cui si traggono tracce fotografiche contiene quindi ben quattro direzioni analitiche differenti. Oltre alle due precedenti, si aggiungono quelle automatiche messe in atto dal dispositivo: dalla fotocamera verso il soggetto e dalla fotocamera verso se stessa. Ecco quindi che in una fotografia, molto diversam...

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