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Per non tornare mai più.

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  Lido Valderice, 2012. È confortevole che il viaggio abbia un'architettura e che sia possibile portarvi qualche pietra, sebbene il viaggiatore sembri non tanto uno che costruisce paesaggi - ufficio del sedentario - quanto uno che li smonta e li disfa, come il barone von R. di Hoffmann, che girava per il mondo facendo collezioni di panorami e, quando lo riteneva necessario per godere o per creare un bel colpo d'occhio, faceva segare alberi, sfrondare rami, spianare le gibbosità del terreno, abbattere interi boschi o demolire fattorie, se ostacolavano una visuale. Ma anche la distruzione è un'architettura, una decostruzione che segue regole e calcoli, un'arte di scomporre e ricomporre ossia di creare un altro ordine: quando una parete di fogliame cadeva d'improvviso, spalancando una veduta sui ruderi di un castello lontano nella luce del tramonto, il barone von R. si fermava alcuni minuti a contemplare lo spettacolo che egli stesso aveva messo in scena e poi ripartiv...

Appunti per gli occhi

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©2009 Fulvio Bortolozzo Il noto, il familiare, continuamente scoperti e arricchiti, sono la premessa dell'incontro e dell'avventura; la ventesima o centesima volta in cui si parla con un amico o si fa l'amore con una persona amata sono infinitamente più intense della prima. Ciò vale pure per i luoghi; il viaggio più affascinante è un ritorno, un'odissea, e i luoghi del percorso consueto, i microcosmi quotidiani attraversati da tanti anni, sono una sfida ulissiaca. Claudio Magris

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