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Il fotografo, la morte e la seconda morte.

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"Robert Frank è morto per la seconda volta" . Ho letto questo post su Facebook il 10 settembre scorso, data della diffusione sulla rete della notizia della sua morte, avvenuta il giorno prima, e dell'ondata travolgente di commozione espressa dalla maggior parte dei miei contatti. Sul momento quella frase mi risuonava sgradevole, persino ingenerosa. Poi, riflettendoci, in effetti se non ci fosse la rete e non avessi letto un quotidiano nazionale fino alle pagine della cultura, per me oggi Frank sarebbe ancora vivo, ma più probabilmente già morto da chissà quanto tempo. Un po' come capita con i nomi famosi dello spettacolo che hanno fatto qualcosa di memorabile tanti anni fa e dopo di allora se ne sono perse le tracce. Robert Frank ha fatto un solo libro: The Americans .  Nel 1955, sostenuto da Walker Evans, fu il primo fotografo europeo a ricevere la borsa di studio annuale della Fondazione Guggenheim per realizzare un suo progetto. Viaggiò per oltre 10.000 chilom...

Mi può bastare così.

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Susa, 1980. Negativo 6x6 da fotocamera Lubitel 2 . Sono passati molti anni dalle prime fascinazioni consapevoli per la fotografia. Ora sento però il bisogno di porre termine alle loro conseguenze pubbliche. Nel privato, fotografare rimane per me un atto piacevole e, finché lo resterà, non smetterò di compierlo. Per il resto, l'attività didattica è l'unica che mi dia ancora dell'entusiasmo perché mi sembra così di rendermi utile al prossimo. La proseguirò fino a quando percepirò concretamente di esserlo davvero per qualcuno. Le dinamiche social di Internet invece mi hanno definitivamente stancato. Le sento ormai lontanissime. Quindi basta con Facebook, Instagram, Twitter, YouTube, Blogger, ecc. ecc. Mi può davvero bastare così. Hasta Siempre Fulvio P.S. Ringrazio tutti quelli che mi hanno accolto nei loro pensieri e incoraggiato sostenendo le mie attività nei vari social network. La mia gratitudine per loro non sarà mai abbastanza. Non condivido questo post s...

Le fotografie sono importanti.

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Sarebbe una cosa da nulla, ma è un segno. Giusto ieri una di quelle pagine di Facebook, collettive e quindi anonime, quelle che per titolo hanno una frase in inglese, che fa più figo, pubblica una fotografia d'autore corredata dall'immancabile citazione erudita da uno scrittore. Gente a cui piace vincere facile insomma. La cosa mi viene segnalata da un'amica perché a lei la fotografia di quell'autore non le risulta di averla mai vista. L'attribuzione è a Luigi Ghirri. La fotografia è questa qui sopra. Ovviamente, chiedo in quel post da quale fonte abbiano ricavato che sarebbe di Luigi Ghirri e mi rispondono che ci sono diversi siti sulla rete che la riportano con quella attribuzione. Ribatto che non è diffondendo una balla ripetute volte che diventa vera e riporto il link, trovato con non più di due minuti di ricerca su Google, della pagina che annuncia una mostra di Riccardo Varini, il vero autore della fotografia: http://www.arte.it/calendario-arte/ravenn...

Conservare sempre, conservare troppo.

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Se c'è una cosa che certamente l'invenzione della fotografia ha portato all'ossessione più parossistica è la conservazione. Prima di tutto della fotografia stessa, ma per suo tramite anche di tutto quello che è stato preso da una fotocamera e ridotto in immagine. Sembra che senza archivi smisurati dove vengono faticosamente, e costosamente, conservate milioni di fotografie di ogni tipo, sia nella forma materiale classica, sia in quella elettronica, qualcosa vada irrimediabilmente perduto. Un danno terrificante per l'umanità e la sua memoria collettiva. A me pare una follia archivistica, che forse genera anche posti di lavoro e qualche risultato economico, ma che non è alla fine altro che è un'inutile resistenza allo scorrere del tempo. Assomiglia persino ad un rifiuto della vita, come flusso intendo. Immaginiamo per un momento se oggi avessimo tutto dell'epoca di Aristotele. Ogni suo discorso, ogni sua parola, pronunciata in qualsiasi occasione. Ma non ...

