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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2020

Le pere di Newton.

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Da non mettere insieme alle mele, sia chiaro. La GAM di Torino ospita, è proprio il caso di dirlo, Helmut Newton. Works . Una retrospettiva di 68 stampe fotografiche di qualità mediamente professionale in bianco e nero e a colori, di medie e medio-grandi dimensioni, selezionate dal curatore Matthias Harder della Helmut Newton Foundation di Berlino. Il curatore, assente giustificato per malattia alla conferenza stampa, è stato sostituito dal suo amico Denis Curti il quale, durante la presentazione dell'opera di Newton, ha dichiarato che mostre come questa ne aveva già portate in giro in Italia in altre sedi e che comunque quest'anno Milano dedicherà allo stesso Newton una grande mostra di circa 200 opere nell'occasione del centenario della nascita. Ricorrenza che invece il direttore della GAM Riccardo Passoni aveva poco prima detto di non essere stata il motivo della mostra torinese. Qual è stato allora il motivo per portare a Torino ancora una volta l'opera di

Who Man Ray?

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Prima del 2 febbraio, merita fare un salto alla mostra di Camera a Torino, dedicata all'universo femminile di Man Ray . Non perché sia particolarmente utile per capire l'opera di questo complesso autore che ha partecipato ad uno dei periodi più intriganti del Novecento europeo, quello del Movimento Surrealista. Sarebbe stato d'altronde un obiettivo davvero troppo ambizioso che avrebbe richiesto ben altri spazi espositivi ed approfondimenti critici. Nelle sale scorrono comunque molte fotografie e tante sono state prese da assistenti, amanti, mogli, amiche, prostitute, ecc. Belle, o almeno piacenti, donne che gravitavano attorno al movimento e che oltre ad esserne le muse ispiratrici diventavano fotografe esse stesse. Nell'insieme si respira l'ossessione maschile di quegli anni per il femminino erotico, sublimato dall'arte che nobilitava ogni pelo purché trasformato in un canone estetico, anche se rivoluzionario.  Le stesse donne si prestavano con

Un altro mondo è impossibile.

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© Paolo Verzone - cortesia dell'autore. Con la serata dedicata al climatologo Luca Lombroso e al fotografo Paolo Verzone si è conclusa la rassegna di quattro incontri ideata e organizzata da Phom Fotografia in sedi torinesi sempre diverse. Quest’ultima è stata ospitata dalla sala congressi dell’Environment Park, scelta quanto mai pertinente con il tema: “ I Poli cosa dicono sul nostro futuro? ”. Gabriele Magazzù presenta gli ospiti e dà inizio al dialogo dando la parola a Lombroso. Anche se il suo discorso si sposta subito su un piano più generale, con particolare inclinazione per l’attuale suo interesse per i Tropici, riesce a raggelare la platea facendo ben intendere che una rapida estinzione della specie umana è ormai molto più di un’ipotesi accademica. In questo senso, pone l’accento su alcuni errori di comunicazione, come la scelta dei termini per descrivere l’Apocalisse in cui siamo immersi, che hanno purtroppo ritardato per decenni preziosi la consapevolezza nell’

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