Che schermo grande che hai...

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Siamo ormai vicini al capovolgimento di una consuetudine che ha accompagnato Internet fin dalle sue origini. Fino ad ora, per usare i file fotografici sul web si facevano delle riduzioni dalla loro dimensione nativa. Questo avveniva per due motivi: rendere più rapido il caricamento delle pagine dei siti e ridurre il rischio di un uso illecito delle fotografie per stampe su carta. Per lunghi anni i formati VGA (640x480 pixel), SVGA (800x600) e XGA (1024x768) furono gli standard della rete. Poi arrivarono monitor più grandi e televisori a grande schermo. Di conseguenza lo standard aumentò: HD (1280x720) e HD FULL (1920x1080). Fino a questo punto, scaricando una fotografia HD FULL, si potevano ottenere stampe su carta grandi come cartoline (10x15cm o poco più). L'eventuale illecito era quindi contenuto in dimensioni ridotte. Ora però stanno arrivando gli standard 4K (3840x2160) e a seguire 8K (7680x4320). Questo significa che una stampa su carta potrà arrivare ad essere di 20x3...

Vero o falso, purché a maggioranza.

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Babbo Natale non esiste , una giuria popolare dovrebbe decidere quale notizia sia vera o falsa sulla rete , la scienza non è democratica . Tre informazioni che girano su Facebook negli ultimi giorni e che non dovrebbero avere apparentemente nulla in comune. Penso invece che tutte e tre abbiano a che fare con la crisi del sistema occidentale basato sulla indiscutibile verità dei fatti rispetto alle opinioni. In questo senso, anche la fotografia fa parte del problema. Già molto si è scritto sul rapporto tra verità fattuale e fotografia. Le momentanee conclusioni del dibattito propendono oggi per l'inconsistenza di questo rapporto, così come fino a un paio di decenni fa propendevano per il contrario. La verità quindi è un'opinione. Babbo Natale esiste eccome se si crede che esista. Così come una notizia è vera se la maggioranza di chi la riceve pensa che lo sia e la scienza è democratica se chiunque può dire la sua in merito. Il modello di comunicazione attuale prevede il pr...

Tutto molto interessante.

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Nel fluire contemporaneo delle immagini, i riferimenti trasversali annullano le gerarchie, i generi e le suddivisioni tradizionali. La rivoluzione "iconocratica", che inizia nel 1839 con l'invenzione della fotografia, prende il sopravvento con l'espandersi dei mezzi di comunicazione a base visiva i quali si alimentano sempre più di icone fatte a macchina ottica. Dalle fotografie su carta, alle riviste illustrate, ai fotolibri, in un crescendo che con l'avvento del cinema sonoro (1927) aprirà le porte alla comunicazione audiovisiva di massa, divenuta poi televisiva ed oggi sempre più diffusa grazie a Internet. L'ultima barriera, quella tra produzione e diffusione si abbatte proprio sulla rete. Si spiegano anche così fenomeni come quello di Fabio Rovazzi , classe 1994, milanese che raggiunge milioni di contatti con i suoi video musicali pur dichiarando di non essere un cantante, ma solo un giovane che ama divertirsi e far divertire con i video. Tutto mol...

Anche per un solo istante.

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Le fotografie possono essere guardate per un tempo brevissimo. Con un poco di allenamento si possono scorrere su un monitor o un display ad una velocità attorno al secondo riuscendo a cogliere le figure che contengono, anche se sono molto piccole. Esperienza ormai comune sui social. Questa "velocità di visione" dell'immagine fotografica fissa sta alla base del suo successo sulla rete, superiore persino al video e alle immagini grafiche tradizionali. Un'ipotesi che coltivo è che a dare simile forza alle fotografie è proprio la loro apparente somiglianza con l'esperienza diretta del guardare. Si possono guardare le fotografie come si guarda direttamente qualcosa, anche per un solo istante.

Fotografia plurale.

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Mai come oggi le pratiche e le teorie del fotografico vivono una diffusione planetaria. Certamente Internet sta cambiando anche questo insieme alle mille altre cose dell'umanità su cui esercita un'influsso determinante. Gli storici del futuro, se avremo un futuro, potrebbero anche dividere i loro racconti, pardon storytelling come si usa dire oggi, in epoche prima e dopo l'avvento della rete. In questo senso, continuare a pensare ed agire in funzione di ipotetiche culture "nazionali", sta perdendo sempre più di significato. Oggi i riferimenti di chi svolga una qualsiasi attività autoriale sono facilmente altrove rispetto a dove nasce o vive. Per questo motivo, le iniziative di retroguardia, di sapore vagamente agroalimentare, per le cosiddette "fotografia italiana" o "fotografia europea", mi appaiono inutilmente fuori tempo massimo. Dopo il Novecento si chiude il periodo delle identità nazionali o continentali e si apre quello dell'iden...

Vita che si dimentica di se stessa.

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Le immagini vivono nei corpi umani. Senza di esse questi corpi non potrebbero vivere ed interagire tra di loro. Non serve quindi nulla se non l'esistere per produrre e conservare innumerevoli immagini. Niente hard disk, niente archivi cartacei. La stessa memoria non è che una sintesi visiva, prima che linguistica, di ciò che ci attraversa in continuazione. Non di ciò che ci accade. L'immagine si colloca in un punto di passaggio tra gli eventi e le loro conseguenze. Perdere la memoria non vuol quindi dire perdere la vita, ma semplicemente rinnovare le immagini senza conservarle. Tutto appare nuovo, qui, per la prima volta, e poi ancora un attimo dopo. Una vita immemore è possibile perché le immagini continuano a prodursi, ma la loro impermanenza rende impenetrabile, inconoscibile, effimera la vita. In fondo, il flusso visivo della rete è vita che si dimentica di se stessa.

Una sbirciatina ottica.

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©2000 Fulvio Bortolozzo. Secondo un recente sondaggio condotto dalla banca d'investimento Piper Jaffray su cinquemila adolescenti statunitensi, il social networking giovanile starebbe lentamente, ma inesorabilmente, abbandonando Facebook a favore di un insieme di forme di connessione più private di messaggistica istantanea. Tra tutte spicca Snapchat , con la quale è possibile inviare fotografie dagli smartphone ai propri amici solo per un certo numero di secondi prima che la loro visibilità venga definitivamente annullata. Al di là delle questione sociologiche connesse, che in questo contesto non mi interessano, trovo rilevante registrare un'ulteriore passo in avanti del fotografico, in questo caso anche video, verso un uso sempre più limitato nel tempo. La visione dell'immagine fotografica si fa brevissima, pochi secondi e subito dopo viene perduta. Una sorta di sbirciatina ottica insomma. Sembra proprio che il percorso del fotografico, nell'uso quotidiano e pe...

Arricchirci l'un l'altro così.

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©2014 Fulvio Bortolozzo. Sì, son stati bei momenti quelli su Poli.Radio . Grazie al padrone di casa Daniele Ferrini, i discorsi son potuti fluire nelle giuste direzioni con i giusti tempi radiofonici. Competenza nell'uso del mezzo e sensibilità sincera per i temi messi in campo dai suoi interlocutori. Un mix fondamentale per fare qualcosa di veramente utile per chi interviene e per chi ascolta. Devo anche dire che prendere parte ad una trasmissione che vedeva coinvolti in questa puntata, come nella precedente, persone con cui condivido interessi e riconoscimento reciproco mi sta facendo riflettere sulle grandi potenzialità delle reti virtuose. In una web radio, nei blog, su Facebook, nei forum o in qualsivoglia altro modo, mettere in rapporto diretto chi  altrimenti forse mai avrebbe potuto incontrarsi là fuori, nel "mondo reale" è qualcosa di entusiasmante e che rende la rete un luogo davvero speciale. Insostituibile ormai. Grazie Daniele, grazie di cuore a tutti...

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